martedì 30 dicembre 2008

Buon anno!

lunedì 29 dicembre 2008

Il lavoro...

"Il lavoro è l'amore rivelato.
Se non potete lavorare con amore
ma soltanto con disgusto,
abbandonate il vostro lavoro
per sedervi alle porte del tempio
e ricevere le elemosine di coloro
che operano nella gioia".


Con questi perentori e brucianti versi di K. Gibran auguro ai miei ventitré lettori (accipicchia tra poco raggiungo addirittura quelli di don Lisander!) la gioia e la felicità che ciascuno di essi merita.

domenica 28 dicembre 2008

Luoghi della storia

La collina di Canne della Battaglia. Qui si svolse la celebre battaglia che nel 216 a.C. vide la rovinosa disfatta delle legioni romane ad opera del generale cartaginese Annibale e del suo formidabile esercito.

sabato 27 dicembre 2008

Tanti auguri scomodi...

Da "Avvento - Natale, oltre il futuro" di Don Tonino Bello. edizioni Messaggero

(pag.119 - 120 - 121)

Tanti auguri scomodi

"Non obbedirei al mio dovere di vescovo, se dicessi ''Buon Natale'' senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non posso, infatti, sopportare l''idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga, addirittura, l''ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finchè non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marochino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finchè la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l''inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell' affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell''oscurità e la città dorme nell''indifferenza, vi facciano capire che, se volete vedere una gran luce, dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella fugura, ma non scaldano. Che i ritardi dell''edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. Che il numero 167 non è la cifra di matricola data ai condannati dal sistema. Che i ricorsi a tutti i Tar della terra sono inammissibili quando a farne le spese sono i diritti sacrosanti di chi non conta mai niente. Che i poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.
I pastori che vegliano nella notte facendo la guardia al gregge e scrutando l''aurora, vi diano il sens della storia, l''ebbrezza delle attese, il gaudio dell''abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l''unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul vostro vecchio mondo che muore nasca la speranza."

Grazie amici, Buon Natale a tutti

venerdì 26 dicembre 2008

mercoledì 24 dicembre 2008

Il generale Fortebraccio Della Rovere, alias il pregiudicato Giovanni Bertone


"Sua Eccellenza Della Rovere, generale di corpo d'armata, amico intimo di Badoglio e consigliere tecnico di Alexander, fu rinchiuso dai tedeschi nel V raggio della prigione di San Vittore nella primavera del 1944. Il prestigio del generale era così alto presso i secondini italiani che essi non si sentivano più tenuti ad osservare nei suoi confronti il regolamento di disciplina. Entrando tutti si mettevano sull'attenti, anche i comunisti, e facevano un inchino."
(Dai ricordi di Indro Montanelli)

"No,no", fece Muller scotendo la testa, "è l'unico modo di riparare l'errore che abbiamo commesso fucilando quell'uomo. Noi tedeschi giudichiamo questo paese dai suoi generali veri. È su quelli falsi che va misurato..."
(Da "Il Generale Della Rovere" di Indro Montanelli, pag. 110)

Giudizio feroce ma basato sui fatti. Se, per riscattare dignità e onore, fu necessario andare a prestito da un ex truffatore, il nostro è davvero un paese infelice! O forse lo è stato.

martedì 23 dicembre 2008

Alle amiche ed agli amici del blog


Un mondo di auguri!

E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.


Madre Teresa di Calcutta

Il vero Babbo Natale


"Acquisire un'immunità all'eloquenza è della massima importanza per i cittadini di una democrazia."

Bertrand Russell

domenica 21 dicembre 2008

Dalle lettere di Barsanufio e Giovanni di Gaza - Lettera 339. A un fratello


La carità verso il prossimo si manifesta in molti modi, e non soltanto nel dare. Ascolta come. Può capitarti che te ne vai da qualche parte con il prossimo e ti rendi conto che vorresti ricevere più onore di lui, invece di rallegrarti che egli riscuota la medesima stima che te.
Così facendo, non lo consideri come te stesso. Ha detto infatti l'Apostolo: Gareggiate nello stimarvi a vicenda.

Se hai qualcosa da mangiare e noti in te la voglia di gustartela da solo, per ingordigia e non per bisogno, di nuovo non consideri il prossimo come te stesso.

Vedi il fratello lodato e non ti congratuli con lui, perché non ricevile medesime lodi; invece, dovresti dire: "L'elogio al fratello si estende a me, perché è un mio membro.

Anche in tale occasione tu non hai amato il prossimo tuo come te stesso. Ciò vale per tutti i casi analoghi.

Ecco ancora un altro modo di considerare il prossimo come se stesso. Se apprendi dai padri la via di Dio e il tuo fratello ti interroga, non essere avaro nel mostrarti sollecito di lui e nell'aiutarlo. Ma poiché sai che è tuo fratello, digli quanto hai appreso, con timore di Dio e senza atteggiarti a maestro, cosa che non ti giova.

La libertà è la verità espressa chiaramente. Buona perciò è la libertà, ma deve essere gestita nel timore di Dio.

Se quando hai bisogno di qualcosa, non lo dici aspettan­do che il tale o il tal'altro te lo dia da sé, ecco quello che accade: potrà darsi ch'egli ignori la tua necessità, oppure, saputala, se ne dimentichi; o anche, volendoti mettere alla prova, faccia così per vedere se hai pazienza. Ora avviene che tu ti sdegni contro di lui e così cadi in peccato. Se invece gli parli con franchezza, non succederà nulla di tutto questo.

Tu però disponi bene il tuo pensiero fin da prima, per­ché, se dopo aver chiesto ciò che cerchi non lo ottieni, tu non rimanga afflitto o indignato e cominci a mormorare. Dì piuttosto al tuo pensiero: "Probabilmente non potrà fornirmi quanto gli ho chiesto; oppure io non ne sono degno e perciò Dio non gli ha permesso di darmelo".

E bada di non incupirti per quel rifiuto, perdendo la libertà nei suoi riguardi, così da non osare chiedergli mai più nul­la, quando la necessita lo richieda. Cerca di custodire sempre te stesso senza turbamento rispetto a quel rifiuto.

