sabato 27 dicembre 2014

Elogio della fedeltà

Se la fedeltà avesse un nome di persona si chiamerebbe Tomaso.
Tomaso è un connazionale che vive da anni in Svizzera.
Ama scrivere della sua vita su un blog che cura con diligenza da 6 anni.
Nonostante l'età non più giovanile, continua a possedere lo spirito e l'entusiasmo di un ragazzo.
Gira il mondo e non perde un raduno alpino.
Coltiva con scrupolosa attenzione le amicizie virtuali come se fossero amicizie vere e proprie.
È sempre pronto a far visita ai blog amici e, con pazienza certosina, risponde singolarmente - ad uno ad uno - ai commenti numerosissimi che solitamente accompagnano i suoi post.
È diventato una presenza costante e familiare nei commenti sul mio blog.
Lo ringrazio pubblicamente per la continuità e per la freschezza della sua amicizia.
Grazie mille, caro Tomaso! Ad maiora!

giovedì 25 dicembre 2014

Auguri miserabili e straccioni...

E' nato un bimbo. E' figlio di due straccioni miserabili, di due pezzenti, due mendichi. Guardalo! Ha un viso sgradevole: è un negro, il suo è un afrore selvatico, come di bestia. Sarà per certo, nella sua vita, un poco di buono: un ladruncolo forse, un drogato, uno scippatore, un protettore di puttane, un clandestino, uno stupratore, non saprà né vorrà integrarsi nella società nostra. Violerà le leggi, non avrà una casa, vivrà da zingaro, da lurido barbone, da irregolare violento. Sarà una minaccia per noi e per i nostri figli, per i nostri valori. Abbiamo torto se, sin d'adesso, con "cristiana" determinazione severa, noi, difensori della civiltà occidentale, ci si mette al lavoro, sì da preparare una croce infame, sulla quale quel "bastardo" possa infine crepare?

Da un post "natalizio" di Vito Coniglio

Così continua a ragionare oggi il cristiano per bene, completamente a suo agio tra bambinelli paffuti e buonismo di facciata, luminarie di Natale ed auguri ipocriti.
"Così va il mondo... anzi, così andava nel XVII secolo, come direbbe don Lisander.
Personalmente preferisco questi auguri scomodi e, solo in apparenza, sarcastici ma che pungolano la coscienza di ognuno, coscienza diventata insensibile di fronte alle spaventose diseguaglianze tra gli uomini e quasi indifferente di fronte alla discriminazione dello straniero, del povero, dell'altro, del diverso.

giovedì 11 dicembre 2014

Mon General

Botero - Generale
Ho sempre apprezzato i francesi e i militari francesi in particolare per alcune simpatiche sfumature del loro linguaggio.
Nei rapporti con i loro ufficiali anche di grado elevato essi adoperano un lessico al limite del familiare.
Rivolgendosi, per esempio, ad un Generale, il soldato francese dice molto semplicemente e quasi affettuosamte "mon General".
Da noi invece fino a ieri era in uso un rigido e formale "signor Generale", sostituito oggi da un secco "Generale" tout court, in ossequio alle norme di un regolamento di disciplina più democratico ed al passo coi tempi.
Evidenti e significative le differenze.
Senso di partecipazione, affetto, quasi familiarità nel linguaggio dei nostri cugini d'oltralpe.
Distacco, distanza, scarso senso di appartenenza, quasi freddezza nel nostro.
E così, poiché il destino di un popolo è scritto anche nelle pieghe del suo lessico, si comprendono ad abundantiam i fatti drammatici narrati dal romanzo "Un anno sull'altopiano" e dal film "Uomini contro".
 

Chapeau quindi ai francesi e al loro efficace modo di esprimersi!
 

P.S.: Tra le cose strane incrociate durante il servizio mi capitò un giorno di assistere alla scena di un Generale con la puzza sotto il naso (di cui per fortuna non ricordo il nome) che rimproverava un malcapitato collega Capitano, il quale aveva "osato" dire familiarmente di un proprio militare: quel "mio" soldato... 
"Il soldato non è di sua proprietà. Tutt'al più della sua compagnia". Tuonò il supergallonato.
E pensare che, se quel signore si fosse trovato in Francia, si sarebbe sentito chiamare: mio Generale!

mercoledì 19 novembre 2014

È sempre un piacere rileggere il mio grande Renan!


