venerdì 21 ottobre 2011

Due parole di pietà

Non amo le dittature né i dittatori; non ho alcuna simpatia né per quelli duri né per quelli morbidi; non ho alcuna stima per coloro che, nell'esercizio del comando, credono di essere al centro dell'universo, ritenendosi padroni del mondo e non invece al servizio degli altri; detesto -  in una parola - chi esercita il potere in forme violente e autoritarie, ostinandosi a mantenerlo a qualsiasi costo, anche quando le circostanze consiglierebbero un'uscita di scena prudente e onorevole.
Ma non posso esimermi dal condannare la violenza di chi questa stessa violenza ha voluto punire. Non posso fare a meno di esecrare la barbarie che vuole eliminare la barbarie. Non posso mancare al dovere cristiano del compianto su un morto che è in primo luogo vittima di se stesso e della sua tragicomica mania di grandezza ma che è stato cancellato dalla storia da una spietata condanna a morte eseguita per mano di un disinvolto diciottenne senza rispetto per la vita e per gli uomini. 
Se la nuova democratica Libia nasce in questo modo, c'è poco da stare allegri. 
Allegri saranno solo gli Stati che hanno voluto la fine di Gheddafi per i loro particolari interessi economici.
Per questo la giovane Madre pietosa di michelangiolesca memoria cede oggi il passo ad una madre dal cui volto sono del tutto assenti i caratteri della pietà e del dolore.
Il cinismo del nostro tempo si rivela anche in questo.
P.S.: Brava Angela!

2 commenti:

Tomaso ha detto...

Sottoscrivo tutto caro Pino le barbarie da qualunque posto avvengano sono sempre da non fare.
Buon fine settimana caro amico.
Tomaso

evergreen ha detto...

Grazie del tuo commento, ottimo e caro amico!
Le barbarie commesse per vendicarne altre sono sempre barbarie.
Un affettuoso saluto!