D'altra parte, se uno ti chiede di che cosa hai biso­gno, anche in questo caso dì la verità. E se, preso alla sprovvista, tu dicessi: "Non ho bisogno", smentisciti e sog­giungi: "Scusami, ho parlato a vanvera, perché ho bisogno di tenere quella cosa".

Global-O.org

Non mancate questo importante appuntamento!

sabato 20 dicembre 2008

mercoledì 17 dicembre 2008

Ancora Giacomo (2, 1-9)

1Fratelli miei, non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria. 2Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. 3Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: «Tu siediti qui comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti in piedi lì», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», 4non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi?
5Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? 6Voi invece avete disprezzato il povero! Non sono forse i ricchi che vi tiranneggiano e vi trascinano davanti ai tribunali? 7Non sono essi che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? 8Certo, se adempite il più importante dei comandamenti secondo la Scrittura: amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene; 9ma se fate distinzione di persone, commettete un peccato e siete accusati dalla legge come trasgressori.



lunedì 15 dicembre 2008

Parole di fuoco

Lecce - Piazza Duomo e Palazzo Vescovile
Giacomo 5, 1 - 6

1 A voi ora, o ricchi! Piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso! 2 Le vostre ricchezze sono marcite e le vostre vesti sono tarlate. 3 Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni. 4 Ecco, il salario da voi frodato ai lavoratori che hanno mietuto i vostri campi, grida; e le grida di quelli che hanno mietuto sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti. 5 Sulla terra siete vissuti sfarzosamente e nelle baldorie sfrenate; avete impinguato i vostri cuori in tempo di strage. 6 Avete condannato, avete ucciso il giusto. Egli non vi oppone resistenza.

I ricchi e le loro ricchezze non potevano subire condanna più dura!

domenica 14 dicembre 2008

Timeo lectorem...

Il lettore - Pastello a cera di Adolf Vallazza

Timeo hominem unius libri
(Tommaso d'Aquino)

L'interpretazione è duplice. Da un lato si vuol dire che il lettore di un solo libro, avendo tutto il tempo di sviscerarne e assimilarne perfettamente il contenuto, finisce con il diventare un imbattibile esperto in quell'unica materia. Dall'altro si vuol affermare che la visione unilaterale e parziale del mondo, la pervicace mancanza di apertura mentale, l'isolamento culturale non favoriscono certamente il libero confronto delle idee né la totale comprensione della realtà, che è quasi sempre complessa e multiforme.

venerdì 12 dicembre 2008

Quando non si ha più niente da imparare...


Fine anni '80. A Padova nei pressi di Prato della Valle. Mia moglie ha subito da meno di un'ora un intervento ambulatoriale nello studio un ginecologo padovano. Piove a dirotto ma camminiamo al riparo sotto i portici medievali della città. Si deve però attraversare un breve tratto di strada allo scoperto per raggiungere il Circolo Ufficilali di Presidio. Per non far bagnare mia moglie chiedo in prestito ai passanti un ombrello per il tempo strettamente necessario ad attraversare la strada. Una sdegnosa signora ignora tranquillamente la richiesta e va oltre. Un'altra - poverina! - si ritrae quasi impaurita per l'oscuro presentimento di non so quale tranello. Eppure credo di non far paura nemmeno a una mosca! Finalmente un giovane si ferma, mi consegna il suo ombrello e, quando gli dico di aspettarmi un attimo - il tempo cioè di accompagnare mia moglie e di ritornare da lui per ridarglielo -, mi sorprende dicendomi che l'ombrello potevo anche tenermelo, che non dovevo preocuparmi di riconsegnarglielo, che tutt'al più avrebbe provveduto l'indomani a riprenderselo da sé.
Rimango ammirato e commosso per la disponibilità e la generosità del giovane. Gli chiedo: "cosa fa Lei a Padova"? "Studio" mi risponde. Ed io di rimando: ""ma che bisogno ha Lei di continuare a studiare? Già è arrivato al traguardo".

giovedì 11 dicembre 2008

Daniel Pennac


Da "Diario di scuola" di Daniel Pennac, edizioni Feltrinelli

"Mio padre era timido...Le sue lettere erano affettuose, piene di consigli ragionevoli e sensibili; ma non appena ci trovavamo l''uno in presenza dell''altro, c''era in lui qualcosa di rigido che non sapevo spiegarmi e che aveva su di me un effetto sgradevole. Non sapevo allora cosa fosse la timidezza, questa sofferenza interiore che ci perseguita fin nell''età avanzata, che soffoca nel nostro cuore le impressioni più profonde, che ci gela le parole, che snatura sulle nostre labbra tutto ciò che tentiamo di dire, e che ci consente di esprimerci solo con frasi vaghe o una ironia più o meno amara, come se volessimo vendicarci sui nostri stessi sentimenti del dolore che proviamo nel non poterli far conoscere. Non sapevo che, anche con suo figlio, mio padre era timido e che spesso, dopo aver lungamente atteso da me un'espressione del mio affetto che la sua apparente freddezza pareva vietarmi, mi lasciava con gli occhi pieni di lacrime, e si lamentava con altri che io non lo amassi."
(pag.127)

Noi non abbiamo due cuori...

Noi non abbiamo due cuori - uno per gli animali, l'altro per gli umani. Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l'unica differenza è la vittima.

martedì 9 dicembre 2008

lunedì 8 dicembre 2008

Cattedrali di pietra

Cattedrale di Trani

Rimango ammirato di fronte a queste ardite architetture che testimoniano a un tempo arte e fede. Ma devo essere sincero: avrei preferito che cattedrali più solide di queste fossero state costruite all'interno del cuore e della mente cuore dell'uomo. Avremmo avuto meno tesori d'arte ma certamente più solidarietà e maggiore giustizia in questo basso mondo, afflitto oggi come sempre da misteriose e inaccettabili diseguaglianze sociali.

domenica 7 dicembre 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Italia redenta ed una...