Da Vita di Gesù di Renan - Cap.XXVIII

Collochiamo dunque sulla più alta vetta della grandezza umana la persona di Gesù. Non lasciamoci traviare da esagerate diffidenze in presenza di una leggenda che ci porta sempre in un mondo soprannaturale. Anche la vita di Francesco d'Assisi è un tessuto di miracoli. Eppure si è mai dubitato dell'esistenza e del ruolo di Francesco d'Assisi? Non dimentichiamo neppure che la gloria di aver fondato il cristianesimo deve appartenere alla moltitudine dei primi cristiani, e non al deificato della leggenda. L'ineguaglianza degli uomini è molto più marcata in Oriente che da noi. Non è raro il veder sorgere in mezzo alla tristezza universale, dei caratteri la grandezza dei quali ci stupisce. Ben lungi dall'essere stato creato dai suoi discepoli, Gesù ci appare in tutto superiore ai suoi discepoli. Questi, tranne san Giovanni e san Paolo, erano uomini senza inventiva né genio. Lo stesso san Paolo non può essere in alcun modo paragonato a Gesù, e quanto a san Giovanni, dimostrerò tra qualche tempo che la sua parte, in un certo senso molto alta, fu però tutt'altro che esente da pecche. Da qui deriva l'immensa superiorità dei Vangeli sugli altri scritti del Nuovo Testamento. Da qui quel cadere penoso che si sente passando dalla storia di Gesù a quella degli apostoli. Gli stessi evangelisti, che ci lasciarono l'immagine di Gesù, sono di tanto inferiori a colui di cui parlano che lo sfigurano di continuo, non sapendo raggiungere la sua altezza. I loro scritti sono pieni di errori e di controsensi. Ad ogni riga si sente un discorso di divina bellezza riferito da redattori che non lo comprendono e che sostituiscono le proprie idee a quelle che seppero afferrare solo a metà. Insomma, il carattere di Gesù, lungi dall'essere stato abbellito, è stato da essi diminuito. La critica, per trovarlo quale fu, deve scartare una serie di errori, che provengono dal mediocre intelletto dei discepoli. Questi lo dipinsero come lo concepivano, e spesso, credendo d'ingrandirlo, lo hanno in verità rimpicciolito.

Plaçons donc au plus haut sommet de la grandeur humaine la personne de Jésus. Ne nous laissons pas égarer par des défiances exagérées en présence d'une légende qui nous tient toujours dans un monde surhumain. La vie de François d'Assise n'est aussi qu'un tissu de miracles. A-t-on jamais douté cependant de l'existence et du rôle de François d'Assise ? Ne disons pas davantage que la gloire de la fondation du christianisme doit revenir à la foule des premiers chrétiens, et non à celui que la légende a déifié. L'inégalité des hommes est bien plus marquée en Orient, que chez nous. Il n'est pas rare de voir s'y élever, au milieu d'une atmosphère générale de méchanceté, des caractères dont la grandeur nous étonne. Bien loin que Jésus ait été créé par ses disciples, Jésus apparaît en tout comme supérieur à ses disciples. Ceux-ci, saint Paul et saint Jean exceptés, étaient des hommes sans invention ni génie. Saint Paul lui-même ne supporte aucune comparaison avec Jésus, et quant à saint Jean, je montrerai plus tard que son rôle, très élève en un sens, fut loin d'être à tous égards irréprochable. De là l'immense supériorité des Évangiles au milieu des écrits du Nouveau Testament. De là cette chute pénible qu'on éprouve en passant de l'histoire de Jésus à celle des apôtres. Les évangélistes eux-mêmes, qui nous ont légué l'image de Jésus, sont si fort au-dessous de celui dont ils parlent que sans cesse ils le défigurent, faute d'atteindre à sa hauteur. Leurs écrits sont pleins d'erreurs et de contre-sens. On sent à chaque ligne un discours d'une beauté divine fixé par des rédacteurs qui ne le comprennent pas, et qui substituent leurs propres idées à celles qu'ils ne saisissent qu'à demi. En somme, le caractère de Jésus, loin d'avoir été embelli par ses biographes, a été diminué par eux. La critique, pour le retrouver tel qu'il fut, a besoin d'écarter une série de méprises, provenant de la médiocrité d'esprit des disciples. Ceux-ci l'ont peint comme ils le concevaient, et souvent, en croyant l'agrandir, l'ont en réalité amoindri.

venerdì 14 novembre 2014

Le aspettative deluse di una generazione: la mia


Ho sempre pensato che negli anni 50-60-70 la classe operaia e, con essa, la schiera dei lavoratori in genere abbiano avuto nel PCI un punto di riferimento formidabile. 
La sinistra di allora, contrapposta alla destra padronale, mi sembrava la forza politica più idonea a realizzare il bene del Paese, la strada più adatta per colmare le ingiustizie sociali, la via maestra per un socialismo effettivo, un modo per dare a tutti le stesse possibilità di crescita, insomma - almeno per me - una specie di cristianesimo finalmente attuato e incarnato nella vita di una Nazione.
Ma oggi vedo che le cose sono andate e vanno in senso assolutamente contrario a quelle mie aspettative. 
Cosa fare? 
L'unica salvezza consiste in una rivoluzione culturale che consenta di strappare la maschera al potere, da chiunque - di destra o di sinistra - esso sia temporaneamente occupato, di modificare l'attuale Stato oligarchico, plutocratico ed elefantiaco sotto la spinta di una democrazia vera che non sia proclamata soltanto a parole, di scardinare definitivamente la mentalità medioevale alla quale resta ancora legata la nostra società. 
La burocrazia, tanto vituperata a chiacchiere dai destrorsi e dai sinistrorsi, è - ad esempio - l'altro nome del feudalesimo che perdura nella nostra povera Ita(g)lia.
Checché ne dica oggi Renzi, checché ne diceva ieri Berlusconi, la semplificazione è ancora una chimera e la burocrazia rimane quella vischiosa tela di ragno che lo Stato non cessa di costruire per rendere servi docili e arrendevoli i suoi cittadini. 
Alle tasse, che sono tra le più elevate al mondo, ed alla corruzione, diffusa in ogni angolo del Paese, il compito di assestare poi il definitiva colpo di grazia.
Così va l'Ita(g)lia oggi o, se volete, così andava fino a ieri!

giovedì 6 novembre 2014

Non chi dice:"Signore, Signore..."

"La vera fede in Dio deve fare solo questo: stare accanto agli uomini e ricordare con la propria vita e con il minor numero di parole possibile che questa esistenza può avere un senso e questo senso è l'amore, e generare così nelle anime sfiduciate voglia di vivere".
Vito Mancuso

Niente altro serve per una vera testimonianza cristiana.

martedì 14 ottobre 2014

Protezione (In)civile

Non vorrei apparire un "laudator temporis acti" a tutti i costi ma mi perdonerete se vado con la memoria agli anni in cui il "mio" Esercito era una delle Istituzioni in prima linea nelle calamità naturali, insieme con i benemeriti Vigili del Fuoco e pochi altri.
All'epoca, i mezzi a disposizione erano molto limitati (pale, badili, picconi, sacchetti a terra), le attrezzature insufficienti (canotti, gruppi elettrogeni, tende), la pianificazione non sempre curata nel dettaglio ma, nel complesso, si riusciva a far fronte alle prime necessità con tanta buona volontà e tantissimo spirito di sacrificio.
Le esercitazioni di allarme per pubbliche calamità (il cosiddetto allarme "Vigilante", così chiamato per distinguerlo da altri tipi di allarme) erano molto frequenti. 
Venivano ipotizzati due interventi: uno in caso di alluvione e l'altro in caso di terremoto. 
I miltari di leva, i preziosi militari di leva di una volta, i soldati generosi di un'Italia che non c'è più, venivano così istruiti e preparati anche all'importantisimo compito di intervenire e concorrere, con altre forze, nella difesa di vite umane colpite dalle purtroppo ricorrenti catastrofi naturali. 
E, spronati dall'esempio e dall'autorevolezza di Quadri responsabili, riuscivano a dare  il meglio di sé in ogni occasione. Ricordo ancora oggi l'eccezionale abnegazione dei soldati della mia compagnia in Irpinia.
Poi nel tempo le cose sono cambiate, i nostri generaloni con la puzza sotto il naso hanno gradualmente snobbato questo impegnativo compito, i vertici con le stellette hanno ritenuto che l'Esercito dovesse fare soltanto la guerra (a chi poi?!) e che l'intervento sul nostro territorio in caso di alluvioni e terremoti dovesse essere attribuito ad altri. 
Ed ecco nascere il carrozzone mangiasoldi della Protezione Civile, gran curatore di eventi ma anche creatore di scandali a non finire.
In questi ultimi anni essa ha fatto di tutto e di più ma non è stata capace di prevenire i disastri né farvi fronte con immediatezza, come è accaduto anche nella recente alluvione di Genova.
Non sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, magari destinando alla Difesa maggiori fondi per l'acquisto di attrezzature più adatte e mezzi più adeguati per numero e qualità? 
Ci saremmo risparmiati i tanti faccendieri senza stellette che sulle disgrazie altrui sono stati capaci soltanto di speculare.
Come hanno fatto a La Maddalena (G8), come hanno fatto a l'Aquila, come hanno fatto chissà dove.

