venerdì 29 marzo 2013

Ammiragli, generali e ministri

Credo di conoscere  bene l'ambiente militare. 
Ho indossato l'uniforme per lunghissimi anni e parlo con qualche cognizione di causa. 
Nel mondo delle stellette ci sono (e le ho conosciute) tantissime brave persone ma esiste anche una casta arrogante, supponente, preoccupata quasi unicamente delle proprie carriere, distante dai reali problemi delle Forze Armate, lontana anni luce dalle aspettative della base. 
È una casta rinchiusa nella torre d'avorio dei privilegi, delle corporazioni, delle cordate ed è generalmente composta da yes-man disposti a sacrificare tutto, anche la propria testa,  pur di compiacere il potere. 
Ed è così che i vertici militari, abituati a sviluppare una visione acritica del mondo per non urtare l'opinione dominante, sono quasi sempre incapaci di un qualsiasi pensiero originale o di un qualsiasi comportamento autonomo.
Di Paola non fa eccezione alla regola. 
Lui, che in servizio non avrebbe probabilmente degnato nemmeno di uno sguardo un inferiore in grado, si è lasciato scappare pubbliche lacrime per ingraziarsi un'opinione pubblica inferocita.
L'unica cosa sensata che avrebbe dovuto fare sarebbe stato dimettersi. Terzi lo ha fatto con assoluta indipendenza e con grande dignità.
Ma un militare, pur diventato ministro, non ha avuto né la forza né il coraggio di farlo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

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