"Italia redenta ed una per valore dei suoi soldati - 3 novembre 1918"

Così è scritto nello spigolo in alto a destra di questo vecchio fazzoletto - ormai logoro - che veniva distribuito o forse acquistato a pagamento dai militari dell'Esercito Italiano al termine della 1^ guerra mondiale.
Lo ebbe o forse lo acquistò anche mio nonno che quella guerra aveva combattuto riportando a casa la pelle. Mi è capitato di entrarne in possesso in modo del tutto fortuito e considero un vero privilegio custodirlo tra le mie cose.
Esso è per me un ricordo bellissimo di un uomo onesto e retto, semplice e generoso quale era mio nonno ed anche una testimonianza preziosa di anni lontani ma importanti nella storia della nostra Italia.

giovedì 4 dicembre 2008

I costi della guerra

AFGHANISTAN FLIGHT

An F-15E Strike Eagle in-flight over Afghanistan provides overwatch in support of Operation Enduring Freedom, Nov. 13, 2008. The Strike Eagle is assigned to the 391st Expeditionary Fighter Squadron, Bagram Airfield, Afghanistan.
U.S. Air Force photo by Staff Sgt. Aaron Allmon
Tratto da U.S.Department of Defense Official Website

mercoledì 3 dicembre 2008

Incuria e sporcizia nella mia città



La civiltà di un popolo si vede dalle piccole cose. E noi non possiamo dirci civili in presenza di spettacoli come questo. Sono spettacoli indecenti che oltre tutto è frequentissimo osservare dalle nostre parti. In proposito mi faccio e Vi faccio tre semplici domande:
la prima: perché non viene insegnato ai piccoli ed ai grandi che non è corretto né igienico sporcare e buttare immondizie dappertutto?
La seconda: perché i vigli urbani non intervengono mai per prevenire e reprimere questo andazzo?
La terza: perché gli addetti alla nettezza urbana non provvedono alla pulizia delle strade, dei marciapiedi, delle aiuole ogni qualvolta è necessario?
Non nascondo che proprio per questi motivi mi sarebbe piaciuto nascere e vivere altrove. Eppure credo che basterebbe davvero poco per inculcare alle persone più rispetto per sé stessi, per gli altri e per l'ambiente. Ma occorre fare qualcosa di concreto e occorre farla subito per vivere meglio noi e per dare un esempio ai giovani.

domenica 30 novembre 2008

Un momento di magia pura!


La bellezza di un'architettura da sogno e la malia di una musica che ne interpreta il fascino!

Potete ascoltare "Recuerdos de la Alhambra" anche in quest'altra versione.



sabato 29 novembre 2008

Vero!


Da Diario di scuola di Daniel Pennac , Feltrinelli edizioni

"Soltanto con gli amici più stretti raccontiamo le storielle più stupide, come per rendere un implicito omaggio alla loro raffinatezza intellettuale. Con gli altri facciamo i brillanti, sfoggiamo il nostro sapere, ce la tiriamo, seduciamo. "
(pag.132)

A me sembra che con gli amici più stretti non c'è bisogno di indossare alcuna maschera perché essi ci hanno accettato per quello che siamo.

giovedì 27 novembre 2008

Social card


L'attenzione verso i più deboli è doverosa, l'aiuto al povero è sacrosanto.
Bene ha fatto il governo a varare alcune misure per alleviare le grosse difficoltà delle persone più disagiate. Qualcuno a giusta ragione dirà: "è poco, si poteva fare di più". E probabilmente si poteva fare qualcosa di più! Comunque è molto meglio fare che non fare.
Però, anche ammesso che si potesse fare solo questo, la forma scelta per farlo non mi piace per i suoi costi.
Un costo - non quantificabile economicamente ma certamente da non sottovalutare - è l'enorme disagio psicologico di chi si sentirà umiliato quando dovrà esibire questo azzurro patentino di povertà.
L' altro è il costo economico dell'operazione (le card e la loro gestione comporteranno una spesa non inferiore a qualche milione di euro).
Non sarebbe perciò stato meglio fare a meno della "social card", non sarebbe stato più opportuno evitare di scimmiottare ancora una volta gli americani, non si sarebbe potuto raggiungere un risultato più immediato, meno costoso ma soprattutto meno offensivo per i destinatari di questa iniziativa se si fosse deciso di aumentare direttamente le loro pensioni di 40 euro mensili come si fa per gli aumenti - ben più consistenti - di onorevoli, top manager e grand-commis?
Concludendo: l'attenzione c'è stata sì ma non in quella forma delicata e rispettosa che pure avrebbero meritato i poveri. ("Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli l'avete fatto a me" Matteo, capitolo 25).
Talvolta la forma è anche più importante della sostanza!

mercoledì 26 novembre 2008

La salvezza dell'uomo

Cristo Salvatore del mondo - Sec. XVI - Dipinto di scuola renana

"In nessun altro è la salvezza: perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12).

lunedì 24 novembre 2008

L'altra metà del mio cielo

LoonaPix.com. Make Funny Pictures Online

Juan Donoso Cortés

....In questa specie di confessione generale che io Le faccio, debbo dichiarare ingenuamente che le mie idee politiche e religiose di oggi non sono le stesse che ho professato in altri tempi. La mia conversione ai buoni princìpi è dovuta in primo luogo alla misericordia divina, e poi allo studio profondo delle rivoluzioni. Le rivoluzioni sono i fanali della Provvidenza e della Storia; si può dire che coloro i quali hanno avuto la fortuna o la disgrazia di vivere e morire in tempi calmi e pacifici hanno attraversato la vita e sono giunti alla morte senza uscire dall'infanzia. Solo quelli che, come noi, vivono in mezzo alla tormenta, possono indossare la toga virile e dire di sé stessi che sono uomini.

Sotto un certo aspetto e fino ad un certo punto le rivoluzioni sono buone come le eresie, perché confermano la fede e la rischiarano. Io non avevo compreso la gigantesca ribellione di Lucifero, finché non ho visto con i miei occhi l'orgoglio insensato di Proudhon; la cecità umana ha quasi cessato di essere un mistero in confronto alla cecità incurabile ed infinita delle classi ricche. Chi può oggi porre in dubbio il dogma della perversione congenita della natura umana e della sua inclinazione al male, se pone gli occhi sulle falangi socialiste?

Da una lettera di J. Donoso Cortés al Conte De Montalembert

domenica 23 novembre 2008

I cristiani e la puzza sotto il naso

A Milano il quartiere dei benestanti ''sfratta'' la mensa dei poveri 29.08.2007

Dopo oltre 5 secoli, trasloca la storica mensa dei Frati Minori del convento di Sant'Angelo in via Bertoni. Padre Clemente Meriggi: ''Tutti dicono che vogliono aiutare i poveri, ma si preferisce non averli nel centro della città''

MILANO - Dopo oltre cinque secoli, chiude la storica mensa dei Frati Minori del convento di Sant'Angelo in via Bertoni a Milano. "Ci spostiamo in periferia per le proteste dei benestanti di questo quartiere -afferma padre Clemente Meriggi, presidente della Fondazione fratelli di san Francesco-. Tutti dicono che vogliono aiutare i poveri, ma poi si preferisce non averli nel centro della città". Il trasloco definitivo nella nuova sede, un'ex scuola messa a disposizione dal Comune in via Saponaro 40, a sud di Milano, avverrà intorno alla metà di settembre. "La mensa fu aperta intorno alla metà del 1400, poco dopo la fondazione del Convento di Sant'Angelo voluta da San Bernardino da Siena -racconta padre Clemente-. Per più di cinquecento anni ha sfamato e accolto i diseredati di Milano". La mensa di via Bertoni si trova poco distante dalla questura, sotto la quale ogni giorno si forma la fila di stranieri che devono rinnovare o chiedere il permesso di soggiorno. "Tutto questo via vai di poveri e stranieri dava fastidio a chi abita nel quartiere -aggiunge padre Clemente-. Alla fine abbiamo deciso di spostarci perché non ne potevamo più delle lamentele di chi ha la puzza sotto il naso".

sabato 22 novembre 2008

Praecepta pro servis

9 Esorta i servi a essere sottomessi ai loro padroni, a compiacerli in ogni cosa, a non contraddirli, 10 a non derubarli, ma a mostrare sempre lealtà perfetta, per onorare in ogni cosa la dottrina di Dio, nostro Salvatore.

Lettera a Tito (2, 9-10)

Se le cose stanno così, deduco che la dottrina (?) di Dio è la dottrina dei padroni!

venerdì 21 novembre 2008

Beati pauperes

Ciò di cui mi pento non sono i miei eccessi o le mie sciocchezze: ho imparato a essere misericordioso anche nei miei confronti. L'infelicità mi tocca invece con le spine del rimorso quando ripenso alle mie mancanze d'amore e all'uso stupido del danaro e a una certa ricerca di sicurezze che hanno connotato la mia vita. Questi peccati, se mi fosse dato di tornare indietro, cercherei di evitarli, con tutte le mie forze, ma siccome tornare indietro non è possibile, adesso spero nella bontà del Signore che, come ci ha assicurato l'apostolo Giovanni, "è più grande dei nostri cuori se i nostri cuori ci accusano".

L'unica lezione in tema felicità che mi piacerebbe lasciare ai miei figli, alle mie nipotine, ai giovani che mi fanno l'onore di ascoltarmi è quella di non avere troppa paura dell'infelicità. Vedo intorno a me gente che impugna il telecomando per fare uno slalom da un canale televisivo all'altro per non vedere immagini inquietanti; o volta il capo (e lo fa voltare ai figli) se per la strada incontra uno zingaro o un mendicante; che non vuole sapere che vi sono bambini come i suoi che muoiono di orrende malattie da denutrizione o da mancanza da acqua potabile; che, dunque, cerca di rinchiudersi in una specie di bolla di vetro, come quelle che dentro hanno una casetta e, se le scuoti, cade una neve senza inverno. Quella paura di infelicità immiserisce la vita. Arrivato alla vecchiaia, voglio testimoniare (e so che molti altri - e soprattutto molte altre- possono farlo) che c'è una piccola, ma reale, felicità un sorriso dell'anima, quando ci si è mossi sulla via del dovere; che si può cogliere una grande ricchezza (talvolta una ricchezza sconvolgente) quando ci si inoltra nelle rischiose regioni della solidarietà. I poveri non hanno soltanto dolori che noi dobbiamo cercare di consolare e rimuovere, stringendo la mano che essi ci porgono, non per ricevere un'elemosina ma per dare vita a un patto di reale fraternità: i poveri hanno spesso da donarci poesie e canzoni, esempi di coraggio e di amore reciproco e persino capacità di festa.

Da una lettera di Ettore Masina

mercoledì 19 novembre 2008

De pravis vitandis


Corruzione estrema degli ultimi tempi


1 Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; 2 perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, 3 insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, 4 traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, 5 aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati!

Dalla II Lettera di Paolo a Timoteo 3, 1-5

A me sembra che Paolo abbia descritto perfettamente e con grande anticipo la desolazione e la tristezza del nostro tempo. Voi che ne dite?

sabato 15 novembre 2008

Eluana


Cari amici,

E' un monito per tutti la sorte a cui è stata condannata Eluana Englaro, la quale "non è un caso, ma una persona, una donna ferita nel corpo e nella mente...una donna il cui stato di coscienza resta per noi un mistero, ma che è e rimane nella pienezza della sua inviolabile dignità di persona" ( Card. Dionigi Tettamanzi).
Guardiamo a questa creatura con lo sguardo della fede e in lei vediamo anche tutti coloro che si trovano nella medesima condizione. Sono persone umane, create ad immagine di Dio, redente dal sangue di Gesù Cristo e ora unite a Lui sulla Croce.
Il loro stato non è di passività, ma di massima attività perchè, in unione con Gesù crocifisso, cooperano alla salvezza del mondo. L'umanità è stata redenta dalla condizione di disperazione e di morte mediante la sofferenza del Figlio di Dio. Il dolore di innumerevoli creature, unito a quella di Gesù, lava il mondo dal fango che lo ricopre.
Con la preghiera, il digiuno, i sacrifici e l'offerta delle nostre sofferenze stiamo con Eluana uniti alla croce del Redentore, perchè su questo mondo sporco di sangue scenda il lavacro della divina misericordia.
Vostro Padre Livio
Questo è il messaggio che ho trovato stamattina nella mia posta perché iscritto alla newsletter di Radio Maria. E questa è la mia risposta:

Caro Padre Livio,

Lei certamente ricorda quel che scriveva il poeta dei "Miserabili": "Voglio schiodare il martire dal crocifisso e dischiodare il Cristo dal cristianesimo..."