lunedì 29 settembre 2014

Ricordi

Vivono nel cuore, serrati nel ricordo, i teneri ciclamini, le perle di rugiada del mattino, l'uva, il mosto, i fichi, le lontananze ioniche, le stelle scintillanti di agosto, le albe dorate di settembre, tutti i colori e i profumi di lontanissimi autunni.

lunedì 15 settembre 2014

Le operazioni di marketing nascondono incuria e mancanza di attenzione vera

Stamattina mi sono trovato a passare vicino ad un asilo pubblico della mia città. 
I bambini, che la Società e la Scuola dovrebbere educare all'ordine, al bello, al buono, al giusto,  giocavano all'aperto - spensierati e pieni di vita come tutti i bambini del mondo - con alcuni dei giochi a loro disposizione. Giochi, a dire il vero abbastanza malandati e non tutti funzionanti.
In particolare, la mia attenzione è stata attratta da ciò che ancora rimaneva di uno scivolo, che la Direzione avrebbe potuto e dovuto sostituire ex-novo o anche solo far riparare, senza per questo spendere un patrimonio.
Mi domando: il nostro Paese ha davvero bisogno di gente che fa finta di governare stando sempre in passerella come i Renzi,  i suoi ministri e le sue ministre?
Ad inizio anno scolastico, non sarebbe stato più giusto preoccuparsi degli arredi di un asilo anziché destinare soldi alle allegre ma costose scampagnate pubblicitarie del presidente del consiglio e del suo governo?
P.S.: le iniziali minuscole sono espressamente volute!

venerdì 12 settembre 2014

I libri sono portatori sani di gioia e di amicizia


Oggi ho ricevuto in dono questo libro. 
Mi era già accaduto di riceverne altri da altri amici. 
Accogliere in casa un libro è come accogliere l'amico che lo manda. 
In questo caso si tratta di un'amica incontrata su Facebook, una giovane Professoressa colta, sensibile e generosa che, avendo in comune con me il luogo di nascita, ha voluto inviarmi una raccolta molto interessante di atti e documenti risalenti alla metà del 1500 e riguardanti la vita di Pisticci ed il suo feudo.
Gliene sono immensamente grato e voglio esprimere la mia gratitudine anche attraverso il mio blog, che - per chi mi legge - non è nuovo a ringraziamenti della stessa specie.
Grazie Professoressa Leone!

sabato 16 agosto 2014

Il divino è in noi!

Superato ch'avrà l'ultimo affanno/ L'uomo contemplerà se stesso in Dio/ Disvelando così l'infido inganno! #terzine pic.twitter.com/dNvobX7ffI 
— G. Di Benedetto (@quisques) 14 Agosto 2014

venerdì 15 agosto 2014

La fantasia incredibile delle nuvole

Questa strana formazione nuvolosa ha lo stesso l'andamento di un fungo atomico subito dopo un'esposione nucleare.
Pare che la natura stessa ci voglia amorevolamnte ammonire dicendoci: accontentatevi dei miei innocui giochi di nuvole e non provate mai più a creare i vostri funghi letali.
Speriamo bene!

martedì 8 luglio 2014

Il nome di Maria


Nome di gioia è il Tuo
D'amore e di dolore;
A te fidente il priego
Dal labbro nostro tremulo

Ascende di continuo
Dalla dimora triste
Che pianger vede e gèmere
I padri nostri e noi.

Scenda al travaglio stanco
Del nostro cuore in pena
Il levor sospirato!

Da Te, Madre pietosa,
S'asterga il pianto nostro
Che niun vede e consola.

8 settembre 1962

A Maria


Luci circondan Tua fronte adorata
O Donna beata piena d'amore:
Quando dal Ciel Ti venne Gabriele,
Divino nunziator della novella,

Allora d'angeli in Cielo uno stuolo
D'amore e di dolor per Te cantò
E Tu sentivi crescerTi nel core
Un pianto grande e pur dicesti: Sia!

