martedì 28 dicembre 2010

L'indifferenza

L'indifferenza del nostro tempo è ben rappresentata in questa immagine di una fotografa spagnola di grande talento.

venerdì 24 dicembre 2010

"Silent Night" - Sarah Brightman

Non vorrei rovinare la dolcezza mielata del Natale tradizionale.  Cliccate pure sul video e fate partire la delizia del canto. Ma nel frattempo soffermiamoci per un momento a pensare che oggi altri bambini continuano a nascere nelle mangiatoie dell'indifferenza, altri giovani e altri uomini e continuano a crescere in  un mondo che galleggia sempre di più nella povertà e nell'ingiustizia.
Mi auguro che almeno la società occidentale (che si dice cristiana) sappia finalmente guardare la culla di Betlemme con occhi di autentica com-passione e di vera solidarietà umana per chi è condannato a vivere ai margini del benessere senza la dignità che spetta ad ogni uomo. Senza averne la minima colpa.
Che finisca per sempre il nostro tempo cinico e crudele. Che  il Natale ci aiuti a non esporre al freddo e al gelo nessun altro innocente.

martedì 21 dicembre 2010

Ilario di Poitiers

"Oggi dobbiamo combattere un persecutore ancora più insidioso, un nemico che ci inganna: non ci frusta la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni per darci la vita, ma ci rende ricchi per la nostra morte; non attenta alla nostra libertà, gettandoci in prigione, ma ci rende schiavi dei suoi inviti a palazzo; non strazia i nostri fianchi, ma prende possesso del nostro cuore." (Contro Costanzo, libro V)
 
Son debitore al mio coltissimo amico Max Fabris di questa dotta citazione che ha il sapore di un'autentica profezia. Pare che sia stata scritta proprio per i nostri tempi cinici e crudeli.

domenica 12 dicembre 2010

Simboli et similia

Il Natale deriva da analoga festività pagana. Il 25 dicembre veniva celebrato il Sol Invictus. Un modo di sottolineare, nel momento del solstizio d'inverno, la forza e la continuità della natura, la luce che vince le tenebre, la vita che rinasce dopo la morte. Il Natale cristiano ha solo sostituito quella festa pagana. Ma il simbolismo del rinnovamento è lo stesso.
Anche la Pasqua si rifà ad altra festività, questa volta ebraica. La Pasqua cristiana ha anch'essa solo sostituito quella ebraica. Ma il simbolismo e il  il tema del passaggio rimangono gli stessi. 
La resurrezione di Gesù - che in Paolo è fondamento indispensabile per il credente  e che per molti costituisce uno scoglio logico per la fede - diventerebbe di colpo familiare e non più ostica alla ragione se fosse accettata come pura rappresentazione simbolica. 
D'altra parte quando si crede alla resurrezione del corpo fisico di Gesù, non vi è motivo di non credere alla resurrezione di Lazzaro o alla resurrezione degli altri "corpi dei santi" di cui parla Matteo: "i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti" (Mt 27, 52-53).
Se è vera resurrezione in carne ed ossa per uno, lo deve essere anche per gli altri. Se semplicemente simbolica,  deve essere semplicemente simbolica per tutti.
"Tutto quaggiù è null'altro che simbolo e sogno".

mercoledì 1 dicembre 2010

Grande Monicelli!

 
Vorrei rendere onore a un grande regista, a una coraggiosa, lucida voce di dissenso con questo splendido omaggio pubblicato su Micromega. Lo condivido interamente, anche nelle virgole.

martedì 30 novembre 2010

domenica 28 novembre 2010

Lucida ed obiettiva analisi

Bertrand Russell 
Trovo Facebook uno strumento molto efficace per favorire scambio di opinioni e libera circolazione delle idee. Ecco, ad esempio, come la pensa uno degli amici che su quel social network frequento di più.
Inutile dire che sottoscrivo pienamente il suo pensiero. Lo trascrivo qui di seguito integralmente:
"...quello che io vedo è una civiltà sulla via del tramonto, per usare un eufemismo. Mi pare che la gran massa dei pensanti concordi nell'individuare nei "valori" perseguiti dalla nostra classe dirigente la causa di questo fenomeno. Constato che questa classe dirigente continua a riscuotere il consenso della maggioranza popolare elezione dopo elezione, vergogna dopo vergogna, prevaricazione dopo prevaricazione, in una sorta di sindrome di Stoccolma. Ed ho il forte sospetto -per usare un altro eufemismo- che questa maggioranza lo faccia perché composta da gente che alla dignità, per sè e per i posteri, preferisce la speranza di qualche briciola caduta dal tavolo del potere. Speranza nutrita da ciò che ha sostituito il libero pensiero: i media.
È su questo piatto che io sputo, come Remarque quando scrisse "Non è la mia Patria". E non è il "mio". Non è quello del Rinascimento -come sembri credere- e neanche, con qualche distinguo, quello del Risorgimento. È quello di chi questo retaggio uccide.
Io non predico l'abolizione di partiti (se mai quella del finanziamento obbligatorio di TUTTI i partiti) né la loro demonizzazione; ma l'abolizione di ciò che impedisce al sistema di funzionare secondo le regole che, da che esisto, si sono chiamate "democratiche".
La rivoluzione vera, quella della disperazione e del sangue, quella che la storia ci indica come valvola di sfogo di situazioni come questa, ci è impedita dal consenso artificiale verso il suo logico obiettivo e dall'illusione di vivere che un potere scaltrito ha instillato nella gente.
Io sarò certamente cretino; ma non tanto da incitare, oggi, la gente a spaccare le teste altrui. Non perché sarebbe "brutto" (ogni rivoluzione lo è). Perché sarebbe inutile.
L'unica rivoluzione che io vedo possibile e necessaria, oggi, è quella dell'informazione. 
Ed è quella che cerco di attivare".
A questa sintetica ma esuriente analisi mi permetto solo di aggiungere che oggi è più che mai necessario non farsi irretire dalla propaganda e dal suo assordante tam-tam mediatico ed è quanto mai attuale il severo monito di Russell: «acquisire un'immunità alla eloquenza è della massima importanza per i cittadini di una democrazia.»

venerdì 19 novembre 2010

Discorso di Pericle agli Ateniesi


"Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così: ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buonsenso.
Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. 
Qui ad Atene noi facciamo così".

Tucidide -  "La guerra del Peloponneso" -  461 a.C.

Da noi manca un Pericle, manca un Tucidide,  manca la democrazia, manca quasi tutto. Che vogliamo più dalla vita?
Meno male che ci è rimasto almeno Rossi

domenica 14 novembre 2010

Sulla via di Damasco

La mia attuale posizione rispetto alla fede deve molto anche a questo libro acquistato per caso tanti anni fa a Rimini. Non credo che sia più possibile reperirlo in commercio. Lo trovai subito interessante nelle conclusioni e soprattutto molto attento ai testi sui quali viene fatta poggiare generalmente ed acriticamente la fede nella divinità di Gesù.
Per certi versi un libro davvero accattivante. Ma anche pericoloso come la caduta da cavallo di Saulo sulla via di Damasco.
Con una sola differenza: la folgorazione per me è stata all'incontrario.

martedì 9 novembre 2010

Elogio degli aforismi

 L'aforisma - frase in genere lapidaria e concisa - è quanto di  più efficace possa essere preso a prestito per esprimere con immediatezza e senza fronzoli la forza essenziale di un concetto condiviso o per compendiare sinteticamente la visione del mondo che uno ritiene di avere in comune con l'autore della massima. E' certamente un modo sbrigativo e forse indolente per sottrarsi alla creatività, all'originalità ed alla fatica di fare ricorso alla propria capacità non solo di elaborare concetti  ma anche di fornire l'indispensabile struttura verbale e formale che ne sorregge la sostanza.
Non tutti però hanno l'abilità di saper produrre questi autentici gioielli del pensiero che sono appunto gli aforismi.
In questi casi è più conveniente ricorrere a chi è stato più bravo di noi.
Ne cito uno che mi ha particolarmente colpito, che condivido in tutto e che ho letto durante un giro in pulman per la città di Genova.
"La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza".
Non vedo come si sarebbe potuto (o si potrebbe) esprimere meglio il concetto!
P.S.: anche l'anonimo autore di questa esortazione scritta su una saracinesca, sempre a Genova, non scherza mica!

sabato 6 novembre 2010

François Mauriac

Una splendida pagina di uno straordinario scrittore cattolico francese. Eccola:
Il Dio in agguato

