sabato 29 marzo 2008

La via di Damasco



Atti 26


Difesa di Paolo davanti al re Agrippa

1 Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa: 2 «Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei, 3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente. 4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei, 5 perché mi hanno conosciuto fin da allora, e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo. 6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri; 7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei! 8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti? 9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno. 10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l'autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand'erano messi a morte, io davo il mio voto. 11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere. 12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l'autorità e l'incarico da parte dei capi dei sacerdoti, 13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio. 14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica:"Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo". 15 Io dissi: "Chi sei, Signore?" E il Signore rispose: "Io sono Gesù, che tu perseguiti. 16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, 17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando 18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati". 19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste; 20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento. 21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22 Ma per l'aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè: 23 che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e alle nazioni».24 Mentr'egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce:«Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno». 25 Ma Paolo disse: «Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno. 26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto. 27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi». 28 Agrippa disse a Paolo: «Con così poco vorresti persuadermi a diventare cristiano?» 29 E Paolo: «Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all'infuori di queste catene». 30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro; 31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo:«Quest'uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione». 32 Agrippa disse a Festo: «Quest'uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare».


Ecco il resoconto della più celebre delle folgorazioni. La pagina degli Atti è percorsa da un forte fremito emotivo e costituisce una specie di atto di nascita, solenne e vibrante, della fede nel Cristo Risorto. Da questa appassionata autodifesa, pronunciata da Saulo davanti ad Agrippa, presero definitivamente le mosse la religione "cristiana" e il suo formidabile destino. Per questo l'Apostolo delle Genti, comunicatore infaticabile e ardente, è da considerarsi a buon diritto il vero fondatore del cristianesimo, l'inarrivabile e temerario ideatore di una splendida teologia imperniata sull'Unico Sacerdote che è Cristo e sull'Unico Suo Sacrificio di redenzione, mediante il quale, una volta per tutte, l'uomo e l'intero creato sono stati salvati.

venerdì 28 marzo 2008

Quiz



Mi sono sottoposto al votometro. Fatelo anche voi. E' divertente! P.S.: peccato che la Santanchè sia il politico più distante dalla mie idee. D'altra parte non è mica detto che un bel contenitore sia destinato solo per questo ad accogliere necessariamente qualità e credibilità!

lunedì 24 marzo 2008

La Sacra Sindone è prova attendibile della Resurrezione?


Paricolare della Sacra Sindone custodita nell'omonima Cappella a Torino (vedi webcam)

MA SE DAVVERO, IL 9 APRILE DELL’ANNO 30 GESU’ E’ RISORTO ALLORA TUTTO CAMBIA !!!
Oggi, in Gran Bretagna, la Bbc trasmetterà l’annunciatissimo film-inchiesta sulla Sindone intitolato "Shroud of Turin". A conflict of evidence” con cui si riaprirà tutto il dossier relativo all’analisi al C14 fatta nel 1988. Tali e tante sono le scoperte e gli studi che, grazie ai più elaborati mezzi tecnico-scientifici, hanno dimostrato la fallacia di quella datazione medievale e la provenienza del Lenzuolo, con certezza, dalla Giudea e dal I secolo d.C., che pure il professor Christopher Ramsey, direttore del laboratorio di Oxford che fece quelle analisi, dichiara: “i miei colleghi potrebbero essersi sbagliati”.
E ora intende riaprire la questione per capire quali elementi possano aver falsato i risultati. Siamo solo agli inizi di un clamoroso ristabilimento della verità. Ma intanto sui mass media italiani dilagano ignoranza e pregiudizio. Un certo anticristianesimo si taglia a fette. Mercoledì puntata dell’Infedele dedicata alla Resurrezione di Cristo (senza la presenza di nessun cattolico convinto che spiegasse i motivi razionali per cui i cristiani sono certi di essa). Mi sono chiesto se sarebbe mai possibile fare una cosa simile contro altri gruppi religiosi. Ovviamente no: solo contro la Chiesa si può. Cosa si crede, questo Gesù? Mica è il figlio di Colaninno! Lerner, che pure ha sempre avuto importanti supporter nel mondo clericale, troverà mai il coraggio per dedicare una puntata – poniamo - alla credibilità di Maometto e del Corano, con lo stesso approccio? Non credo, i musulmani vanno trattati in guanti bianchi (un po’ come Colaninno). I cristiani no. Eppure chiederebbero solo di essere ascoltati. Con lealtà e desiderio di capire. Come tutti. Forse il mio collega Gad, prima di mettersi ad attaccare la religione degli altri (il cattolicesimo che non conosce e che è cosa complessa e profonda), dovrebbe almeno studiare bene la propria. Lo dico perché tempo fa, parlando proprio con lui di questi temi, evocai distrattamente un libro di Elia Benamozegh e mi sentii dire: “E chi è?”. Mi stupii. Un importante giornalista che si propone come intellettuale di cultura ebraica e tratta questioni religiose, ma non conosce neanche l’esistenza di Benamozegh – uno dei grandi maestri dell’ebraismo italiano, biblista, cabbalista e filosofo della religione – è come un intellettuale cattolico che si occupasse di cose religiose, ma non avesse mai sentito parlare di Antonio Rosmini o di Jacques Maritain o di Karl Rahner. Chissà perché sul cattolicesimo (o meglio: contro) tutti sentono di poter pontificare. Un tizio, che non nomino perché cerca pubblicità facendo l’ateo di professione, in un importante programma di Rai 1, giorni fa disse ridacchiando che Gesù morì ateo come lui dal momento che sulla croce gridò “Padre, perché mi hai abbandonato?”. Che dire? Superficialità? Rozzezza? Fate voi. