venerdì 21 novembre 2008

Beati pauperes

Ciò di cui mi pento non sono i miei eccessi o le mie sciocchezze: ho imparato a essere misericordioso anche nei miei confronti. L'infelicità mi tocca invece con le spine del rimorso quando ripenso alle mie mancanze d'amore e all'uso stupido del danaro e a una certa ricerca di sicurezze che hanno connotato la mia vita. Questi peccati, se mi fosse dato di tornare indietro, cercherei di evitarli, con tutte le mie forze, ma siccome tornare indietro non è possibile, adesso spero nella bontà del Signore che, come ci ha assicurato l'apostolo Giovanni, "è più grande dei nostri cuori se i nostri cuori ci accusano".

L'unica lezione in tema felicità che mi piacerebbe lasciare ai miei figli, alle mie nipotine, ai giovani che mi fanno l'onore di ascoltarmi è quella di non avere troppa paura dell'infelicità. Vedo intorno a me gente che impugna il telecomando per fare uno slalom da un canale televisivo all'altro per non vedere immagini inquietanti; o volta il capo (e lo fa voltare ai figli) se per la strada incontra uno zingaro o un mendicante; che non vuole sapere che vi sono bambini come i suoi che muoiono di orrende malattie da denutrizione o da mancanza da acqua potabile; che, dunque, cerca di rinchiudersi in una specie di bolla di vetro, come quelle che dentro hanno una casetta e, se le scuoti, cade una neve senza inverno. Quella paura di infelicità immiserisce la vita. Arrivato alla vecchiaia, voglio testimoniare (e so che molti altri - e soprattutto molte altre- possono farlo) che c'è una piccola, ma reale, felicità un sorriso dell'anima, quando ci si è mossi sulla via del dovere; che si può cogliere una grande ricchezza (talvolta una ricchezza sconvolgente) quando ci si inoltra nelle rischiose regioni della solidarietà. I poveri non hanno soltanto dolori che noi dobbiamo cercare di consolare e rimuovere, stringendo la mano che essi ci porgono, non per ricevere un'elemosina ma per dare vita a un patto di reale fraternità: i poveri hanno spesso da donarci poesie e canzoni, esempi di coraggio e di amore reciproco e persino capacità di festa.

Da una lettera di Ettore Masina

2 commenti:

Octuagenario ha detto...

Ever, il tuo blog è un monumentale avanposto di saggezza in mezzo a giovanilisti (e molto materialistici) eccessi e inutilità.
Chissà se il mondo imparerà mai la felicità del dare, e la userà con la stessa dimestichezza di un javascript.

frufrupina ha detto...

Ciao Ever,questo post è bellissimo...tutto ciò che hai scritto è molto saggio...bravo.Ciao e buon fine settimana.