A chi di noi l'albergo d'Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi.
Ce l'avevano preso: il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla strada. Noi seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli.
Era la sera. Ecco una porta aperta, l'oscurità di una sala dove la fiamma del caminetto non rischiara che il suolo e fa tremolare delle ombre. O pane spezzato! O porzione del pane consumata malgrado tanta miseria! «Rimani con noi, perché il giorno declina...».
Il giorno declina, la vita finisce. L'infanzia sembra più lontana che il principio del mondo; e della giovinezza perduta non sentiamo più altro che l'ultimo mormorio degli alberi morti del parco irriconoscibile.
«Quando furono presso il villaggio dove erano indirizzati, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi gli fecero forza dicendo: "Rimani con noi, perché si fa tardi e il giorno declina".
Egli entrò nel villaggio per rimanere con loro. Ed essendosi messo a tavola con loro, prese il pane, e dopo aver reso grazie, lo ruppe e lo distribuì. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero; ma egli sparì. Ed essi dissero l'uno all'altro: "Non bruciava il nostro cuore mentre ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?"».
Un'altra volta Pietro, Tommaso, Natanaele, Giacomo e Giovanni pescavano. Erano ritornati al loro mare di Tiberiade, alla loro barca, alle loro reti: «S'erano sistemati...», dovevano pensare alle famiglie.
Ma non prendevano nulla.
Uno sconosciuto disse loro di gettare la rete a destra. Presero tanti pesci che Giovanni d'un tratto comprese e disse a Pietro: «E' il Signore! E' il Signore!». E Pietro si gettò nel mare per raggiungere al più presto il suo Diletto. Egli è lì, sulla riva. E' ben lui.
Alcuni tizzi fumano. Il sole asciuga le vesti di Pietro. Fanno cuocere la loro pesca; mangiano il pane che loro è dato da Gesù, al quale non hanno neppure domandato: Chi sei? - Non si è mai del tutto sicuri che sia Lui. Ma sì! Mio Dio, sei tu, sei ben tu che d'improvviso poni la domanda...: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». «Veramente, Signore, tu sai che io t'amo». «Pasci le mie pecore...».
Tre volte questo dialogo si scambia sulla spiaggia, al margine del lago.
Poi Gesù si allontana, e Pietro lo segue; e Giovanni un po' appresso a lui, come avesse perduto il suo privilegio di "più amato", come se il Signore resuscitato non indulgesse più a quella preferenza del suo cuore. Tuttavia pronuncia riguardo al figlio di Zebedeo delle parole misteriose che faranno credere agli altri discepoli che Giovanni non conoscerà la morte.
E quando, qualche settimana più tardi, Gesù si toglie dal gruppo dei discepoli, sale e si dissolve nella luce, non si tratta d'una partenza definitiva. Già egli è imboscato, alla svolta della strada che va da Gerusalemme a Damasco, e spia Saulo, il suo diletto persecutore. D'ora innanzi, nel destino di ciascun uomo, vi sarà questo Dio in agguato.

F. Mauriac, «Vita di Gesù», Mondadori, Milano 1993

giovedì 4 novembre 2010

Preghiera (o ricetta) per non invecchiare

Signore, fa che io sia del mio tempo
e non della mia età,
che non mi affezioni alle idee
come un avaro al gruzzolo
ma ne controlli, spesso, la validità.
Aiutami a non prendermi troppo sul serio.
A sorridere dei miei successi
come dei fiaschi.
Fammi guardare con simpatia
a ciò che fanno gli altri,
specialmente se tentano qualcosa
che non ho mai pensato,
oppure si avventurano in territori
dove non mi sono mai arrischiato.
Che sappia comprendere più che giudicare,
apprezzare più che condannare,
incoraggiare più che diffidare.
Fa che resista alla tentazione di raccontarmi.
Fammi capire che è importante
ciò che faccio oggi,
non ciò che ho fatto anni fa
e che gli altri hanno il diritto
di avere da me ciò che sono,
non ciò che sono stato.
Signore, impediscimi
di fare l'abitudine a me stesso,
al solito che conosco bene
e che ormai tendo ad accettare
o sopportare come si accetta o sopporta
un vecchio conoscente.
Aiutami a sorprendermi,
ad obbligarmi ogni giorno
a riconoscermi nuovo, diverso, inedito,
a studiarmi sconosciuto, accettarmi altro,
esplorarmi oltre i confini abituali,
accogliermi inaspettato,
frequentarmi insolito. Amen

mercoledì 3 novembre 2010

La mia sera


Ho appena finito di ascoltare e di gustare - magistralmente recitata da Mario Scaccia - "La mia sera" di Giovanni Pascoli. E' una lirica che fa parte de "I canti di  Castelvecchio" e che rappresenta molto bene la poetica pascoliana, ricca di sfumature crepuscolari dolcissime e intimiste. Vorrei proporla all'attenzione dei mei dieci lettori. Eccola.

lunedì 1 novembre 2010

Map-Loco ovvero l'emozione dei pallini blu sul mappamondo...

Provo una certa emozione quando vedo che il mio blog è letto - probabilmente solo per  caso fortuito e per pura coincidenza - da questa selva di puntini blu, pardon di visitatori, concentrati soprattutto negli USA e in Europa. 
Per questo invio un saluto cordiale a ciascuno dei puntini blu ovvero a ciascuno dei blogger che mi onorano della loro amicizia.

venerdì 29 ottobre 2010

De consolatione viri

 
Secondo me è un modo dire che contiene una  massiccia quantità di presunzione  maschilista unita ad una  buona dose di  autoconsolazione. Penso che  tutto sommato siano poche le donne che preferiscono la pancia o la pancetta al ventre piatto di un uomo. A meno che non sia la pancia o la pancetta di uno che ha anche un grosso conto in banca.

giovedì 28 ottobre 2010

Elogio dell'egoismo

C'è egoismo ed egoismo. E infatti esiste un egoismo buono ed uno cattivo. Voler bene a se stessi è la prima regola della carità. Amare se stessi e la propria famiglia non è un male in sé. Anzi! Lo diceva, se non erro, anche Agostino d'Ippona.: "Charitas incipit a semetipso".
E, sulla scia del grande pensatore cristiano, la Teologia morale a sua volta incalza:

Charitas bene ordinata incipit a se ipso...Charitas bene ordinata incipit a semetipso...Charitas ordinata incipit a se et suis...Amor incipit a se ipso...Dolo facere non videtur qui se plus alio diligit...Ordinata charitas a se ipso incipit...Primus sum egomet mihi.

L'importante è che la carità, pur avendo inizio da se stessi, non si fermi lì. Altrimenti l'egoismo da buono diventa ingiusto, immorale, disumano, malvagio.

martedì 26 ottobre 2010

Sufficit diei malitia sua


Malitia qui non è da intendere nell'accezione di malizia, cattiveria ma piuttosto di pena, preoccupazione, sofferenza, fatica.
Quindi: ad ogni giorno il suo affanno.
Questa confortante massima evangelica contiene al suo interno una certa connotazione ansiogena nel momento stesso in cui vuole esorcizzare le inevitabili amarezze che la vita offre a  tutti e a piene mani. In realtà siamo fatti per soffrire e per patire.
Ma, per risollevarci  un pò dallo scoramento e per rinfrancare in parte lo spirito, non c'è cosa migliore di questa: affrontare un'inquietudine per volta, pardon, per giorno. 
Due o tre comincerebbero ad essere decisamente troppe per chiunque, anche per i più intrepidi!

domenica 24 ottobre 2010

I blog e le invasioni di Facebook

Da qualche giorno sul mio blog di Libero è possibile interagire anche con Facebook. E' un'applicazione che aumenta la visibilità tra i blogger e quindi da salutare con favore ma che qualcuno non ha gradito considerandola un'intrusione nella propria privacy. Per conto mio ritengo la cosa del tutto indifferente. Non ho segreti da nascondere. Penso al contrario che il maggior numero dei potenziali visitatori dovrebbe indurre chi scrive a non offendere la sensibilità e l'intelligenza di chi legge. 
Allora benvenuto Facebook sul mio blog!
D'altra parte il social network, con la duttilità, completezza e velocità delle sue applicazioni, rappresenta il futuro del web. Il blog non più.

venerdì 8 ottobre 2010

Etica e morale: perfide invenzioni!