E sia pace per noi che non l'abbiamo
E gioia a noi che notte e dì gemiamo;
Dona sorriso a chi non ha che pianto!

Sia pur perdono a chi n'offese e muore
E la speranza a chi spenta ha nel cuore
La gioia di vita e maledice in tanto.

1962

domenica 22 giugno 2014

A furia di prendere...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. 
Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht

venerdì 23 maggio 2014

Del dovere morale del voto

Considerata la situazione nella quale si trova oggi l'Italia (disoccupazione elevatissima, economia bloccata, corruzione dilagante, povertà crescente, sfiducia e rancore ai massimi livelli nei confronti di una classe dirigente incapace e arrogante), ritengo un preciso dovere morale nei confronti delle giovani generazioni dare il voto a chi vuole un effettivo cambiamento ed una vera inversione di tendenza, a chi non vuole mantenere in vita i privilegi di casta ma servire il Paese al massimo per due legislature, a chi ha già cominciato a dare esempi concreti rinunciando, ad esempio, al finanziamento pubblico, che invece altri partiti - con bella faccia tosta - hanno continuato traquillamente a incassare.
Oggi i due partiti (il PD e FI), sui quali ricade la principale responsabilità dell'attuale stato di cose, non possono più promettere riforme e scenari credibili, avendo avuto entrambi tutto il tempo per farlo nel ventennio appena trascorso.
L'unica strada da percorrere è - secondo me - una rivoluzione civile e non violenta che, nel voto al M5S, fa confluire tutta la rabbia degli italiani, delusi oltre ogni limite da politici narcisi, falsi, ambiziosi, autoreferenziali, lontani anni luce dai bisogni reali della gente.
Scegliere minuscole formazioni nate per lo scopo precipuo di frantumare il voto, sarebbe un fatale errore.

domenica 30 marzo 2014

La pazienza

"Signore, insegnami l'arte della pazienza quando sto bene e aiutami a saperla esercitare quando sto male".
Thomas Fuller (1608 -1661) - Cappellano anglicano del re d'Inghilterra e storico inglese

giovedì 27 marzo 2014

Le emozioni sono sempre in agguato

Sono convinto che anche i libri hanno un'anima.
E spesso non è il lettore a scegliere il libro ma è il libro che sceglie il lettore. E se i libri hanno un'anima, se sono essi stessi a scegliersi da sé i propri lettori, questo, che ha un'anima semplice e bellissima, ha voluto inequivocabilmente scegliere me tra tanti potenziali lettori. Sarà stato per quelle strane combinazioni di cui è intessuta la vita, sarà stato per quelle imprevedibili coincidenze nelle quali si nascondono a volte i disegni di Dio, sarà stato per quei flussi di sentimenti cordiali che danno linfa ad un'amicizia sincera, sarà stato per quel misterioso intreccio di relazioni che ci avvolgono quotidianamente quasi senza accorgercene, sta di fatto che il libro - speditomi con grande cortesia da uno degli Autori, il Maestro Francesco Augurio, su richiesta del Professor Antonio Di Palma - è da ieri a casa mia.

Il volume è corredato di un CD, che ho subito inserito nel lettore del mio PC.

Riascoltare dopo 50 anni esatti la voce del mio vecchio Professore di liceo, voce ancora chiara, fresca e inspiegabilmente più vigorosa di un tempo; leggere le sue raffinate e dense riflessioni spirituali, fedelmente riportate e riccamente annotate dagli Autori; riandare con la memoria agli anni lontani della giovinezza: tutto ciò ha fatto riaffiorare in me un cumulo di emozioni antiche e senza prezzo.

Questo libro è veramente un dono meraviglioso. 

Grazie ancora, prezioso Professor Di Palma. La Tua amicizia non finirà mai di stupirmi!

venerdì 14 marzo 2014

Chi rema contro Bergoglio e perché.

Francamente non riesco a comprendere certi siti cattolici che, improvvisandosi difensori della dottrina tout-cort e in nome dell'ortodossia più conservatrice, non risparmiano critiche - anche feroci - alla persona di questo Papa venuto "dalla fine del mondo" e che tenta di parlare al mondo con il linguaggio della tenerezza, della comprensione, del perdono e della semplicità.
Linguaggio che - guarda caso - fu lo stesso linguaggio di Cristo e che è il linguaggio di un buon Parroco di campagna.
Forse che la dottrina vale più dell'uomo? E le leggi sono contro l'uomo o per l'uomo?
Credo che questi attacchi livorosi a Bergoglio siano in realtà dettati dalla preoccupazione di continuare a mantenere i privilegi di una Chiesa da sempre intrallazzata con il potere, dalla volontà di persistere nello statu quo di un'Istituzione millenaria che purtroppo non è mai riuscita a svincolarsi definitivamente dall'abbraccio mortale di Mammona e che spesso tende colpevolmente a sostituire Dio con il dio-denaro.

domenica 9 marzo 2014

Grande Petruzzellis!

