giovedì 22 settembre 2011

Perché rinunciare alla nostra bella lingua?

Mi è capitato sotto gli occhi questo "Rapporto Esercito" o "Army Report" pubblicato ad aprile di quest'anno.  Pagine patinate, progetto e elaborazione grafica interessanti, con testo in italiano e testo inglese.
Tuttavia, nonostante la traduzione a fronte, il testo italiano risulta pieno zeppo di inglesismi secondo la imperante  moda corrente. 
Cosa vi leggo? Ecco: il "Master plan" dell'Esercito"..."la nuova vision dello strumento terrestre"..."la Forza Armata ha sentito l'esigenza di dotarsi di un framework concettuale di riferimento"..."l'appeal esercitato dalla Foprza Armata" ed altri barbarismi simili. Noto con un certo sollievo la perenne giovinezza del latino nel cartiglio del "Salus Rei Pubblicae Suprema Lex Esto" e, scorrendo le pagine,  un isolato, incredibile "continuum", probabilmente usato dal redattore solo per il fatto che il termine - di pura marca latina - è stato recepito da tempo anche dagli anglofoni.
Ho sempre avvertito un certo disappunto nei confronti di questa nostra tendenza a rinunciare alla propria lingua. Forse che "master plan" esprime meglio il concetto di "progetto (o piano) generale" o "vision" quello di "visione" o "framework" quello di "contesto" o "appeal" quello di "attrattiva"?
Boh!

3 commenti:

giardigno65 ha detto...

in latino si spara sempre meno...

evergreen ha detto...

Adesso le bombe parlano inglese...anzi l'inglese intelligente!:-))

evergreen ha detto...

Scimmiottare gli americani non mi è mai piaciuto. Non credo che abbiamo molto da apprendere nemmeno nell'arte militare noi che di quest'arte siamo stati i maestri. Caesare docet!