martedì 27 maggio 2008

Maurice Zundel

"Io metto altrettanta devozione nel mangiare la minestra, che nel celebrare la messa, perchè siamo sempre alla tavola del Signore, ed è dalla sua mano che riceviamo il nutrimento, simbolo del suo amore". (Maurice Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, Ed. Messaggero, Padova, 1989, p. 112).

"Noi non mettiamo il buon Dio sopra una tavola o sopra l'altare, noi non mettiamo il buon Dio nella nostra bocca o in tasca nostra, ma c'è nel pane e nel vino consacrati, come in una lettera, il veicolo di una presenza reale, dello stessa forma come una lettera è un veicolo di un pensiero reale". (M. Zundel, Un Regard sur l'Eucharistie, p. 31).

"Quando portiamo l’eucaristia, Cristo non è trasportato. Quando mangiamo l’ostia, Cristo non è mangiato. Tutte queste cose sono segni di qualcosa che oltrepassa ogni parola. Si tratta di una trasformazione di noi stessi in Cristo, dove tutti questi segni vogliono dire una sola cosa: la carità di Cristo che ci trasforma in Lui, perché la nostra vita sia carità". (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p.172).

Scorrendo le pagine di questo sito tradizionalista (anzi sarebbe meglio definirlo fonfamentalista), mi sono imbattuto in queste affermazioni bellissime, in queste intuizioni folgoranti di M. Zundel, teologo profondo e ispirato ma ingiustamente bollato come eretico. Si fa presto a condannare senza comprendere il senso alto delle parole e la tensione nobilissima che intimamente le anima. In altra epoca Zundel sarebbe stato fatto accomodare senza tanti scrupoli in una pubblica piazza per essere arso vivo su un rogo! D'altra parte se, nonostante 2000 anni di cristianesimo, i progressi della carità sono quasi irrilevanti nel mondo, se l'egoismo regna sovrano dappertutto ma spesso e colpevolmente ancora di più nei ricchi paesi cosiddetti cristiani, questo è essenzialmete dovuto al fatto che il cristianesimo è vissuto ancora oggi come una specie di adempimenti formali ed esteriori e non per quello che è nella sostanza: genuino amore per il prossimo, sollecitudine per gli ultimi, servizio per i poveri, esercizio ininterrotto della carità, in una parola un concreto interessamento per l'uomo ed i suoi bisogni e non un'irresponsabile chiusura a riccio nella tranquillizzante ma inutile cornice di riti semi tribali. Purtroppo - come sempre accade - le voci libere e sincere come quelle di Zundel sono destinate ad essere pesantemente soffocate da chi ha interesse a lasciare le cose come stanno per continuare a lucrare su questi persistenti residui di vera e propria idolatria. Ma Zundel era in ottima compagnia. Cristo stesso aveva infatti chiaramente affermato che "i veri adoratori del Padre lo adoreranno in spirito e verità".

4 commenti:

Octuagenario ha detto...

Illuminato come sempre caro collega ;) (o sarebbe meglio dire illuminatus?)
conosco il latino maccheronico come le mie tasche, Ever!

Sulla questione del cristianesimo. Beh, sostanzialmente è vero, questo è innegabile, del resto lo dicono tutti. Però permettimi di aggiungere che anche l'altra faccia del cristianesimo è importante. La ritualità è essenziale per qualunque tipo di religione, pena (probabilmente) la sua stessa sopravvivenza. Prova a immaginare un cristianesimo senza riti? Sarebbe forse arrivato fino a oggi?
Ti parlo da non credente.

evergreen ha detto...

Mi sono sempre più convinto che la vera religione è quella interiore. Le forme di religiosità esteriori, la ritualità che spesso è fine a se stessa, l'apparato liturgico che pure ha il suo fascino, non hanno nulla a che fare con la purezza del sentimento che alberga nella mente e nel cuore dell'uomo genuinamente religioso quando esso è in intima relazione con la natura e con il mondo che lo circonda.

evergreen ha detto...

Lo svedese Carlo Linneo, il fondatore della moderna sistematica biologica, scriveva che la scienza naturale «partendo da una conoscenza chiara e perspicua delle cose create in questo mondo, ci informa mediante i caratteri loro propri. Essa, di conseguenza, è la scienza che trasmette i precetti per comprendere il libro della natura, impresso dal Creatore stesso nei caratteri anziché nelle lettere. Libro della natura che contiene l'opera della creazione, cioè la sapienza del Sommo Ente quale si manifesta nelle sue opere».
E continuava:
«La contemplazione delle cose naturali ci conduce a Dio [...] la scienza naturale è senz'altro la prima delle scienze e quella che merita maggiormente di impegnare l'attività e l'operosità diligente dell'uomo, poiché è senz'altro Scienza Divina. Non solo essa svela la causa per cui è stato creato l'uomo, ma lo conduce per una via diritta a conoscere la Maestà, la Sapienza, l'Onnipotenza, l'Onniscienza e la Clemenza del suo Creatore».
Questo pensiero di Linneo illustra in maniera completa ed efficace quello che io avevo tentato di dire balbettando nel precedente commento. Buona serata, pensoso octuagenario!

Octuagenario ha detto...

Balbettando?
:D

Ma dai, che sei stato più chiaro tu di quell'altro...