sabato 27 dicembre 2008

Tanti auguri scomodi...

Da "Avvento - Natale, oltre il futuro" di Don Tonino Bello. edizioni Messaggero

(pag.119 - 120 - 121)

Tanti auguri scomodi

"Non obbedirei al mio dovere di vescovo, se dicessi ''Buon Natale'' senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non posso, infatti, sopportare l''idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga, addirittura, l''ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finchè non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marochino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finchè la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l''inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell' affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame.
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell''oscurità e la città dorme nell''indifferenza, vi facciano capire che, se volete vedere una gran luce, dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella fugura, ma non scaldano. Che i ritardi dell''edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. Che il numero 167 non è la cifra di matricola data ai condannati dal sistema. Che i ricorsi a tutti i Tar della terra sono inammissibili quando a farne le spese sono i diritti sacrosanti di chi non conta mai niente. Che i poveri, i poveri veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.
I pastori che vegliano nella notte facendo la guardia al gregge e scrutando l''aurora, vi diano il sens della storia, l''ebbrezza delle attese, il gaudio dell''abbandono in Dio. E vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l''unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul vostro vecchio mondo che muore nasca la speranza."

Grazie amici, Buon Natale a tutti

4 commenti:

Pipoca ha detto...

Ever i tuoi post sono sempre incandescenti e questo, più che un augurio, alla fine sembra una maledizione. Ma ci sono molte cose che scottano dentro. Leggendo i giornali in questi giorni, trovo vergognoso come tutti questi giorni siano stati riletti in un'ottica esclusivamente economica. Come ogni giorno, del resto, sia sinonimo di borsa su borsa giù, tasso su e tasso giù.

Avrei voluto essere menefreghista ed espormi al mondo con quel certo nonsoché di strafottente, dicendo che me ne frego del natale, con la presunta superiorità di rifiuto degli annessi e connessi, persino degli auguri. Poi a un certo momento, mi son trovata sola a riflettere e mi sono accorta che soffrivo. Soffrivo per me, per la mancanza che sentivo verso le mie famiglie che erano in tutt'altro luogo che con me.
Non sono indifferente perché ho avuto rabbia e mancanza di qualcosa ed è forse nella mancanza che sentiamo veramente l'importanza di una cosa.
Mi viene in mente quando si studia e si analizza il passaggio dove l'uomo diventa il centro del mondo, ma 'antropocentrismo' oggi mi pare sia diventato econicocentrismo...
Fatto sta che nel dolore quotidiano e delle piccole cose, forse c'è il senso di tutto e di quanto siano importanti le persone, più che lo sfarzo e la ricchezza.

Che sia necessario sentire la mancanza allora per capire il senso delle cose, anche le più banali e le più scontate?



p.s. commento contorto... ma quale animo non lo è? ;)

evergreen ha detto...

Io sono più contorto di te...ammesso che tu lo sia stata! Ho trovato lineare e lucido il tuo argomentare, cara pipoca...è proprio vero che "rem tene, verba sequentur".

Aliza ha detto...

sempre molto intenso questo brano di don Tonino Bello, sacerdote e vescovo, è sempre un piacere ci invita a riflettere e di conseguenza ad avere speranza. Ti aggiungo una sua poesia:

Andiamo fino a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.
(don Tonino Bello)

senz'altro la conoscevi già, ti saluto A

evergreen ha detto...

Grazie per questa splendida poesia. Don Tonino Bello non l'ho conosciuto direttamente ma ho avuto la fortuna di vederlo tre o quattro volte. Non aveva la croce pettorale d'oro, in nulla era diverso da un povero prete qualsiasi...anche la sua tonaca era lisa e le sue scarpe logore. Insomma portava il marchio inconfondibile dell'uomo di Dio. Aveva messo a disposizione di alcune famiglie indigenti di Molfetta i locali del suo vescovado. Grande Vescovo e grande profeta! Ma i suoi stessi confratelli lo snobbavano e lo emarginavano...