Questo sistema di vita in cui siamo stati catapultati a nostra insaputa, questo ingiusto ordine sociale, questo modo di concepire la ricchezza e il potere sono il frutto amarissimo della rapacità, dell'egoismo e della voracità insita nella natura dell'uomo. Questo bipede "color del vomito", a differenza di altri esseri viventi che la natura ha provvisto di rassicuranti freni inibitori, non ha mai saputo controllare la propria indole aggressiva e sopraffattrice.
L'etica tanto sbandierata da tutti e la morale tanto cara a ogni pulpito religioso e civile altro non sono che specchietti per allodole. Il potere li usa in modo cinico e spregiudicato per sottomettere le coscienze e tenere a bada le masse.
La storia dell'umanità - intrisa di sangue, di guerre, di violenze pubbliche e private - non ha mai fatto registrare una significatica inversione di tendenza nonostante tutte le etiche e tutte le morali somministrate ogni giorno in tutte le salse a destra e a manca.
Conviene ricercare altri antidoti!

mercoledì 6 ottobre 2010

Preghiera degli ultimi

"Vuoi sapere, davvero, Signore, perchè ho così paura, perché non ho fiducia in me, perchè credo che quello che dicono e fanno gli altri è sempre migliore di quello che potrei fare io? È molto semplice, Signore!
È perché sono nato fra i poveri, i senza potere, e assieme all’affetto di mia madre, ho imparato a memoria che io non valgo, che io non sono niente. Mio padre e mia madre mi hanno ripetuto all’infinito che io dovevo tacere, essere muto, quando parlava un potente, un grande perchè io non potevo sapere nulla. Mia madre, che mi amava, mi feriva più di qualsiasi altro. Perchè, Signore, una madre può uccidere un figlio? Poi sono stato a scuola. E il maestro, per uscire dalla sua solitudine intellettuale, non trovava di meglio che dirmi che ero ignorante, maleducato e scemo. E poi sono andato anche al catechismo. E qui, Signore, non solo ero scemo e senza diritti, ma ero pure malvagio: tutto quello che potevo dire, fare o pensare era male e punibile con l’inferno. L’unica cosa lecita era non fare nulla, non pensare, tacere. Mi attendeva la fabbrica, che finiva la mia alienazione. Che per un tozzo di pane, pretendeva il mio tempo e la mia libertà. Ho provato a ribellarmi, ma gli stessi compagni di schiavitù mi hanno chiesto in nome di chi lo facevo e quando, timidamente, ho risposto: in nome mio, della mia dignità e delle mie esigenze più profonde di persona creata per la libertà, mi hanno riso in faccia e ho ricordato ancora quando il maestro mi dava dello scemo. A vent’anni ho imparato a dire “signorsì” fra i militari, non mi è costato nessuno sforzo. Ormai ero già troppo abituato a fare quello che volevano gli altri.
Chi ero ancora io?"

martedì 21 settembre 2010

La bellezza del matrimonio cristiano

"Come riusciremo mai a descrivere la beatitudine di quel matrimonio che è combinato dalla Chiesa, confermato dall'offerta eucaristica e sigillato dalla preghiera di benedizione! Gli angeli lo notificano e il Padre lo ratifica. Neppure sulla terra infatti i figli possono sposarsi a giusto titolo senza il consenso dei loro padri. Quale coppia sarà mai quella di due cristiani uniti da una sola speranza, da un solo desiderio, da una sola disciplina e dalla medesima condizione di servi! Tutti e due fratelli, tutti e due compagni di servizio. Nulla li separa né nello spirito né nella carne, anzi sono veramente due in una sola carne. Dove vi è una sola carne, vi è anche un solo spirito; insieme pregano, insieme si prostrano a terra, insieme compiono i loro digiuni; si istruiscono l'un l'altro, si esortano l'un l'altro e si incoraggiano l'un l'altro.
Insieme li trovi tutti e due nella Chiesa di Dio, insieme al banchetto di Dio, insieme nelle ristrettezze, nelle persecuzioni, nei momenti di sollievo. Uno non ha nulla da nascondere all'altro, uno non deve sottrarsi all'altro, uno non è motivo di fastidio per l'altro.
Con tutta libertà si va a trovare un infermo e si porta aiuto a un bisognoso. Le elemosine le fanno senza angosciarsi, al sacrificio si recano senza inquietudine, i loro impegni quotidiani li esplicano senza ostacoli. I segni di croce non devono farli di nascosto, le feste le celebrano senza paura e le preghiere di benedizione non devono dirle in silenzio. A voce alta riecheggiano tra loro due salmi e inni, anzi, si sfidano a chi canta meglio al loro Signore.
Vedendo e ascoltando tali cose Cristo gioisce e manda loro la sua pace. Dove ve ne sono due, la c'è anche Lui e dove Egli è presente, non c'è il maligno. Sono queste le cose che la parola dell'Apostolo, sia pure nella sua concisione, ha lasciato alla nostra comprensione. Richiamale alla mente, se ce ne sarà bisogno, e fondandoti su di esse non seguire l'esempio di certe donne. Non è consentito ai cristiani contrarre in altro modo il loro matrimonio e quand'anche lo fosse, non gioverebbe affatto".

Tertulliano, Lettera alla moglie, II sec. d.C.

venerdì 17 settembre 2010

domenica 5 settembre 2010

Il Papa e il posto fisso

Non ho mai nascosto le mie simpatie per questo Papa. Dopo gli anni della grancassa propagandistica di GP II, anni nei quali nella Chiesa è successo di tutto, anni in cui - dietro il polverone mediatico del trionfalismo woitiliano - si sono tenute nascoste tante scomode verità che ora vengono a galla, il Papa tedesco mi è apparso subito un signore elegante, colto, raffinato, discreto, con quel pizzico di timidezza che me lo rende anche più simpatico.
Il Papa - ogni cristiano lo crede - parla su ispirazione dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo è una delle tre Persone della Trinità con il Padre e con il Figlio.
Figlio che, a sua volta, ha nel Papa il Suo unico e qualificato rappresentante in Terra.
Ora mi chiedo se il Papa, nel momento in cui ha parlato del posto fisso dei giovani, era o non era assistito dallo Spirito.
Personalmente propendo a credere che lo Spirito fosse distratto o momentaneamente impegnato altrove.

sabato 21 agosto 2010

Grande don Enrico!

"Paradossalmente la Chiesa non esiste. Esiste solo una ‘Grande Famiglia’ di figli di Dio che pregano, cantano inni, lavorano, soffrono, mangiano, gioiscono. E in pace muiono nel Cuore di Dio".

don Enrico Bianco, prete baraccato.

Questo prete mi piace. Lo potete trovare sul suo blog, un pò disordinato e confusionario a dire il vero, ma forte per i contenuti e rivoluzionario nella sostanza. Cioè perfettamente in linea con il messaggio cristiano.
Bravo don Enrico! Sei un inteprete fedele e generoso delle "Beatitudini". Il Vangelo non è che questo.

martedì 10 agosto 2010

La maschera e il volto

La maschera è il nostro più prezioso paravento. Potremmo farne a meno ma senza di essa non saremmo in grado di nascondere le nostre paure, i nostri sentimenti, le nostre ansie, i nostri rancori, le nostre passioni. Dopo averla indossata per tutta la vita sarebbe assai difficile buttarla via. Non ci riconoscerebbe più nessuno.
Continuiamo a tenerci le nostre belle maschere ben incollate sul volto!

venerdì 6 agosto 2010

Il popolo sovrano e il popolo di Dio

Stamattina l'autore di uno dei blog che seguo mi ha garbatamente rammentato che la chiesa non è solo il Papa o i Vescovi ma tutto il popolo di Dio. E' questo un mantra dell'architettura costituzionale religiosa ben conosciuto ma ampiamente disatteso. Allo stesso modo dell'altro mantra, trito e ritrito, dell'architettura costituzionale civile, secondo cui "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
A ben vedere, il popolo vale come il due di coppe per entrambe le realtà, le quali non gli riconoscono - nei fatti - né la dignità di popolo di Dio né quella di popolo sovrano.
Se fosse veramente così, esso verrebbe onorato, rispettato e certamente anche temuto da chi, nell'ordine religioso e in quello politico, è chiamato a governarlo.

venerdì 30 luglio 2010

Grande Testori!

La vecchietta di Niguarda

Sono un necroforo del Comune di Milano. Domenica scorsa ho fatto un funerale all’ospedale di Niguarda. Una vecchietta chiusa in una bara gratuita del Comune, avvolta in un lenzuolo. Nessuno si è degnato di vestirla. Non un parente o un amico o un conoscente o un prete o qualsiasi sguardo umano si sarebbe posato su quel volto pallido, freddo ma sereno e pulito. Per lei anche il portone della chiesa era sbarrato. Una pietà immensa sconvolse la mia mente e in un gesto d’Amore sollevai quel coperchio trovato già posato sulla bara per donarle il mio sguardo miope ma amoroso e fraterno.

Ed è qui, in quest’attimo di eternità in cui la mia coscienza si smarrisce e rifiuta di concedersi a Dio, che vorrei chiedere a un qualsiasi Testori chi siamo e dove andiamo.

Gatto Mario, necroforo

Semplice, tenera e insieme agghiacciante, straziata d’amore e di carità, tutta avvolta da un sentimento e da una consapevolezza pagati, giorno per giorno, nella carne e nell’anima, questa lettera dovrebbe mettere tutti lì, in ginocchio, a domandare perdono all’uomo, che è in ogni uomo, per dove abbiamo lasciato che l’uomo arrivasse. La vecchietta, chiusa nella bara «gratuita» e senza nessuno che la segua, è l’immagine della nostra vergogna; ma è anche la speranza di salvarci come uomini che, con totale indifferenza, ci lasciamo seppellire, ogni giorno, giù nella terra.