- L'incanto della notte plenilunare, che ispirò alla austera poesia di Dante i versi più melodici;
- l'infinito azzurro, in cui riscintillano gli astri, in cui si librano innumerevoli mondi;
- il firmamento stellato che gonfiò d'alta commozione il cuore del vegliardo solitario di Konisberg;
- le profondità abissali dello spirito umano che affascinarono gli occhi indagatori di Agostino,
ci danno il senso e la certezza dell'Assoluto, senza darcene la dimostrazione e senza chiarircene il concetto.

Nicola Petruzzellis 

L'immagine riproduce la casa di Via Cavour 23, in cui, il 17 gennaio 1910, ebbe i natali l'insigne pensatore e cattedratico di Trani, purtroppo del tutto sconosciuto ai più. 

Per queste perle del Petruzzellis ringrazio ancora una volta il Professor Di Palma che lo ebbe Maestro a Napoli e che me lo ha fatto conoscere attraverso i suoi scritti.

lunedì 3 febbraio 2014

Parole sulle quali è doveroso meditare.

"Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.

Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... 
Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto!"

A. Tocqueville.

domenica 19 gennaio 2014

Rovistando tra i post del mio vecchio blog

Michelangelo - La caduta di Adamo
Ero alla ricerca di un'immagine bella, larga e spaziosa che stesse bene nel nuovo box riservato ai fedelissimi. Ho preferito questa (spero che non me la cancellino!) e voglio dar conto della scelta ai miei 23 selezionatissimi e stimati lettori.
Gran parte della cultura del mondo deriva interamente dalla vicenda affrescata con geniale talento da Michelangelo.
Adamo ed Eva, l'albero del bene e del male, il tentatore, la caduta, l'espulsione dall'Eden sono tutti elementi di una grande metafora che è alla base del nostro modo di concepire ancora oggi la vita e i rapporti con Dio e con i propri simili.
Una concezione che è debitrice in tutto e per tutto alla cosmogonia giudaica ed alla sua originale, ossessiva e devastante idea fissa: il senso del peccato e della colpa.
Colpa dei singoli che spesso e volentieri è sfociata in colpe collettive di popoli interi; che è diventata "felix culpa" ad opera della successiva teologia cristiana.
Ma tutto nasce da lì. Il nostro tormentato cammino attraverso le dolorose vicende della storia inizia in pratica da quella maledetta caduta e da quella incancellabile colpa.
Nessuno saprà mai quale piega avrebbero preso le vicende del mondo senza quella vivida ma fuorviante rappresentazione biblica.
Certo è che non potevano andar peggio!

venerdì 3 gennaio 2014

L'importanza dell'educazione religiosa

 
Le fede è un grande conforto nelle difficoltà della vita. Dalla fede scaturisce la preghiera e la preghiera è un modo ancora più efficace della psicanalisi per dar forza alle nostre diffuse debolezze. 
Ma - come tutte le cose umane - anche la fede ha bisogno di essere trasmessa oltre che coltivata.
Può avvenire che, nel corso della vita, passando attraverso fasi successive di maturazione, di consapevolezza e di autonomia, la fede diventi assolutamente essenziale, senza più dogmi e senza fronzoli, senza sacricuorismi e senza pietismi, senza riti esteriori e senza orpelli di sorta.
La stessa cosa che accade con le operazioni di potatura degli alberi: l'albero diviene più snello, cresce più vigoroso, dà frutti di migliore qualità se qualcuno si preoccupa di tagliare i rami in eccesso e le infiorescenze inutili.
È tuttavia sempre necessario che all'inizio qualcuno pianti il seme e che coltivi la pianticella appena nata, accompagnandola amorevolmente  fino all'età adulta.
Per la fede è lo stesso.
L'insegnamento religioso è di fondamentale importanza per la crescita integrale dell'uomo.
Prova ne sia il fatto che i più grandi benefattori dell'umanità, in ogni epoca e in tutti i campi, sono stati spiriti profondamente e sinceramente religiosi.