lunedì 18 giugno 2012

Dei simboli, degli inni nazionali e della crisi europea

Bandiera di guerra del 9° reggimento fanteria "Bari"





Le ruvide pressioni dei grandi gruppi di potere, tutti esterni agli Stati europei, sono ormai sotto gli occhi di tutti.
Ciò che non è chiaro o che non viene spiegato con la chiarezza necessaria è la volontà di questi stessi gruppi di voler procedere quanto prima alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa.
La crisi economica europea non è quindi soltanto il calvario imposto alle classi più deboli dalle classi egemoni ma è anche il travaglio che precede la nascita di questa realtà sovranazionale. 
Gli ostacoli che si frappongono sono in gran parte di ordine economico ma non sono da sottovalutare nemmeno le controspinte nazionaliste degli Stati. 
Ciascuno di essi ha infatti alle spalle una precisa entità culturale, una grande storia patria vissuta entro i confini e spesso anche al di fuori di essi, una lingua scritta e parlata che fa da cemento all'unità di un popolo, un patrimonio artistico che è l'espressione più genuina del genio di una nazione
In una parola, ciascuno di essi ha la sua irrinunciabile identità.
Ed è su questo terreno che si gioca il futuro dell'Europa unita.
La moneta unica è stato solo il primo passo.
Il secondo dovrà essere la progressiva rinuncia alle rispettive sovranità nazionali che possono e debbono essere sacrificate in vista di un bene superiore.
In un mondo, diventato da tempo un piccolo villaggio, credo che sia giunto il momento di unire tutte le forze per assicurare un futuro migliore ai figli dei figli.
La strada dell'effettiva unione europea è quella da seguire. I grandi europeisti del secolo scorso ne erano più che convinti. Bisognerebbe però avere il coraggio di farlo fino in fondo. Ciascuno e tutti insieme.
Le bandiere e gli inni nazionali hanno esaurito il loro tempo.
Vengo da un ambiente, quello militare, nel quale il simbolo dell'unità nazionale, la bandiera, è sempre stato il primo destinatario dei massimi onori. Io stesso l' ho onorata convintamente ogni giorno.
So quindi di passare per un iconosclasta o per un irriverente se arrischio di dare sottovoce questo piccolo suggerimento pratico: aboliamo da subito gli inni nazionali (che, tra l'altro, servono unicamente per le partite di calcio) e facciamone uno europeo; aboliamo tutte le bandiere (buone anch'esse solo per le partite di calcio) e  riuniamole in un'unica grande bandiera d'Europa
Scommetto che, nel giro di 10 - 20,  gli Stati Uniti europei saranno realtà.
Gli Stati Uniti d'America lo sono dal 1776!

3 commenti:

Tomaso ha detto...

Queste tradizioni mettono in ginocchio ogni stato con le costosissimi allestimenti caro Pino,quanto bello sarebbe il mondo senza armamenti...
Già è solo un semplice sogno caro amico.
Tomaso

evergreen ha detto...

La conseguenza di una futura unificazione europea sarebbe anche quella di disporre di Forze Armate comuni. Si sta lavorando da qualche anno in tal senso. Le guerre tra Stati non vi sono più. E per fortuna! Il sogno però sarebbe quello di eliminarle del tutto!

evergreen ha detto...

A beneficio dei miei cinque lettori trascrivo questa nota del mio amico Prof. Antonio Di Palma (sempre troppo buono con me!)che poggia su considerrazioni molto condivisibili sull'argomento.
Eccola:
Caro Pino,

molto bello il tuo post riguardante il difficile processo dell'unificazione europea.

Mi devo sempre complimentare con te ! Bellissima l'analisi delle cause che rallentano o addiritura bloccano questo difficoltoso processo che tende all'unificazione degli stati europei.

Ti sembrerò antidiluviano,però, io vedo quella unificazione, auspicabile in sè , come una vera e propria utopia, per usare un termine caro a Tommaso Moro.

Non credo realizzabile , anche nel lungo periodo,questo elefantiaco progetto di una Europa unita, da cui tutti gli stati nazionali mirano solo a trarne vantaggi e benefici ma verso cui nessuno è disposto a sacrificare qualcosa che intacchi il proprio interesse economico e nazionale.

Tutti vogliono prendere farina da questo sacco "Europa" - come è ovvio che sia ! - ma nessuno , come è altrettanto ovvio che sia, (scusami questa brutalità ma è anche una verità, fatte rarissime eccezioni ! ) è disposto a sacrificare un bel niente !

La realtà, è inutile contrabbandarla, è anche questa !

Ma poi - mi domando - quale è lo scopo di creare questo grande stato sovranazionale ?

Quello di essere più forte di altri stati e mantenerli subordinati a una propria egemonia politica ed economica ?

Non mi sembra l'ideale politico più nobile che si possa immaginare, per usare solamente un'espressione eufemistica !.

Non bisognerebbe mirare a essere più forti di altri stati,perchè altri potrebbero essere anche più capaci in tal senso, e forse ne hanno anche le condizioni oggettive.

I comandamenti : Ama il prossimo tuo come te stesso, Non fare agli altri quello che non vuoi a te stesso, potrebbero insegnare qualcosa anche nella nobile arte della politica.

Bisognerebbe essere più cattolici nel senso ,però, etimologico del termine.

Bisognerebbe concepire questa Europa secondo gli ideali della Rivoluzione Francese , che devono valere universalmente , devono valere sempre e dovunque, nei confronti di tutti ,a livello universale , a livello cattolico, appunto .

Non si può immaginare un Europa gendarme del mondo, sarebbe una edizione aggiornata di altri gendarmi storici che la storia ha condannato.

Mi accorgo di aver sforato e te ne chiedo perdono.

Questo sproloquio te l'ho proposto per sentire il parere di una persona autorevole, dalla larga esperienza di vita e da un lungimirante equilibrio critico, quale sei tu.

Scrissi una volta che l'errore aveva una sua fecondità, perchè promuove sviluppo , approfondimento, discussione..... Come un errore, appunto, ti propongo quanto ti ho scritto, anche allo scopo di prevenire i tuoi rimproveri quando mi dici che non ti faccio pervenire mie mails.

Con la consueta simpatia, ti abbraccio e ti saluto.

Antonio