Lei mi chiede, “chi siamo e dove andiamo”. Sempre, le assicuro, mi sono sentito e mi sento qualsiasi; ma le sue parole m’hanno fatto sentire molto meno che qualsiasi; indegno, ecco; se, appunto, ho lasciato e lascio che questo cose accadano qui, nella mia e nostra città, nel mio e nostro paese, sulla mia e nostra terra.

La risposta che mi sollecita, non sono io che posso darla a lei; è lei che l’ha data a me e a tutti noi, col gesto che ha compiuto: sollevare il coperchio della bara e far scendere, anzi come lei dice, “donare” alla povera vecchia il suo “sguardo miope, ma amoroso e fraterno”. Il mondo, l’uomo e la speranza della loro salvezza, in quel momento, li ha raccolti nelle sue braccia lei; e li ha raccolti anche per noi, occupati, come siamo, nel difendere l’indifendibile: una vita che fa i conti sempre e solo con se stessa, col proprio interesse e col proprio egoismo.

In quell’attimo, che lei così giustamente chiama “d’eternità”, dice che la sua coscienza s’è smarrita e “s’è rifiutata di concedersi a Dio”. E come, se proprio compiendo quel gesto lei ritrovava e riaffermava, anche per chi li aveva dimenticati, il senso e il valore della vita? Come, se proprio per quell’Amore, che lei scrive con la A maiuscola, si rimetteva, e completamente, nelle braccia di Dio?

Siamo o, meglio, dovremmo essere quello che è stato ed è lei, miopi forse, ma amorosi e fraterni; e andiamo, anche se lo neghiamo, verso quell’Amore che ci ha creati e che l’ha spinta a donare alla povera, santa morta di Niguarda, il suo sguardo; e, chissà, un suo bacio. Lei ha fatto tutto quello che ha potuto; e in quel modo ha preso il posto dei parenti, degli amici, dei conoscenti e dei preti che non c’erano. Se anche il portone della chiesa, per la povera vecchia, era sbarrato, lei l’ha accompagnata al cuore che non si chiude mai: quello di Cristo. Tutto le sarà reso; e centuplicato, così ha detto proprio lui, Cristo. Ma ci sembra giusto (e Cristo vuole anche questo) che tutto si faccia perché tutto le sia reso centuplicato, anche qui, sulla terra.

Un modo, non certo il primo, può essere quello di scrivere e gridare quali e quante mai indegnità lasciamo che vengano compiute sul cuore e sul corpo dei nostri vecchi; e, insieme, di segnalare e illuminare i gesti d’umanità e di fratellanza che, invece, teniamo nascosti per far scendere nei crani di chi legge, vede e ascolta giornali, radio e televisioni, solo i gesti del clamore, della disumanità e dell’odio.

Che società possiamo mai pensare di costruire se non ci decidiamo a ricollocare al centro della nostra vita il rispetto, l’amore e la venerazione per i nostri fratelli e per le nostre sorelle quand’essi si trovano nei momenti più difficili, cioè a dire nell’infanzia, nella vecchiaia, nella malattia, nella solitudine, nella fame, nella miseria, nella disperazione e nella morte?

«Seppellire i morti»: era un’altra delle opere di misericordia che m’è accaduto di rammentare proprio domenica scorsa e che il nostro tempo ha preferito, invece, scordare. Ma così facendo, dovremmo perlomeno sapere che, come uomini, moriamo ben prima che la nostra vita fisica si chiuda.

Gatto Mario, necroforo del Comune di Milano. No, non necroforo; portatore di fratellanza, di pietà, d’amore e anche di fede, seppur le sembri di non conoscerla e di non "saperla" abbastanza, la fede. In mezzo a un mondo che va sprofondando in una girandola di parole finte e vuote, sono i gesti, gli atti che incarnano fratellanza e amore, ciò di cui tutti abbiamo bisogno. Di questo, della sua umiltà e di quel suo sentirsi incerto su una certezza che, pure, ha così naturalmente praticato, noi la ringraziamo.

Una volta le si sarebbero resi gli onori sul campo: non sul campo dell’armi; ma sul campo, che abbiamo lasciato disseccare, dell’umana coscienza e dell’amore. Bene, quegli onori bisognerà pur cominciare a renderli di nuovo. E poiché così è stato, qui, sul nostro giornale, cominciamo a renderli a lei.

Giovanni Testori, Morire a Milano, senza una lacrima, " Corriere della Sera", 1-3-1981

Ho finalmente ritrovato - grazie alle incredibili capacità di internet - questa meravigliosa lettera del necroforo Gatto Mario con relativa risposta di Testori. L'ho riletta con commozione. L'avevo già incrociata per caso tanto tempo fa e mi avevano profondamente colpito sia il messaggio di umana solidarietà dell'una sia il contenuto altissimo dell'altra. Il semplice ma toccante gesto di un necroforo viene così sublimato e reso grandioso alla luce della più autentica interpretazione dell'Amore cristiano.

La offro in lettura ai mei 5 affezionati amici di blog.

lunedì 5 luglio 2010

Avviso agli amici di blog

Da domani chiudo! Farò solo qualche capatina fugace quando mi sarà possibile. Auguro a tutti un periodo di meritato riposo e Vi lascio con questi tre pensieri:

"Oggi l'animo lieto sfugga l'ansia del domani, temperando le amarezze con il riso; nessuno infatti è felice in tutto..." (Orazio)

"Rapida passa la vita dell'uomo, forse più di quanto rapida nell'estate batte una mosca l'ale." (Simonide)

"Fare del bene a chi ne è degno è come seminare in un campo fertile." (Proverbio cinese)

Godetevi la vita in serenità, apprezzatene gli attimi fuggenti e fate del bene con oculatezza.

venerdì 2 luglio 2010

Auguri...

AL FIGLIO
di C. Lebowski Cavallini

Stasera ho pensato di insegnarti questo:
tu ribellati
qualunque cosa accada:ribellati
ribellati alle lettere allineate
ai colori alle cornici intorno al foglio
agli indici nei libri alle immagini nel verso giusto
agli orli alle cinture ai calzini uguali
ai bottoni sempre nelle asole
e alle asole sempre in cerca di bottoni
ai saponi alle creme ai dentifrici raccomandati
alla pelle che si rimargina alle cicatrici ai calli ossei
alle donne ai sentimenti ai patimenti
al tempo che guarisce tutto
e al dolore che si lascia guarire
a me soprattutto....

Rīga ( IV )


Dopo la bolla pontificia, dopo la bolla speculativa, dopo la bolla finanziaria ecco a Voi la bolla umana! l

giovedì 1 luglio 2010

E infatti alla vita ci pensa la natura (Deus sive Natura)

Quando alla vita ci penseremo noi, allora sì che sarà tutto finito. E' un pò ciò che accade quando il traffico cittadino, fino a quel momento difficoltoso ma non impossibile, comincia ad essere regolato da un vigile, sia pure capce e volenteroso: è proprio allora che il traffico si complica ancora di più e si strozza a tal punto da diventare davvero insostenibile ed estenuante per tutti!
Il buon senso e il rispetto della natura dovrebbero farci desistere dalle sperimentazioni in vitro e da tutte le altre castronerie: la creazione della vita non è affar nostro; la sua intima essenza sfugge alla nostra limitata analisi ed alle nostre basse sperimentazioni. La vita è sacra per questo.

martedì 29 giugno 2010

La nostra civiltà sta per morire?

Il futuro si preannuncia cupo e distruttore. Le risorse energetiche ed alimentari si stanno lentamente esaurendo. Le guerre non cessano di insanguinare "quest'atomo opaco del male". La natura sembra portarci il broncio per le continue offese ricevute. L'ultima in ordine di tempo è ancora in corso e sta determinando uno dei più grossi inquinamenti del pianeta. Lo stesso sistema economico mondiale sembra scricchiolare sotto i colpi delle ripetute crisi finanziare ribattezzate eufemisticamente con il none di bolle.
A quando la catastrofe finale?
O si può ancora fare qualcosa di concreto per salvare il pianeta e chi lo abita?
Ma se qualcosa serve per salvare il creato, questo non è certo il G8 né il G20 né le altre periodiche, ipocrite parate per politici esibizionisti, che oltretutto costano denaro al contribuente e inducono crescente irritazione nei riguardi dei cosiddetti grandi della terra, usi a ripetere il solito mantra dopo le raffinate e carissime libagioni di rito.
Se vogliamo veramente bene al pianeta che ci ospita ed a noi stessi che lo abitiamo, è indispensabile cambiare radicalmente il nostro atteggiamento.
Ci vuole rispetto per tutti, comprese tutte le creature che con noi condividono l'esperienza della vita sulla terra.
Ci vuole amore per il prossimo.
Ci vuole l'esercizio della carità fatta di gesti concreti.
Ci vuole distacco dal vile denaro.
Ci vuole amore per la bellezza.
Ci vuole amore per la giustizia.
Ci vuole amore per la libertà.
Ci vuole amore per la verità.
Non credo che serva altro.

venerdì 25 giugno 2010

Che ne dite?

