giovedì 9 aprile 2009

La grande poesia italiana

Sogno d'estate

Tra le battaglie, Omero, nel carme tuo sempre sonanti
la calda ora mi vinse: chinommisi il capo tra 'l sonno
in riva di Scamandro, ma il cor mi fuggì su 'l Tirreno.
Sognai, placide cose de' miei novelli anni sognai.
Non più libri: la stanza da 'l sole di luglio affocata,
rintronata da i carri rotolanti su 'l ciottolato
de la città, slargossi: sorgeanmi intorno i miei colli,
cari selvaggi colli che il giovane april rifioría.
Scendeva per la piaggia con mormorii freschi un zampillo
pur divenendo rio: su 'l rio passeggiava mia madre
florida ancor ne gli anni, traendosi un pargolo a mano
cui per le spalle bianche splendevano i riccioli d'oro.
Andava il fanciulletto con piccolo passo di gloria,
superbo de l'amore materno, percosso nel core
da quella festa immensa che l'alma natura intonava.
Però che le campane sonavano su da 'l castello
annunziando Cristo tornante dimane a' suoi cieli;
e su le cime e al piano, per l'aure, pe' rami, per l'acque,
correa la melodia spiritale di primavera;
ed i peschi ed i meli tutti eran fior' bianchi e vermigli,
e fior' gialli e turchini ridea tutta l'erba al di sotto,
ed il trifoglio rosso vestiva i declivii de' prati,
e molli d'auree ginestre si paravano i colli,
e un'aura dolce movendo quei fiori e gli odori
veniva giú dal mare; nel mar quattro candide vele
andavano andavano cullandosi lente nel sole,
che mare e terra e cielo sfolgorante circonfondeva.
La giovine madre guardava beata nel sole.
Io guardava la madre, guardava pensoso il fratello,
questo che or giace lungi su 'l poggio d'Arno fiorito,
quella che dorme presso ne l'erma solenne Certosa;
pensoso e dubitoso s'ancora ei spirassero l'aure
o ritornasser pii del dolor mio da una plaga
ove tra note forme rivivono gli anni felici.
Passar le care imagini, disparvero lievi co 'l sonno.
Lauretta empieva intanto di gioia canora le stanze,
Bice china al telaio seguía cheta l'opra de l'ago.

Giosuè Carducci (da Odi barbare)

Il sogno avviene d'estate ma il paesaggio è quello primaverile, il colore quello dei fiori di campo, l'atmosfera quella di Pasqua. Più attuale di così!

mercoledì 8 aprile 2009

Il giornalismo...

"Il giornalismo non è un mestiere che consenta un tempo libero autonomo rispetto alla professione. Richiede una vocazione. Se quella vocazione non c'è, inutile provarci.
Vocazione al giornalismo vuol dire voglia e capacità di entrare nelle vita degli altri, per raccontarli coglendoli in tutte le loro posture, quelle gradevoli e quelle inquietanti, innocue o criminose, normali o devianti. Vocazione ad invadere la vita degli altri, a cominciare da quelli che esercitano un potere. Perciò il giornalismo è anche un contropotere e come tale detiene un intenso potere di controllo. Questa è la ragione che rende la libertà di stampa necessaria alla democrazia e tutelata dalle costituzioni democratiche, una patente di nobiltà che però non ne modifica l'essenza: invadere la vita altrui."
Da "L'uomo che non credeva in Dio" di Eugenio Scalfari - Einaudi

"L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio."
Indro Montanelli

"Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti. Solo l'uomo buono cerca di comprendere gli altri, le loro intenzioni, la loro fede, i loro interessi e le loro tragedie."
Ryszard Kapuscinski

Mi piace molto quest'ultima affermazione. Anche secondo me il buon giornalista deve essere innanzitutto un uomo buono. Se non è un uomo buono, egli non saprà mai rispettare il dolore degli altri, non sarà mai capace di fermarsi di fronte al pianto ed alla disperazione del prossimo, sarà piuttosto simile ad uno sciacallo cinico e senza scrupoli che si aggira avido e ingordo sulle macerie di una città distrutta.

lunedì 6 aprile 2009

Una preghiera per le vittime del terremoto

Siamo un paese fragilissimo. Che Dio ci aiuti ed accolga nel Suo grembo le vittime incolpevoli di questo nuovo disastro!

domenica 5 aprile 2009

La domenica delle palme

La cosiddetta domenica delle palme rievoca per unanime tradizione l'ingresso di Gesù a Gerusalemme prima della Pasqua. Ma - secondo alcuni autori - si sarebbe trattato di un ingresso nella città avvenuto con maggiore probabilità nell'autunno precedente e, precisamente, in occasione della festività ebraica delle Capanne (Sukkoth) che era festa di gioia, festa dei prodotti della terra e del vino e che - come la Pasqua e la festa delle settimane (Shavuoth) - obbligava i pii ebrei ad uno dei tre pellegrinaggi annuali a Gerusalemme.
Elemento importante di Sukkoth era il Lulav (palma), mazzo di rami formato da un ramo di palma, tre di mirto, due di salice e un cedro.
Anche secondo il mio modesto parere le circostanze dell'ingresso festoso a Gerusalemme, che i vangeli sinottici e la chiesa collocano simbolicamente in stretta correlazione con la Pasqua, andrebbe in realtà anticipato di qualche mese, all'inizio dell'autunno precedente e ciò in coincidenza del pellegrinaggio nella città santa per la festa delle Capanne: questa e non la Pasqua era infatti caratterizzata da un singolare rito - prescritto dal Levitico - secondo cui le palme dovevano essere prese nella mano destra ed agitate per tre volte verso i quattro punti cardinali, verso l'alto e verso il basso.

sabato 4 aprile 2009

E' dentro di noi un fanciullino...

L'infanzia è una stagione fatata. La sola di tutta una vita che non finisce mai e t'accompagna fino all'ultimo respiro.
Anche i ricordi dell'infanzia ti seguono negli anni, sono gli ultimi ad annebbiarsi e quando le cellule che presidiano la memoria sentono già il logorio del tempo, il gocciolio del tempo che cade dalla gronda del cielo sui tuoi pensieri ormai svagati e sconnessi, il fanciullino che è rimasto in te ancora ti invia segnali, segnali di riso e di pianto, di gioco e di malinconia.

Da "L'uomo che non credeva in Dio" di Eugenio Scalfari - Einaudi

giovedì 2 aprile 2009

La supervalutazione dell'ego


Da "Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André" di Riccardo Bertoncelli, Giunti Editore
da Fabrizio De André:
"Ogni artista crede sempre di valere più di quello per cui è apprezzato. "
Ma non solo l'artista, aggiungo io...

mercoledì 1 aprile 2009

Sine titulo

Da "L''ha ucciso lei"di Tahar Ben Jelloun, edizioni Einaudi

"La povertà, l''insicurezza e la promiscuità non lasciano spazio al dialogo e alla tolleranza. La gente esasperata perde ogni controllo".

(pag.7)

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...