giovedì 11 dicembre 2014

Mon General

Botero - Generale
Ho sempre apprezzato i francesi e i militari francesi in particolare per alcune simpatiche sfumature del loro linguaggio.
Nei rapporti con i loro ufficiali anche di grado elevato essi adoperano un lessico al limite del familiare.
Rivolgendosi, per esempio, ad un Generale, il soldato francese dice molto semplicemente e quasi affettuosamte "mon General".
Da noi invece fino a ieri era in uso un rigido e formale "signor Generale", sostituito oggi da un secco "Generale" tout court, in ossequio alle norme di un regolamento di disciplina più democratico ed al passo coi tempi.
Evidenti e significative le differenze.
Senso di partecipazione, affetto, quasi familiarità nel linguaggio dei nostri cugini d'oltralpe.
Distacco, distanza, scarso senso di appartenenza, quasi freddezza nel nostro.
E così, poiché il destino di un popolo è scritto anche nelle pieghe del suo lessico, si comprendono ad abundantiam i fatti drammatici narrati dal romanzo "Un anno sull'altopiano" e dal film "Uomini contro".
 

Chapeau quindi ai francesi e al loro efficace modo di esprimersi!
 

P.S.: Tra le cose strane incrociate durante il servizio mi capitò un giorno di assistere alla scena di un Generale con la puzza sotto il naso (di cui per fortuna non ricordo il nome) che rimproverava un malcapitato collega Capitano, il quale aveva "osato" dire familiarmente di un proprio militare: quel "mio" soldato... 
"Il soldato non è di sua proprietà. Tutt'al più della sua compagnia". Tuonò il supergallonato.
E pensare che, se quel signore si fosse trovato in Francia, si sarebbe sentito chiamare: mio Generale!

2 commenti:

Tomaso ha detto...

Non conosco il Francese cara Pino, sento spesso delle parole che hanno un senso di musica sarebbe interessante capirlo tutto per valorizzarlo veramente.
Sicuro che tu sai spiegare tante definizioni!!!
Ciao e buona serata caro amico.
Tomaso

Giuseppe Di Benedetto ha detto...

Grazie caro Tomaso! Simpatico il tuo travestimento da Babbo Natale. La notte del 24 mi vestirò anche io per il mio nipotino...
Un fraterno saluto.
Pino