La mia modestissima opinione, valga quel che valga, è invece la seguente.
L'uomo più che assomigliare a Dio assomigla a Lucifero. L'uomo, questo bipede impastato di fango e dalla pelle del colore del vomito, ha in sé la stessa ambizione sfrenata di quell'angelo decaduto e ribelle che per primo commise il più grande dei peccati: farsi uguale a Dio.
Egli ha costruito e collaudato nel tempo un'ardita impalcatura teologica, in apparenza suggestiva e consolatoria ma sostanzialmente feroce e diabolica, dalla quale precipita nella disperazione e nel dolore uno stuolo sconfinato di infelici suoi simili.
Egli continua a sacrificare senza scrupoli e ogni giorno cento, mille, milioni di vittime sulla stessa croce della Vittima per eccellenza.
Il mite Galileo non c'entra nulla con questa aberrante teologia della sofferenza e della morte.
Il gioioso profeta, che inneggiava alla vita nelle felici contrade della Palestina, non ha niente a che fare con questa atroce, oscura, cruenta teoria della colpa e dell'espiazione.
Egli fu soltanto una Vittima, la più sublime e innocente di tutte, che un doppio potere ipocrita - sacerdotale e politico - immolò e continua ad immolare sull'altare della crudeltà e della ragion di stato.
Che si lasci quindi Eluana libera di portare a compimento la sua morte.
Che si lascino in pace i suoi genitori.
Che vinca la pietà.
Che lo strazio abbia fine.
Dio, con dolcezza infinita, le aveva già chiuso gli occhi 16 anni fa.
Gli aguzzini non si trovano soltanto nei lager, nei campi di concentramento o in altri luoghi di tortura ma talvolta anche in una sala di rianimazione.
Così come si trovavano, impassibili e senz'anima, accanto ai mille roghi voluti ed eretti da chi Lei ben conosce.

venerdì 14 novembre 2008

Proverbi

Proverbi 27:1-9

1 Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre. 2 Altri ti lodi, non la tua bocca;, non le tue labbra. 3 La pietra è grave e la sabbia pesante, ma l'irritazione dello stolto pesa più dell'uno e dell'altra. 4 L'ira è crudele e la collera impetuosa; ma chi può resistere alla gelosia? 5 Meglio riprensione aperta, che amore nascosto. 6 Chi ama ferisce, ma rimane fedele; chi odia dà abbondanza di baci. 7 Chi è sazio calpesta il favo di miele; ma, per chi ha fame, ogni cosa amara è dolce. 8 Come l'uccello che vaperegrinando lontano dal nido, così è l'uomo che va peregrinando lontano da casa. 9 L'olio e il profumo rallegrano il cuore; così fa la dolcezza di un amico con i suoi consigli cordiali.

mercoledì 12 novembre 2008

Test di ottimismo



La tua percentuale di ottimismo è del 66%

Ottimista. La tua visione della vita è piuttosto positiva, nel complesso. Probabilmente nella maggior parte delle occasioni tendi ad essere molto ottimista e speranzoso, mentre solo in rari casi ti capita di pensare che le cose non vadano per niente bene e sia difficile potervi porre un rimedio. Stai attento a non esagerare con il tuo ottimismo poiché esso potrebbe portarti a percepire le cose in maniera non del tutto razionale.

Questo è il risultato del test per me. Volete provare anche Voi? Cliccate qui.


martedì 11 novembre 2008

Achille e la tartaruga


Alberto Viotto offre gratuitamente il suo Ebook: Achille e la tartaruga e altri paradossi

"Un giorno di più di duemila anni fa, in qualche località non meglio specificata della Magna Grecia, si svolse una gara di corsa che avrebbe fatto discutere per secoli e secoli. Il velocissimo Achille è di fronte alla lenta tartaruga e, per rendere la contesa meno impari, le dà diversi metri di vantaggio. L'esito della gara sembrerebbe scontato, ma, secondo fonti autorevoli, pur essendo in ottima forma e per quanti sforzi facesse, Achille non riuscì mai a raggiungere la tartaruga. Il libro descrive in dettaglio questo ed altri paradossi (il sorite, il cretese mentitore, il gatto quantistico, la stanza cinese) e indica come possono diventare completamente inoffensivi."


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Achille e la tartaruga e altri paradossi

Se volete, divertitevi un pò!!!

lunedì 10 novembre 2008

Considerazione bellissima


"Per il resto, con tutte le nostre piccole miserie e le nostre grandi nobiltà, siamo solo granellini di polvere imprigionati su di un granellino di polvere un po' piu grande, in un'universo incalcolabilmente enorme e perfettamente indifferente alle nostre sorti.
Per questo, quelle poche volte che la vedo, l'improvviso brillare della grandezza di un essere della nostra specie riesce a commuovermi ed inorgoglirmi.
Perché mi ostino a credere nelle potenzialità di un essere che considero molto più speciale di qualunque dio sia mai stato immaginato: l'uomo. Anche quando si abbandona alla superbia di crearsi un dio a sua immagine e somiglianza".

Da un commento di Must trovato sul web e che in parte riecheggia Monod: “...eppure occorre che l’uomo si svegli dal suo millenario sogno per scoprire la sua solitudine completa, la sua estraneità radicale. Egli ora sa che, come uno zingaro è ai margini dell’Universo in cui deve vivere. Un Universo sordo alla sua musica, indifferente alle sue speranze, alle sue sofferenze, ai suoi crimini...” [da "Il caso e la necessità" di J. Monod, 1976]

giovedì 6 novembre 2008

Sarebbe ora!!



