martedì 14 ottobre 2008

Testimonium flavianum

Nelle sue Antichità giudaiche Giuseppe Flavio racconta della condanna a morte per lapidazione di Giacomo il Minore, avvenuta nel 62 in questi termini:


« Anano [...] convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione »

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xx.200)

Il secondo brano, quello propriamente noto come testimonium flavianum, afferma:


« Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani. »

(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xviii.63-64)

Su fonti poco attendibili o per lo meno sospette come quest'ultima alcuni studiosi cattolici fanno ancora oggi ingenuamente poggiare la storicità dei Vangeli. Vedi, ad esempio, Luciano Pacomio in appendice al suo "Gesù - I 37 anni che venti secoli fa cambiarono il senso della storia e i nostri destini" , Ed. Piemme 1996

Una maggiore cautela non farebbe male!

2 commenti:

Octuagenario ha detto...

Guarda, delle volte ho sentito anche cose peggiori. Certi interpreti cattolici nel voler a tutti i costi corroborare la loro verità finiscono per screditarla.
Meno male che non tutti sono così.

evergreen ha detto...

Ben detto, caro Octy!!!