E-mail: chiesettadeipoveri@libero.it Blog:chiesetta66.Libero Community Fax:0817451324 Cell.3342214452 Sac. don Enrico Bianco Parroco campagnolo Mugnano 25-06-2010 LO “SPOGLIARELLO” SALVERA’ LA CHIESA
P.C.: Ai cristiani delle varie chiese, al fine di un fraterno Dialogo ecumenico.
Egregio Signore e caro amico nel Signore Gesù “pinosilvestre 1”, Vi chiedo scusa del fastidio. Vi ringrazio di cuore della Vostra E-mail del 24-06-2010. Stimolante, tonificante, coinvolgente. In una parola, bellissima. A lettura ultimata, sono sorte nel mio spirito di povero, anziano e ignorante parroco campagnolo queste riflessioni. Le sottopongo alla Vostra benevola attenzione sotto forma di tesi. Lacunose, ripetitive, disordinate. E per questo Ve ne chiedo venia.
1. “Avevo fame…avevo sete…ero nudo…”(Mt 25,31-46). Sta qui la caratteristica peculiare della vera chiesa cattolica fondata dal “Grande Povero” che è il Signore e dalla “Grande Povera” che è la Madonna. La fame e la sete del povero sono la fame e la sete dello stesso Signore. La ricchissima chiesa di Roma fa morire di fame, ogni anno, circa 70 milioni di figli di Dio,quindi fa morire di fame circa 70 milioni di volte Nostro Signore Gesù Cristo.
2. Convinciamoci. Il povero non rappresenta il Signore, ma è il Signore. Dio ha fame. Ha fame nei milioni dei suoi figli affamati. Non facciamo morire di fame il nostro Dio. DiamoGli un pezzo di pane. Dio non sta in un cielo irraggiungibile. Con l’Incarnazione, Dio è qui, su questa “palla di stracci e di peccati che rotola intorno al sole”(L.Santucci). Ci passa accanto, cammina gomito a gomito con noi. Il nostro peccato più grave consiste nel “non-riconoscerLo”. Dio, questo “Grande Affamato”. Il luogo privilegiato di Dio non sono le solenni cattedrali, i bellissimi Santuari, le ricchissime abbazie. Questi sono luoghi privilegiati dall’Anticristo. No. Il Suo luogo privilegiato è lo stomaco vuoto dei suoi figli. Lo stomaco vuoto del povero, questa suggestiva “Cattedrale”di Dio. Dio, questo “Grande Stomaco”.
3. “Gesù spogliò se stesso…”(Fil 2,7). Il Signore si è spogliato di tutto: delle sue prerogative divine, delle sue ricchezze, della sua onnipotenza. Ed è diventato povero tra poveri. E' nato Bambino, barbellante per il freddo, in una grotta disadorna. E’ vissuto senza una casa. Ed è morto, spogliato, su un ruvido legno di croce. A pensarci bene, il Signore è il più “Grande Spogliarellista” della storia, aggrovigliata e sanguinaria, della sua Chiesa. Così ha fondato pure la sua chiesa. Povera, umile, debole, vulnerabile. In una parola, crocifissa. E, allora, è urgente lanciare questo accorato appello: Chiesa di Gesù, “spogliati”! Preti, arcipreti, vescovi, arcivescovi, ”spogliatevi”! Lo spogliarello del mondo è il peccato dei peccati. Lo “Spogliarello”della chiesa è il miracolo dei miracoli. Lo “Spogliarello”salverà la chiesa.
4. Cosa fare? Semplicissimo. E’ la stessa Sacra Scrittura che ci insegna come fare per togliere le ingenti ricchezze sacrileghe alla chiesa cattolico-romana. E donarle alla folla sterminata di fratelli poveri. “Ne furono proposti due…pregarono…imposero le mani…e gettarono le sorti…”(At 1,23-26). E’ il santo Popolo di Dio che sceglie i suoi presbiteri, parroci e vescovi. Sceglie buoni papà, mamme, giovani e nonni. Non occorre la laurea in sacra Bibbia. San Pietro, primo Papa, non era professore ma pescatore. Non aveva la laurea in teologia, ma – passi il brutto neologismo – in “pescalogia”. Ed è sempre il santo Popolo di Dio che li rimuove in caso di indegnità. Il Popolo di Dio è sovrano assoluto. E’ superiore al Collegio cardinalizio e allo stesso Concilio ecumenico. Lo Spirito Santo non si lascia monopolizzare da nessuno. E’ il “Totalmente Libero”.
5. Devono essere questi genitori scelti dal Popolo che devono celebrare le sante Messe e amministrare i santi sette Sacramenti. Li celebriamo in piccole chiese, in scantinati, in aperta campagna, in “chiese domestiche”. E le offerte raccolte vengono subito distribuite alle famiglie bisognose. Soltanto in questa maniera i fiumi d’oro e d’argento non si riverseranno più nelle tasche dei poporati (“porporatopoli”) e dei loro parenti (“parentopoli”), ma nelle stamberghe, nei tuguri, nelle capanne della folla sterminata di poveri, disoccupati, ammalati del “Villaggio affamato”. Si pensi ai miliardi di “non-persone”(G.Gutièrrez), ammassate come sardine in scatole, nelle favelas, nelle bidonvilles, negli slums, nelle callampas, nelle baraccopoli.
6. Ha scritto, con incisivo acume, il Santo Padre quando era ancora cardinale: “Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stato per lei la salvezza”(Joseph Ratzinger). Chiaro? Più chiaro il Sommo Pontefice non lo poteva scrivere. “Da altri”! Questi “altri” sono tutti i cattolici di buona volontà. Sono i cattolici che tentano di “salvare” la chiesa. Cercano di farla “ri-tornare” alla vera chiesa povera, una,santa, apostolica dei primi secoli del cristianesimo. Nei primi anni della chiesa, coi soldi dei fedeli mangiavano tutti: ecclesiastici e i loro parenti, i poveri e i loro figlioli. Chiesa di tutti, quindi soldi di tutti.
7. E ancora il Papa,”dolce Cristo in terra”(Santa Caterina da Siena): “La Chiesa sta divenendo per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo”(Card.J.Ratzinger). Giustissimo. La colpa? Unicamente della ricchezza smodata. Non certo del desiderio di portare la pesante croce del Signore.
8. E infine:”Bisogna guardare con favore la breccia di Porta Pia e alla fine dello Stato pontificio e delle sue insane commistioni: se questa non fosse stata imposta con la forza, la Chiesa non sarebbe stata in grado di liberarsene da sola”(Card.J.Ratzinger). Chiaro? La “breccia di Porta Pia” non è avvenuta una volta per sempre. Ma deve essere sempre più ampliata. La Chiesa deve donare tutte, ma proprio tutte, le smodate ricchezze alla folla sterminata di poveri, ammalati, disoccupati, operai, lavoratori dell’”Ecumene sofferente”(J.Moltmann).
9. E’ urgente, perciò, lanciare questo accorato appello: Poveri di tutta la chiesa, uniamoci. Cristiani delle varie chiese evangeliche, uniamoci. Uniti si vince. Riprendiamoci i beni, mobili e immobili, della chiesa. Dio lo vuole! La Madonna lo ordina! I soldi della chiesa sono nostri. Non: noi e la chiesa. Ma: noi, questa chiesa. La chiesa siamo tutti noi. E quindi pure le ricchezze della chiesa sono nostre. I dogmi della chiesa non si toccano. Ma i soldi della chiesa si toccano. Eccome, si toccano! Si devono prendere e donare ai poveri. I poveri non possono più attendere. Soffrono di soffrire.
10. Organizziamo una chilometrica processione globale. Con la croce sulle spalle, la sacra Bibbia in una mano e il santo Rosario della Madonna nell’altra, dirigiamoci nella Città del Vaticano. Riposiamoci nei bellissimi giardini della Santa Sede. Dormiamo nelle confortevoli stanze cardinalizie. Non sta scritto in nessuno dei 73 Libri della Sacra Bibbia che le ville di Castelgandolfo debbano ospitare solo i cardinali e i loro parenti. Queste proprietà sono state donate alla Chiesa. Non ai porporati e ai loro parenti. La chiesa di Dio, e lo ripeto, siamo tutti quanti noi. E quindi pure noi abbiamo il diritto di abitarvi.
11. Forse lo spazio è limitato. Pazienza! Ci stringiamo. Siamo abituati a stringerci nelle nostre fetide baracche. Due, tre famiglie vivono in una sola baracca. Se poi lo spazio è proprio insufficiente, allora ci alterniamo nei sacri Palazzi. Un anno dormiamo, viviamo noi. E i nostri fratelli cardinali dormono, vivono nelle nostre baracche. In questa maniera la ricca quanto falsa chiesa romana “ri-torna” ad essere la vera chiesa cattolica romana povera dei primi secoli del cristianesimo. La Madonna non piange più i suoi figli che muoiono di fame. Gesù non sta più sulla croce. La sua Chiesa è per davvero la chiesa così come Lui l’ha desiderata, l ’ha fondata da sempre e per sempre.
12. Viva i nostri fratelli cardinali. Abbasso le loro ricchezze sacrileghe. Amore eterno verso i nostri fratelli vescovi. Odio eterno verso i loro diabolici libretti bancari. La chiesa cattolica è la “Grande Famiglia” dei figli di Dio. Senza preferenze, senza discriminazioni tra porporati, i loro parenti e la folla dei poveri. La chiesa è una “Grande Tavola” imbandita per tutti. La chiesa è un “Grande Forno” da cui viene sfornato pane fragrante per tutti i figli della chiesa.
13. Nei primi secoli, i pagani gridavano: “Alle fiere, i cristiani”. E “il sangue dei martiri era seme di nuovi cristiani”.(Tertulliano). Nel ventesimo secolo, i cattolici di buona volontà gridano: “Alle baraccopoli, i cardinali e i loro parenti”. E "la povertà dei cardinali diventa pane fragrante per i miliardi di poveri del mondo”. Amen. Alleluia. Maranatha.
E’ gradita una risposta all’insegna del Dialogo ecumenico.
Cordiali saluti.
Chiesetta della Madonna dei poveri. Centro di Dialogo ecumenico