Forse è' giunto il tempo in cui l'impresa deve agire in maniera socialmente utile per aiutare la società a comprendere che è possibile un'economia che vede decrescere il PIL (Prodotto Interno Lordo) e crescere il BIL (Benessere Interno Lordo).

Se quella del PIL è l'economia del consumismo eccessivo, che ha mercificato tutto e ha annientato le relazioni personali, l'economia del BIL è basata sulla sobrietà e sullo scambio dei beni, così da riscoprire e valorizzare le relazioni umane. Si può dire che il PIL si occupa solo dell'oggi, uccidendo il futuro delle prossime generazioni, mentre il BIL si preoccupa oggi del benessere dei nostri nipoti. Quella del BIL, quindi, è un'economia attenta al bene comune.

Finalmente la pioggia!

Barbara - Poesia di J. Prevert

martedì 4 novembre 2008

Festa delle Forze Armate


4 novembre a Trani - Villa Comunale

Le Forze Armate oggi. Ovvero il volto di un Esercito profondamente cambiato...sicuramente in meglio, stando a quello della giovane Ufficiale al comando di questo picchetto d'onore interforze!

lunedì 3 novembre 2008

Risveglio del vento

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.

Solo, pian piano, vien per il sentiero,
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito in ascolto.

Pallide stan tutte le case intorno,
tutte le querce mute.

Rainer Maria Rilke

domenica 2 novembre 2008

Capitano! Mio capitano!


O CAPITANO! MIO CAPITANO!
Di Walt Whitman (1865)

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l'ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

Gli occhi seguono la solida chiglia, l'audace e altero vascello;
Ma o cuore! cuore! cuore!
O rosse gocce sanguinanti sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

O Capitano! mio Capitano! àlzati e ascolta le campane; àlzati,
Svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
I mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
Chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
Qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
É un puro sogno che sul ponte
Cadesti morto, freddato.

Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
La nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
Torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
Rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
Dove è disteso il mio Capitano
Caduto morto, freddato.

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O CAPTAIN! MY CAPTAIN!
Poem of Walt Whitman (1865)

O Captain! my Captain! our fearful trip is done,
The ship has weather'd every rack, the prize we sought is won,
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,

While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring;
But O heart! heart! heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills,
For you bouquets and ribbon'd wreaths-for you the shores a-crowding,
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;
Here Captain! dear father!
This arm beneath your head!
It is some dream that on the deck,
You've fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still,
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will,
The ship is anchor'd safe and sound, its voyage closed and done,
From fearful trip the victor ship comes in with object won;
Exult O shores, and ring O bells!
But I with mournful tread,
Walk the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

Proverbi 23:1-12

1 Quando ti siedi a mensa con un principe, rifletti bene su chi ti sta davanti; 2 mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo. 3 Non desiderare i suoi bocconi delicati; sono un cibo ingannatore. 4 Non ti affannare per diventar ricco, smetti dall'applicarvi la tua intelligenza. 5 Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l'aquila che vola verso il cielo. 6 Non mangiare il pane di chi ha l'occhio maligno, non desiderare i suoi cibi delicati; 7 poiché, nell'intimo suo, egli è calcolatore; ti dirà: «Mangia e bevi!», ma il suo cuore non è con te. 8 Vomiterai il boccone che avrai mangiato, e avrai perduto le tue belle parole. 9 Non rivolgere la parola allo stolto, perché disprezzerà il senno dei tuoi discorsi. 10 Non spostare il confine antico, e non entrare nei campi degli orfani; 11 perché il loro vendicatore è potente; egli difenderà la causa loro contro di te. 12 Applica il tuo cuore all'istruzione, e gli orecchi alle parole della scienza.

giovedì 30 ottobre 2008

Pensieri bellissimi



"Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto, nessuna nascita, forma, identità, nessun oggetto del mondo. Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile; l’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato confonderti il cervello. Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura. Il corpo, lento, freddo, vecchio - cenere e brace dei fuochi d’un tempo, la luce velata degli occhi tornerà a splendere al momento giusto; il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi; alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera, con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano."


Walt Whitman - "Continuità" da "Foglie d'erba"

Ringrazio la mia raffinata e colta amica dianavera per il dono della citazione sull'altro mio blog di questo straordinario poeta, per il regalo di questa splendida perla che sento particolarmente vicina alla mia personale visione del mondo. Credo infatti amche io che tutto sia inserito in una perenne e misteriosa continuità all'insegna della vita. Non c'è vita senza morte, non c'è morte senza vita. E tutto è vita!

giovedì 23 ottobre 2008

mercoledì 22 ottobre 2008

Eleganza e arroganza


La prima connota Eugenio Scalfari: ex direttore e fondatore di Repubblica, un vero signore, gran maestro di giornalismo, persona coltissima e dai modi raffinati.
La seconda Roberto Castelli: ex Guardasigilli, parlamentare della Lega Nord, rappresentante della Padania, esponente dell'attuale governo, persona dai modi sprezzanti e talvolta decisamente irritanti.
La puntata di Ballarò di ieri sera lo ha dimostrato ad abundantiam.

giovedì 16 ottobre 2008

Parole sublimi

La donna adultera (Gv 8, 1-11)

1 Gesù andò al monte degli Ulivi. 2 All'alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva. 3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare inmezzo, 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. 5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. 7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. 10 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» 11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va'e non peccare più».

La tolleranza, il rispetto della persona, l'emancipazione femminile devono molto a questo memorabile colloquio di Gesù con la donna "peccatrice". Due mentalità sono a confronto: quella reazionaria e oppressiva e quella della libertà e della comprensione. Se quest'ultima ha iniziato a farsi faticosamente strada in un mondo che ancora non riesce a liberarsi dai lacci della violenza, dalle tentazioni della facile condanna, dai pregiudizi di ogni tipo, lo si deve in gran parte a queste sublimi parole.

mercoledì 15 ottobre 2008

La semplicità dei grandi

Un pò di pazienza e saprete la storia di questa bottiglia e di questo illustre biglietto da visita.

