mercoledì 27 febbraio 2008

La difficile arte di giudicare se stessi


Raffaello - Incontro di Leone Magno con Attila

Scruti ciascuno la propria coscienza e ponga se stesso di fronte al proprio giudizio. Veda se nel segreto del suo cuore egli trova quella pace che dà Cristo, se nessuna concupiscenza della carne combatte in lui il desiderio dello spirito; e se egli non disprezza la situazione umile e non brama la situazione elevata, se non si allieta di un guadagno illecito e non gode smoderatamente per l`aumento dei suoi beni, e infine se la felicità altrui non lo addolora o non lo allieta la miseria del nemico. E qualora non trovi in sé nessuna di queste passioni interiori, ponderi, con esame sincero, a quale specie di pensieri egli si abbandoni; se non si culli nelle immagini vane, se sia sollecito a distrarre l`animo da ciò che lo alletta perniciosamente. Poiché non essere influenzato da nessuna lusinga, non esser solleticato da nessuna cupidigia, non è possibile in questa vita che è tutta una tentazione, e in cui senz`altro è vinto chi non teme di esser vinto. E` superbia presumere di non peccare facilmente, ché anzi questa stessa presunzione è peccato, come dice il beato apostolo Giovanni: Se diciamo di non aver peccato alcuno, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi (1Gv 1,8).

Leone Magno, Sermoni, 41,1

Giudicare se stessi è pratica davvero ardua. Noi infatti siamo portati a guardare con benevolenza le nostre debolezze e ad assolvere con indulgenza i nostri errori più di quanto siamo disposti a fare con le debolezze e gli errori degli altri, che spesso e volentieri condanniamo con rigore eccessivo e senza possibilità di appello. Del resto, come diceva Fedro, Juppiter imposuit nobis duas peras....

1 commento:

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)