venerdì 17 aprile 2009

Epicuro e Spinoza

"Occhi di Dio"
Incredibile modernità di Epicuro. Alcuni suoi guizzi di genio anticipano Spinoza.

La divinità - secondo Epicuro - esiste ma non si occupa del mondo, se ne sta beata ed indifferente alle vicende degli uomini e delle creature. E la presenza del male è la prova che Dio non partecipa alle cose di quaggiù.
Ecco le sue parole:
"Dio o vuol togliere i mali e non può, o vuole e può. Se vuole e non può, è impotente: il che non può essere di Dio. Se può e non vuole, è invidioso: il che del pari è contrario a Dio. Se né vuole né può, è invidioso e impotente, perciò non è Dio. Se vuole e può, ciò solo conviene a Dio, da dove viene dunque l'esistenza dei mali? e perché non li toglie? Dio non fa nulla, non è preso da alcuna occupazione, a nessuna opera lavora, gode soltanto della sua sapienza e virtù."

Spinoza, il grande e dolce Spinoza, a distanza di secoli usa più o meno le stesse parole per i medesimi concetti.
Ecco come egli descriveva Dio nella sua "Etica":
"Sostanza eterna, infinita e assoluta che non opera con libera volontà né con intelligenza, non ha alcun rapporto personale e diretto con gli uomini né con alcuna altra specie, non è né misericordioso né vindice o giustiziere, non è affetto da gioia né da tristezza. Non vi è pregiudizio più misero di quello che che subordina il presunto amore dell'essere infinito alla venerazione ricevuta da una natura finita. Altrettanto meschina è la convinzione di poter modificare i decreti di Dio per mezzo delle nostre preghiere, come si potrebbe fare con un padre, un giudice e un re".

1 commento:

Lara ha detto...

Bellissimo post!
Due filosofi, distanziati da secoli di tempo e di storia, parlano di un dio, con parole che a me sembrano - in entrambi i filosofi - ineccepibili.

Ciao,
Lara