Eccola:

inizi degli anni 80. Una caserma del Sud. Un giovane capitano che amava leggere i libri di Sciascia. La maggior parte dei militari di leva affluivano dalle regioni dell'Italia meridionale. Molti i ragazzi siciliani. Tra questi uno di Racalmuto, il paese natale del mio scrittore preferito, quel denso e coraggioso autore di tante denunce che scaturivano da sincera e accesa passione civile. Gli chiesi se lo conosceva di persona. Il soldato mi rispose di sì aggiungendo che aveva facile accesso alla sua casa.
Quando il giovane partì per una breve licenza, ne approfittai per chiedergli di portare i miei saluti all'illustre suo conterraneo.
Al suo rientro dalla Sicilia, con somma meraviglia, mi vidi consegnare a nome del grande Sciascia una bottiglia di Regalpetra, un vino prodotto nelle sue cantine, un suo biglietto da visita e in più "Il giorno della civetta" con tanto di firma autografa.
Oggi, dopo tanti anni, la mia ammirazione per un personaggio di così grande talento e di così vasta popolarità, il quale si prese la briga di ricambiare in quel modo dei semplici saluti di un oscuro capitano (forse anche per far fare bella figura al soldato), è più viva e forte che mai.
E tra gli oggetti più cari e preziosi della mia casa ci sono questi eccezionali ricordi del grande Maestro di scrittura e di vita che fu Leonardo Sciascia.

Omaggio a George Bernanos

Tre perle di un grandissimo scrittore cattolico, autore - tra l'altro - di "Diario di un curato di campagna", la cui celebre chiusa ("Che cosa importa? Tutto è grazia") vale da sola l'intero romanzo.
  • Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c'è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c'è un popolo solo.
  • La democrazia è un'invenzione di intellettuali.
  • Le elezioni favoriscono i chiacchieroni.
Non c'è niente da fare! Il pensiero dei grandi è sempre attuale perché sempre attuale è la verità. In merito al terzo punto anche Bertrand Russel rifletteva più o meno allo stesso modo quando affermava che «acquisire un'immunità alla eloquenza è della massima importanza per i cittadini di una democrazia.»

martedì 14 ottobre 2008

Testimonium flavianum

Nelle sue Antichità giudaiche Giuseppe Flavio racconta della condanna a morte per lapidazione di Giacomo il Minore, avvenuta nel 62 in questi termini:


« Anano [...] convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione »

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xx.200)

Il secondo brano, quello propriamente noto come testimonium flavianum, afferma:


« Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani. »

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xviii.63-64)

Su fonti poco attendibili o per lo meno sospette come quest'ultima alcuni studiosi cattolici fanno ancora oggi ingenuamente poggiare la storicità dei Vangeli. Vedi, ad esempio, Luciano Pacomio in appendice al suo "Gesù - I 37 anni che venti secoli fa cambiarono il senso della storia e i nostri destini" , Ed. Piemme 1996

Una maggiore cautela non farebbe male!

Raul Follerau

Insegnaci, Signore, a non amare soltanto noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare soltanto quelli che amiamo già.

Insegnaci a pensare agli altri, ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama.

Signore, donaci di soffrire della sofferenza degli altri.

Concedici la grazia di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da te, milioni di esseri umani, che sono tuoi figli e nostri fratelli, muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame, muoiono di freddo senza aver meritato di morir di freddo.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.

Raul Follereau

domenica 12 ottobre 2008

Thomas Merton

« Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti
e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell'ombra della morte.
Non avrò paura,
perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli. »

Thomas Merton, Preghiere

sabato 11 ottobre 2008

Le ricchezze archeologiche di Canosa di Puglia



Vasi di fattura ellenistica facenti parte del corredo funerario rinvenuto nell'ipogeo Varrese e risalenti al IV secolo a. C.. Altri splendidi reperti contraddistinti da un tenue colore rosa e prodotti in epoche successive sono in mostra a Palazzo Sinesi.

martedì 7 ottobre 2008

Quale delle tre versioni è quella giusta?



Del racconto della creazione esistono nella Genesi due versioni. La prima pone l'uomo e la donna su un piano di sostanziale parità. Nella seconda, che è anche la più conosciuta, la donna è tratta da una costola di Adamo quasi a sottolineare la superiorità dell'elemento maschile su quello femminile. Maria Rita Parsi ne ha rivelata una terza nel suo bel libro "Single per sempre". Eccola:

Un giorno, nel giardino dell'Eden, Eva disse a Dio... "Signore, ho un problema"
"Che problema, Eva?"
"Signore, so che mi hai creata e che hai provveduto per questo giardino bellissimo, e per tutti questi meravigliosi animali, e quell'allegro e buffo serpente... ma io non mi sento davvero felice"
"Come mai, Eva?" fu l'immediata replica dall'alto.
"Signore, mi sento sola. E sono proprio stufa delle mele..."
"Bene Eva, in questo caso ho una soluzione. Creerò un uomo per te"
"Che cos'è un ‘uomo', Signore?"
"Questo 'uomo' sarà una creatura difettosa, con molti aspetti negativi. Mentirà, ti prenderà in giro e sarà vanaglorioso, in pratica ti darà un sacco di problemi. Sarà più grande di te e più veloce, e amerà cacciare e uccidere. Avrà uno sguardo scioccamente curioso, ma visto che ti stai lamentando, lo creerò in modo che possa soddisfare le tue, ehm, necessità. Sarà scarso di intelletto e si impegnerà in occupazioni infantili come la lotta e prendere a calci una palla. Non sarà molto sveglio, e avrà spesso bisogno dei tuoi consigli per pensare correttamente".
"Sembra una cosa divertente!" commentò Eva ammiccando ironicamente.
"Dove sta la fregatura?"
"Beh... lo puoi avere ad una condizione..."
"Quale?"
"Come ti ho detto, sarà orgoglioso, arrogante e autocompiacente...perciò dovrai fargli credere che è stato creato lui per primo... però ricorda...è il nostro segreto... da donna a donna!"