Ho incrociato per caso questo messaggio sull'altro mio blog.
Mi è sembrato giusto portarlo a conoscenza dei miei 5 lettori per due buone ragioni.
La prima è che il suo contenuto, ricco di richiami autorevolissimi, è molto vicino alla mia visione del mondo. Io pure sono più che convinto che lo spirito del Vangelo risieda essenzialmente in quel "Beati i poveri..."e in quel "Guai a voi, o ricchi..." che la Chiesa ha completamente dimenticato e tradito nel corso della sua storia di potere; che il giudizio finale - se mai ci sarà un giudizio - avrà luogo secondo le modalità della grandiosa scenografia descritta nel capitolo 25 di Matteo: "Ero povero...ero forestiero...ero ammalato...", con tutto quel che segue.
La seconda è che vorrei sostenere, sia pure soltanto sul web, la voce abbastanza isolata e fuori dal coro di questo "scomodo" Parroco di campagna, di questo nuovo e infuocato Savonarola, il quale certamente incontrerà o avrà incontrato sul suo cammino più nemici che amici, più critiche che condivisioni. La Verità e la Giustizia, quando vengono difese con coraggio e passione, fanno fare spesso una brutta fine ai loro stessi ingenui paladini.

giovedì 24 giugno 2010

Sono rimasti solo i ciclamini...

Ho ammainato la bandiera dal mio balcone. L'unico colore rimasto è quello dei ciclamini. L'avventura italiana ai mondiali è finita miseramente e con essa mi auguro che sia cessata anche la boria dei Lippi, dei Cannavaro, dei Buffon e degli altri palloni gonfiati che l'Italia ha voluto idolatrare e coprire di oro. Sarebbe ora di finirla con questi personaggi spocchiosi così come sarebbe giusto ridurre da subito gli ingaggi miliardari del mondo del calcio. Con meno soldi giocherebbero pure meglio!

venerdì 11 giugno 2010

Evvai!


Panem et circenses. La vecchia, supercollaudata tecnica è valida ancora oggi. E così il ciclico parossismo nazional-calcistico ha avuto inizio. Bandierine, bandiere e bandieroni sono di nuovo lì a testimoniare su quali fragili basi poggi il nostro patriottismo.

sabato 5 giugno 2010

Chi erano e chi sono i veri eretici...

"Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete". (Lc 6, 24-26)

Mi chiedo come sarebbe oggi il mondo se avessero vinto gli "eretici" invece degli "ortodossi". Celestio, il quale venne bollato di eresia e per questo condannato da un concilio a Cartagine, insegnava tra l'altro che "i bambini, anche se non sono battezzati, hanno la vita eterna" ma "che i ricchi, anche se sono battezzati, a meno che non rinuncino a tutto ciò che hanno, qualunque azione buona sembrino aver fatto, non possono averne alcun merito, né possedere il regno di Dio".
Eppure, a ben vedere, "eretici" dovevano essere gli altri, non Celestio, che era in perfetta sintonia con il divino Maestro. Dimentichi del "guai a voi, ricchi..." erano infatti proprio coloro che condannarono e bollarono di eresia Celestio. I veri rinnegatori del "Discorso della montagna" hanno così prodotto nel tempo uno strano tipo di cristiano che da una parte fa finta di disprezzare lo sterco del diavolo e dall'altra lo annusa e lo divinizza in continuazione.

mercoledì 26 maggio 2010

Abbiamo bisogno di ritrovare la carità



Trani - Chiesa di S. Domenico - Copia dellla Sacra Sindone

Ho ricevuto su Facebook questa lettera. La trovo davvero splendida, molto vicina alla mia visione del mondo e al mio modo di intendere la fede e la fedeltà al Vangelo. La condivido volentieri con i miei 10 lettori. Eccola:

Sindone

Pochi lo sanno. A Nonantola, a dieci chilometri da Modena, nel museo abbaziale, è esposto un prezioso reliquiario d’argento del 1679 che accoglie un pezzo della croce di Gesù di centimetri 29 per 18 per 2. Sembra il secondo per grandezza dopo il frammento nella chiesa di Santa Croce a Roma. La reliquia nonantolana è coperta di una lamina d’oro con quattro clipei, medaglioni, che rappresentano santi orientali.
La reliquia infatti proviene da Costantinopoli e arriva nell’Abbazia, almeno cento anni prima della Sindone in Italia, quando giunsero allora in occidente molte altre reliquie legate alla crocefissione di Gesù, come chiodi, spine, la lancia, la colonna della flagellazione, la scala santa, e la casa della Madonna di Loreto, portate dai crociati dopo il saccheggio di Costantinopoli nella IV crociata del 1204.
Noi modenesi amiamo la reliquia di Nonantola ma facciamo fatica a credere alla sua autenticità. Se mettessimo insieme tutti i pezzi della croce di Gesù che ci sono nelle chiese, si farebbero almeno quattro metri cubi di legno. Tra l’altro al tempo di Gesù non c’era l’abitudine di conservare ‘reliquie’ (‘resti’, in latino), specialmente di un povero e sconosciuto carpentiere giustiziato dai romani.
Non si capisce allora perché alla prima ostensione della Sindone a Torino, tremila modenesi si sono precipitati al grande spettacolo. Anche questo misterioso lenzuolo era apparso in Italia proprio nel XIII secolo e l’esame al carbonio 14, mostra che il tessuto ha meno di mille anni.
Si dice: anche se quello non è il lenzuolo del corpo di Gesù, ci ricorda la sofferenza di Cristo e di qualsiasi uomo innocente torturato.
Ora facciamo un ragionamento. Per vedere la Sindone ci vogliono tre giorni e si spendono 200 Euro. “Caro modenese in fila da tre ore per vedere per un minuto il sacro lenzuolo, ti suggerisco un’alternativa più economica e specialmente più cristiana. Quelle 80 ore che hai messo a disposizione per contemplare commosso la sindone, usale per guardare i volti dei crocefissi intorno a te. Guarda con simpatia la faccia senza speranze dei vecchi del tuo condominio; osserva con pietà i volti distorti dei disabili del tuo quartiere. Visita con compassione le facce smagrite dei malati terminali. Vai alle mense pubbliche e prova ad osservare il disoccupato che umiliato chiede un pasto. Immagina i cento volti disperati, degli inquilini del carcere e del CPT (Centro di Permanenza Temporanea). E poi guarda qualche volta allo specchio anche il tuo volto segnato dalle preoccupazioni e dalla sofferenza. I duecento Euro che hai risparmiato, usali per fare un regalo a un operaio disoccupato e poi va’ a venerare la croce nostrana a Nonantola e ricorda tutte le croci che gli uomini, le donne e i bambini, devono portare.
E da quella via, già che che sei lì, visita la bella Abbazia millenaria con la sua suggestiva cripta dalle cento colonne. E poi vai a mangiare una pizza con tua moglie e i tuoi figli, lasciando a casa la televisione.
Chissà quando i cattolici italiani con i loro papi, le loro televisioni e i loro vescovi, dimenticheranno per un momento le ostensioni di sindoni miracolose, i segreti minacciosi delle madonne di Medjugorie, le truci profezie di Fatima, i misteri angoscianti di padre Pio, per cercare di fare il vero miracolo: creare posti di lavoro per i giovani e i disoccupati, e allontanare i politici corrotti.
Abbiamo bisogno di ritrovare il sorriso".

