venerdì 14 novembre 2014

Le aspettative deluse di una generazione: la mia


Ho sempre pensato che negli anni 50-60-70 la classe operaia e, con essa, la schiera dei lavoratori in genere abbiano avuto nel PCI un punto di riferimento formidabile. 
La sinistra di allora, contrapposta alla destra padronale, mi sembrava la forza politica più idonea a realizzare il bene del Paese, la strada più adatta per colmare le ingiustizie sociali, la via maestra per un socialismo effettivo, un modo per dare a tutti le stesse possibilità di crescita, insomma - almeno per me - una specie di cristianesimo finalmente attuato e incarnato nella vita di una Nazione.
Ma oggi vedo che le cose sono andate e vanno in senso assolutamente contrario a quelle mie aspettative. 
Cosa fare? 
L'unica salvezza consiste in una rivoluzione culturale che consenta di strappare la maschera al potere, da chiunque - di destra o di sinistra - esso sia temporaneamente occupato, di modificare l'attuale Stato oligarchico, plutocratico ed elefantiaco sotto la spinta di una democrazia vera che non sia proclamata soltanto a parole, di scardinare definitivamente la mentalità medioevale alla quale resta ancora legata la nostra società. 
La burocrazia, tanto vituperata a chiacchiere dai destrorsi e dai sinistrorsi, è - ad esempio - l'altro nome del feudalesimo che perdura nella nostra povera Ita(g)lia.
Checché ne dica oggi Renzi, checché ne diceva ieri Berlusconi, la semplificazione è ancora una chimera e la burocrazia rimane quella vischiosa tela di ragno che lo Stato non cessa di costruire per rendere servi docili e arrendevoli i suoi cittadini. 
Alle tasse, che sono tra le più elevate al mondo, ed alla corruzione, diffusa in ogni angolo del Paese, il compito di assestare poi il definitiva colpo di grazia.
Così va l'Ita(g)lia oggi o, se volete, così andava fino a ieri!

2 commenti:

Tomaso ha detto...

Caro Pino, illuminami tu!!! io non capisco più niente.
Non ho molto capito di politica ma quello che sta ora succedendo non so dove ci porti.
Ciao e buon fine settimana caro amico.
Tomaso

Giuseppe Di Benedetto ha detto...

Carissimo Tomaso, non chiedermi di illuminarti perché nemmeno io so dove andremo a finire. Mi auguro soltanto che il buon senso e il senso critico delle persone prendano il sopravvento sul pensiero unico imposto da questi nostri tempi.
Un cordiale saluto e buona serata nella tua meravigliosa Svizzera!
Pino