E' un racconto ironico e divertente che rivoluziona la teologia tradizionale, da sempre ispirata a un chiaro ed inequivocabile maschilismo. Che sia proprio la versione della Parsi quella che si avvicina più di tutte alla verità?

lunedì 6 ottobre 2008

Divine parole!



Giovanni 4, 19 - 23

19 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quelche conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori.

venerdì 3 ottobre 2008

Emozioni mitologiche (su nave MSC Poesia)

Titano silenzioso,
che scivoli sul mare tecnologico
che fu un giorno degli dei,
tu solchi tranquillo
il liquido regno di Nettuno
le acque libere e felici di Venere,
tu ripercorri i sentieri all'incontrario
di Odisseo
e ti attende la verde valle incantata
lì dove ancora Zeus e Olimpia e Cronos
rivivono immortali
nel sogno breve
di un mattino di settembre.

venerdì 19 settembre 2008

Summum ius summa iniuria


Dal blog di farfallaleggera

Leggete queste due storie e scoprite chi è il ladro. Di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione

Storia numero 1. Titolo: Glisenti e il suo stipendio.

Svolgimento. Paolo Glisenti è un ragazzo di 58 anni di ottima famiglia. La mamma, donna di sinistra, è stata per molti anni proprietaria e direttrice di librerie. Il padre, Giuseppe, è stato uno dei più potenti manager di Stato di razza democristiana. Per sedici anni, tra la fine dei cinquanta e i primi settanta, ha fatto il presidente dell'Iri. Paolo, studente modello del Mamiani (Roma) nel '68, anche lui di sinistra, fattosi grandicello ha seguito le orme del padre. Fa il manager. Attualmente è l'uomo di fiducia di Letizia Moratti, la quale lo vuole mettere a capo dell'Expo di Milano. Amministratore unico. Scrive il «Corriere della Sera» - riportando dichiarazioni del presidente della Provincia di Milano Filippo Penati - che per questo suo lavoro, il Glisenti riceverà un compenso di otto milioni e mezzo di euro. Siccome l'altra sera, a «Porta a Porta», ho sentito Vittorio Feltri che tuonava contro gli stipendi dei dipendenti «Alitalia», mi piacerebbe sapere cosa lui pensi di questo compenso per Glisenti (il quale, peraltro, pare non sappia nemmeno pilotare un aereo...).

Storia numero 2. Titolo: Arrestati per quattro pezzi di verdura.

Svolgimento. Ieri un uomo e una donna sono stati arrestati in flagranza di reato in località Pontecorvo, provincia di Frosinone, per avere rubato cetrioli (in numero di due) e zucchine (altrettante) direttamente dall'orto nel quale erano coltivate. Le forze dell'ordine, protagoniste dell'azione, hanno provveduto a trasferire i due in carcere, dove ora sono in attesa di giudizio. Si tratta di due disoccupati. Lei, 37 anni, che in passato ha lavorato come precaria in alcuni ospedali della zona, come portantina, è stata inviata al carcere di Rebibbia. Il suo compagno è stato portato alla casa circondariale di Cassino. A quanto si sa i due sono ben custoditi, non ci dovrebbero essere pericoli di fuga, e dunque l'orto di Pontecorvo ora è abbastanza al sicuro. Poiché, cari lettori, vi conosciamo bene, e sappiamo che molti di voi - infingardi comunisti con sfumature anarchicheggianti e proudhoniane - risponderanno alla domanda che abbiamo formulato nel titolo, sostenendo che il ladro è il Glisenti, vogliamo informarvi che la risposta è sbagliata. Abbiamo consultato i codici e sentito alcuni avvocati e abbiamo accertato che la risposta esatta è l'altra.

Da Liberazione del 18 settembre 2008

P.S.: azz...anche io avevo dato la risposta sbagliata!

Nessuna organizzazione...



"Nessuna organizzazione può dipendere dal genio, di cui la provvista è sempre scarsa e inaffidabile. La validità di un' organizzazione sta nell'indurre i normali esseri umani a far meglio di quanto sembrino capaci, a far emergere nei propri componenti tutta la forza di ciascuno per aiutare tutti gli altri a svolgere il loro compito.
Lo scopo di un' organizzazione è di permettere a uomini comuni di fare cose non comuni."

martedì 16 settembre 2008

Mors et vita duello conflixere mirando...


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La nostra cultura occidentale non ha mai assimilato del tutto il concetto di morte. Non si è mai rasseganta ad essa. E' refrattaria alla sua sola idea. Gli inevitabili scongiuri di rito che accompagnano in modo più o meno palese qualsiasi richiamo alla morte (dal carro funebre incrociato per caso al loculo da acquistare, dal discorso diretto alle velate allusioni sull'argomento) ne sono una prova eloquente. Eppure la morte è un'esigenza biologica, un dovere dell'esistenza, uno scotto pagato alla vita, un traguardo finale obbligato, un avvicendamento naturale al quale sono chiamate tutte le creature di questo basso mondo che è, in tutto e per tutto, simile alla scena di un teatro da cui, al termine del contratto, un attore o una compagnia d'attori deve andar via per cedere il posto ad altri interpreti e ad altre rappresentazioni.
Per superare la paura della morte e del nulla l'uomo si è attrezzato in vari modi. Si è inventato ad esempio l'immortalià dell'anima. Ha teorizzato la resurrezione dei corpi. Ha ipotizzato per sé un Paradiso felice e privo di sofferenze. E - cinicamente - ha anche messo in piedi quegli abili ma non completamente disinteressati giochi con l'aldilà che dovrebbero aiutare i poveri mortali a guadagnarsi il godimento perpetuo dei premi ultraterreni evitando pene e castighi eterni in mezzo al fuoco ed altri tormenti.
Non così nelle culture orientali per le quali l'idea che tutti gli esseri viventi sono destinati a finire è accettata con maggiore naturalezza e senza le nostre paure. In tal modo si apprezza ancor più la vita che ci è stata donata e la stagione che ci tocca vivere "hic et nunc".