Mi permetto di aggiungere solo questo: abbiamo bisogno di ritrovare il sorriso ma anche il senso vero del Vangelo e, con esso, la carità.

lunedì 24 maggio 2010

Porte aperte alla Renault...

Trani - Santa Maria di Colonna - Altare del Crocifisso

Quelli della mia generazione ricordano certamente che in Italia ci fu un tempo in cui le chiese e le caserme dei carabinieri rimanevano sempre aperte durante tutto il giorno: le prime per accogliere chi aveva bisogno di Dio, le seconde per ricevere chi aveva bisogno dello Stato, le une per cercarvi il conforto del raccoglimento e della preghiera, le altre per ottenervi il rispetto e l'applicazione delle leggi. Chiese e caserme venivano chiuse solo di notte, anche se in queste ultime il classico piantone non mancava mai. Adesso le une e le altre vengono ermeticamente sbarrate durante alcune ore del giorno e diventano inaccessibili come qualsiasi ufficio pubblico che rispetti burocraticamente e inflessibilmente gli orari. Ma il bisogno di sentire la voce di Dio nel silenzio della Sua casa e la necessità di farsi ascoltare dagli uomini nelle loro case(rme) non possono essere regolamentati da orari.
Qualcuno mi dirà che Dio si può pregare sempre e in ogni luogo, che si può sempre ricorrere ai servizi telefonici del 112. Ed io rispondo: sì, ma non è la stessa cosa!
Non ci resta dunque che ascoltare e farci ascoltare direttamente dai concessionari della Renault quando le loro porte rimangono aperte per due giorni l'anno!

sabato 22 maggio 2010

Bravo Emiliano!

Ho sempre stimato il Sindaco Emiliano. Di lui mi piace la franchezza, la simpatia, la passionalità, il buttarsi nella mischia con coraggio e senza paura. C'è chi l'ha definito uno sceriffo. Ed è uno sceriffo dinamico, uno sceriffo bonario, uno sceriffo che ama la sua città e la sua gente, uno sceriffo che si dà da fare, uno sceriffo che sa quello che fa, uno sceriffo ruspante e battagliero. E i baresi gli vogliono molto bene. Lo dimostra il fatto che hanno voluto confermarlo ancora una volta nell'incarico di primo cittadino di una città attiva, impegnativa e in continua espansione come Bari.
E ieri sera ho particolarmente apprezzato il suo intervento nella trasmissione "ultimaparola" condotta da Paragone.
Emiliano ha fatto una proposta sensata, chiara, pragmatica, senza fumi demagogici.
In sostanza egli ha detto: il mio stipendio da Sindaco di una città metropolitana è di quasi 6 mila euro per 12 mesi. Le mie responsabilità di Sindaco non sono certo inferiori a quelle di un parlamentare qualsiasi. Anzi! Allora mi sembra giusto che anche per i parlamentari sia prevista una remunerazione che nel suo complesso non vada oltre il limite di 6 mila euro.
Sono prefettamente d'accordo con questa proposta del Sindaco di Bari. Io la penso esattamente come lui e, come suol dirsi, Emiliano mi ha tolto le parole di bocca. Con 6 mila euro al mese si può vivere più che bene, con 6 mila euro al mese si può salvaguardare la propria dignità e il proprio decoro senza offendere la dignità e il decoro di tante persone che debbono invece accontentarsi di molto ma molto meno.
Bravo Emiliano!
Peccato che le buone proposte come la sua cadranno come al solito nel vuoto e nemmeno adesso, neppure in questo momento difficile per la nostra economia, sempre più asfissiata dal debito pubblico, riusciranno a smuovere una casta ingorda e vorace che pretende di rappresentarci ma che non saprà e non vorrà mai ridimensionare se stessa rinunciando ai propri scandalosi privilegi.

mercoledì 19 maggio 2010

Buonuscite miliardarie e sospette...

Santoro lascia la Rai. E la Rai lo liquida con una buonuscita che pare ammonti a 2 milioni di euro. Alla faccia delle difficoltà del momento, alla faccia della sbandierata necessità di tagliare i privilegi di chi guadagna di più ed anche anche alla faccia della libertà di pensiero, del rispetto per gli ascoltatori, del pluralismo dell'informazione.
Devo ammettere che Santoro non mi è mai stato particolarmente simpatico. Una di quelle sensazioni a pelle alle quali non trovi una giustificazione plausibile. Ma non mi andava a genio per esempio quel suo tono di supponenza e non mi piaceva nemmeno quel suo tono di voce tra il gutturale e nasale di chi ha avuto o ha problemi con le adenoidi.
Ma, nel complesso, apprezzavo le sue qualità di giornalista, trovavo interessante e, quando potevo, seguivo volentieri il suo "Anno zero" che considero tuttora una trasmissione fuori dal coro degli opportunisti e dei "laudatores" interessati e prezzolati che, in ogni epoca, fanno a gara nel salire sul carro del vincitore.
Ciò premesso, mi domando:
- è giusto da parte della dirigenza Rai aver deciso di chiudere "Anno zero" nonostante il successo della trasmissione confermato dai dati Auditel?
- E' giusto da parte della dirigenza Rai aver deciso di liquidare il giornalista con un esborso miliardario in tempi di vacche magre?
- E' giusto infine che Santoro abbia così facilmente abboccato all'amo del vile denaro, abbia disinvoltamente abbandonato il suo pubblico e, quel che è peggio per lui, tradito la sua stessa dignità di uomo libero?
E' proprio vero allora che ciascun uomo ha un prezzo e che, quando meno te lo aspetti, la libertà può essere venduta al miglior offerente!
Ma, se penso che la dirigenza della Rai è emanazione diretta di chi attualmente ci governa, mi viene quasi spontaneo citare Montanelli il quale affermava:
"Berlusconi non ha la stoffa del dittatore; ha solo quella del corruttore."
Dove non riuscì il decreto, dove non riuscì l'editto, riuscirono i milioni di euro tratti allegramente dal canone TV pagato da tutti noi.

mercoledì 12 maggio 2010

Pensioni sociali da fame e assegni da nababbi...

E' notizia di ieri. La cifra è uno schiaffo alla miseria e un oltraggio alla morale. I poveri chiederanno il conto prima o poi...e sarà salatissimo.

giovedì 6 maggio 2010

Solidarietà alla nazione greca!

Dedico questo post con tutto il rispetto e con tutto l'amore ad una grande nazione e a un popolo al quale tutti dobbiamo qualcosa. La bellezza è la bellezza greca, la filosofia è greca, la lingua della buona novella è greca e, purtroppo, anche la tragedia è greca.
Lo faccio con tutta l'indignazione possibile per chi gioca da sempre sulla pelle dei poveri in Grecia e dappertutto.

mercoledì 5 maggio 2010

Tertium non datur

Ho ascoltato ieri sera la versione di Scajola resa al microfono di Vespa. Delle due l'una: o l'ex ministro dice la verità oppure non la dice.
Orbene, se non la dice, ha fatto bene a dimettersi (o, per meglio dire, hanno fatto bene a farlo dimettere) per il semplice fatto che un uomo politico ha più di tutti il dovere di essere sincero, di dire la verità, di non nasconderla utilizzando i trucchi della menzogna.
Ma se la verità fosse quella raccontata da Scajola, se cioè la generosa, gratuita regalia di 80 assegni e di duecentomila euro fosse avvenuta a completa insaputa del beneficiario, secondo me è giusto porsi una domanda circa la qualità della nostra classe politica: può reggere un ministero importante, può essere considerato all'altezza di un compito istituzionale un uomo pubblico che non sia in grado di gestire come un qualsiasi cittadino avveduto la vicenda tutto sommato semplice di una normale compravendita, sia pure di un immobile di pregio con vista sul Colosseo?
E, se non è in grado di fare questo, come può egli pretendere di gestire faccende ben più onerose e complesse quali sono quelle connesse con il suo incarico istituzionale e che riguardano l'interesse generale dello Stato?
Se nel primo caso le dimissioni di Scajola sono doverose, nel secondo assolutamente indispensabili.

