lunedì 24 novembre 2008

Juan Donoso Cortés

....In questa specie di confessione generale che io Le faccio, debbo dichiarare ingenuamente che le mie idee politiche e religiose di oggi non sono le stesse che ho professato in altri tempi. La mia conversione ai buoni princìpi è dovuta in primo luogo alla misericordia divina, e poi allo studio profondo delle rivoluzioni. Le rivoluzioni sono i fanali della Provvidenza e della Storia; si può dire che coloro i quali hanno avuto la fortuna o la disgrazia di vivere e morire in tempi calmi e pacifici hanno attraversato la vita e sono giunti alla morte senza uscire dall'infanzia. Solo quelli che, come noi, vivono in mezzo alla tormenta, possono indossare la toga virile e dire di sé stessi che sono uomini.

Sotto un certo aspetto e fino ad un certo punto le rivoluzioni sono buone come le eresie, perché confermano la fede e la rischiarano. Io non avevo compreso la gigantesca ribellione di Lucifero, finché non ho visto con i miei occhi l'orgoglio insensato di Proudhon; la cecità umana ha quasi cessato di essere un mistero in confronto alla cecità incurabile ed infinita delle classi ricche. Chi può oggi porre in dubbio il dogma della perversione congenita della natura umana e della sua inclinazione al male, se pone gli occhi sulle falangi socialiste?

Da una lettera di J. Donoso Cortés al Conte De Montalembert

1 commento:

evergreen ha detto...

Non condivido del tutto il contenuto di questo brano. Il bene non può trovarsi solo da una parte. Anche il cattolicesimo (e non solo Proudhon) ha commesso e commette lo stesso peccato di Lucifero. Per questo ho scelto il tag "come (non) vedo il mondo".