lunedì 2 novembre 2009

La radice ebraica del cristianesimo è anche il suo limite.

Nelle vicende del cristianesimo è accaduto né più né meno quel che da sempre si verifica in natura: innestare un ramo di una pianta su un albero di diversa specie presenta dei rischi. L'attecchimento è infatti tanto più difficile quanto meno simili all’albero originario sono le specie su di esso innestate.
Non v’è chi non veda che la "buona novella" è lontana anni luce dall’ebraismo, che pure ne costituisce la matrice: nell’ebraismo prevaleva pesantemente la forma; nella visione cristiana del mondo la sostanza e la semplicità di un cuore sincero; nell’uno la facevano da padrone i riti, i sacrifici, le regole, le decime; nell’altro veniva predicata la libertà impagabile dei veri adoratori del Padre; nella Torah assumeva un ruolo fondamentale la lettera; nell'insegnamento del Galileo lo spirito della legge; tra i figli di Abramo vigeva il barbaro contrappasso del taglione; tra i seguaci di Cristo il comandamento divino dell’Amore.
Come si vede due mondi agli antipodi, due visioni del mondo difficilmente conciliabili. Ci fu tuttavia chi - come Paolo di Tarso - da subito volle operare una sintesi tra i due mondi e decise di farli convivere ed unificarli nella medesima, formale esaltazione del Tempio e del rituale ad esso legato. La conseguenza di questa scelta è stata disastrosa: la forza ed il vigore del "Verbo" si sono di gran lunga attenuati, si è miseramente annacquato l'annuncio evangelico, si è in parte svuotato il significato di autentica novità che esso conteneva, si è di molto appannata la luce del messaggio cristiano, messaggio folgorante e veramente rivoluzionario sul suo nascere ma ben presto soffocato, mortificato ed appiattito dai nuovi farisei sugli stessi formalismi e sugli stessi riti dell’ebraismo.
Per questa ragione, dopo 2000 anni da quell'incredibile annuncio, il mondo non riesce ancora a far lievitare il vangelo. Per questa ragione è rimasta frenata la forza dirompente delle beatutudini. Per questa ragione l'ingiustizia regna sovrana e le evidenti diseguaglianze sociali sono ancora oggi ben lontane dall'essere abbattute. Ed è ancora per questa ragione che l'umanità continua a vivere sotto la pesante, invasiva schiavitù delle norme e delle leggi che uccidono la libertà dei figli di Dio.

2 commenti:

Pierangelo ha detto...

Attiro l'attenzione di chiunque legga sulla necessità di interpretare le considerazioni esposte in questo post senza dimenticare quanto stabilito a proposito dei rapporti tra Cristiani ed Ebrei dal Concilio Vaticano II nel documento Nostra aetate al numero 4.

evergreen ha detto...

Ecco - nella Nostra Aetate -la dimostrazione di quell'innesto di cui parlo nel mio post: "...la Chiesa deve avere sempre presenti le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine. "
Lungi da me demonizzare e biasimare i discendenti di Abramo che hanno pagato con sangue innocente la colpa di essere stati indicati - proprio da quei libri che si ritengono ispirati da Dio ma che furono scritti da uomini - come i responsabili del fatale deicidio. Fu Roma, fu il procuratore romano Pilato che condannò Gesù. Non altri lo condannarono alla crocifissione, pena espressamente prevista per i sobillatori, i rivoltosi, gli eversori. E - nella fase di penetrazione della nuova religione nel mondo romano - fu la paura di offendere Roma che consigliò ai redattori dei vangeli di adottare una versione dei fatti che, coinvolgendo il Sinedrio e "tutto il popolo" di Gerusalemme, scagionasse almeno in parte le responsabilità dell'autorità romana. Io dico soltanto che la divina purezza del messaggio cristiano venne per così dire subito inquinata dalla legge senz'anima e dal culto formale dei discendenti di Abramo. La classe sacerdotale - fieramente avversata da Gesù - ebbe così di nuovo il sopravvento e, cambiando pelle, consolidò il suo potere anche nella nuova religione. che tante volte si richiama a Cristo solo nel nome.