domenica 2 maggio 2010

La fortuna di nascere in un Paese civile e pulito

Fino a ieri sera non sapevo chi fosse l'asciutto signore ripreso in questa foto con il Vice Commisario europeo Antonio Tajani e lo Amministratore delegato delle nostre ferrovie.
Ho scoperto che si tratta del Ministro dei Trasporti della Confederazione elvetica
Ed ho anche scoperto con sorpresa e meraviglia che questo signore si reca ogni giorno al posto di lavoro, cioè al Ministero da lui presieduto, come un qualsiasi altro suo concittadino, senza alcuna scorta, senza alcun autista, utilizzando il treno come mezzo di trasporto. Il tragitto casa-ufficio viene coperto in un'ora circa durante la quale il distinto signore ha anche modo di consultare carte e documenti prima di iniziare la sua impegnativa attività di Ministro.
Ho sempre sognato anche da noi una politica sobria, praticata da uomini sobri, cioè da persone capaci di badare all'essenziale, di rinunciare al sontuoso e costoso rituale della politica fatto di auto blu, di guidoncini, di codazzi, di autisti, di segretari, di scorte, di sirene spiegate, di sgommate, di privilegi.
Qualcuno mi dirà: l'erba del vicino è sempre più verde! E infatti la Svizzera ha pascoli verdissimi.
Forse per questo ha anche uomini politici seri e misurati, citta pulitissime ed economia stabile.

mercoledì 28 aprile 2010

La Grecia e noi

Delos - Rovine del teatro greco

Il debito pubblico italiano non si ferma: a febbraio - secondo i dati della Banca d'Italia - esso si era attestato su 1.795,066 miliardi di euro, contro i 1,788,134 di gennaio, così sfiorando il record assoluto che era stato toccato a ottobre 2009, quando il debito aveva raggiunto quota 1.802,179 miliardi di euro.
In confronto al nostro paurosissimo buco fanno ridere i 360 miliardi di euro del debito pubblico greco.
Eppure quella Nazione si trova oggi nel tuorbillon di una crisi gigantesca.
Stando ai parametri riferiti al solo debito noi dovremmo temere molto ma molto di più. Anzi l'Italia sarebbe dovuta precipitare nel baratro ancora prima!
Chi o che cosa determina allora la crisi di un Paese e non di un altro, in base a quali elementi vengono decise le misure monetarie o di altra natura assunte dall'Europa e dagli Stati Uniti, quali sono i parametri di valutazione della tenuta economica e sociale di una Nazione?

giovedì 22 aprile 2010

La fedeltà è una merce rarissima

Dove sono finiti gli ex colonnelli di Fini? Dove si è imboscato Gasparri? Dove è sparito Alemanno? A quale mimetizzazione desertica è ricorso La Russa? Boh!
Non ho visto uno di questi suoi vecchi camerati schierarsi dalla parte del Presidente della Camera. Tutti invece ad osannare il Presidente del Consiglio che nega al Presidente della Camera il diritto di aprir bocca, tutti in linea ad applaudire il capo del governo che da tempo aggredisce e dileggia l'ex capo di AN con battute al vetriolo tramite i suoi giornali (FINI ALLO SPIEDO titola questa mattina "Libero"), tutti proni davanti al trono apparentemente stabile ma provvisorio di un plutocrate che oggi si diverte a recitare la parte del piccolo tiranno ma che domani nessuno avrà più tempo, modo e voglia di ricordare.
Il tradimento non è una parola vuota. Esso si esprime con precisi comportamenti da camaleonti, con prese di posizione interessate, con scelte mirate esclusivamente al proprio tornaconto in un mondo oramai affollato da opportunisti e da cinici, per i quali i rapporti di amicizia valgono ancora meno della carta straccia quando sono in gioco poltrone e potere.
Così va spesso il mondo... anzi così andava nel secolo di Renzo e Lucia, direbbe il Manzoni.

mercoledì 21 aprile 2010

Solidarietà a Benedetto XVI

La stanchezza di Benedetto XVI fa tenerezza. Io sto dalla parte di questo Papa raffinato, sensibile e colto. E non da adesso. Le colpe di molti non devono cadere sulle spalle inermi e affaticate di un anziano signore tedesco che ha la sola colpa di essere stato chiamato ad un compito difficile e arduo: riportare la Chiesa all'ovile di Cristo. Basta con gli attacchi al Papa!

venerdì 16 aprile 2010

Berlusconi e le promesse da marinaio

Mi fido solo di me stesso. Voglio giudicare in base alla mia esperienza diretta. E, in base a questa personale esperienza, mi sento di poter dire tranquillamente, senza timore di essere smentito, che tutto ciò che Berlusconi ha promesso e promette da più di 15 anni a questa parte è una chiara presa per i fondelli.
Le tasse, lungi dall'essere diminuite, sono invece aumentate. E non solo per effetto di queste 7 tasse, non solo per effetto dell'inasprimento delle multe automobilistiche che si sono rivelate una vera manna dal cielo per i comuni (i quali preferiscono sguinzagliare i vigili solo per far cassa e non per le attività di prevenzione e di controllo) ma anche perché il fisco mette le mani direttamente nelle tasche dei cittadini.
Una prova? Eccola: nel 2010 la mia pensione annuale, che pure è stata adeguata - anche se di poco - al costo della vita, risulta di circa 175 euro inferiore a quella dell'anno precedente!

giovedì 15 aprile 2010

martedì 13 aprile 2010

Ho visto un re...


Dai dai, conta su...ah be, sì be....
- Ho visto un re.
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un re!
- Ah, beh; si`, beh.
- Un re che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime, ma tante che
bagnava anche il cavallo!
- Povero re!
- E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; si`, beh.
- è l'imperatore che gli ha portato via
un bel castello...
- Ohi che baloss!
- ...di trentadue che lui ne ha.
- Povero re!
- E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho visto un vesc...
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un vescovo!
- Ah, beh; si`, beh.
- Anche lui, lui, piangeva, faceva
un gran baccano, mordeva anche una mano.
- La mano di chi?
- La mano del sacrestano!
- Povero vescovo!
- E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; si`, beh.
- e` il cardinale che gli ha portato via
un'abbazia...
- Oh poer crist!
- ...di trentadue che lui ce ne ha.
- Povero vescovo!
- E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; si`, beh.
- Ho visto un ric...
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un ricco! Un sciur!
- S'...Ah, beh; si`, beh.
- Il tapino lacrimava su un calice di vino
ed ogni go, ed ogni goccia andava...
- Deren't al vin?
- Si`, che tutto l'annacquava!
- Pover tapin!
- E povero anche il vin!
- Ah, beh; si`, beh.
- Il vescovo, il re, l'imperatore
l'han mezzo rovinato
gli han portato via
tre case e un caseggiato
di trentadue che lui ce ne ha.
- Pover tapin!
- E povero anche il vin!
- Ah, beh; si`, beh.
- Ho vist un villan.
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Un contadino!
- Ah, beh; si`, beh.
- Il vescovo, il re, il ricco, l'imperatore,
persino il cardinale, l'han mezzo rovinato
gli han portato via:
la casa
il cascinale
la mucca
il violino
la scatola di kaki
la radio a transistor
i dischi di Little Tony
la moglie!
- E po`, cus'e`?
- Un figlio militare
gli hanno ammazzato anche il maiale...
- Pover purscel!
- Nel senso del maiale...
- Ah, beh; si`, beh.
- Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava!
Ah! Ah! Ah!
- Ma sa l'e`, matt?
- No!
- Il fatto e` che noi villan...
Noi villan...
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!

giovedì 8 aprile 2010

Beati pauperes


Mentre [Gesù] andava per la strada, – racconta il Vangelo di Marco - un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni (Mc 10, 17-22).

Padre Pio, frate povero, umile francesano, figlio di quel Francesco d'Assisi che di Madonna Povertà fu interprete autentico e fedele, riposerà dal 19 aprile p.v., sotto le volte dorate di un mausoleo paganeggiante e sfarzoso per volere di una Chiesa ormai completamente in balia di Mammona.
Quali messaggi vengono oggi trasmessi alle nuove generazioni?
Che il Dio denaro è tutto. Che con esso si può far tutto, si possono comprare tutti e si può calpestare tutto e tutti.
Che lo faccia impunemente qualche ricco magalomane prestato alla politica, che la maggior parte delle persone, ammaliate dallo sfavillio dell'oro e dal fascino torbido di ricchezze sfrontatamente esibite, tenti di imitarne mentalità e comportamenti, che la dignità senza prezzo della sobrietà non alletti più nessuno, tutto questo passi pure.
Ma che la povertà e l'austerità non dicano più nulla alla Chiesa ed agli uomini che fanno finta di servirla, questo è davvero grave.
E' un terribile segnale dei tempi oscuri e cinici che viviamo.
E' un tradimento vero e proprio dell'intima essenza del messaggio cristiano.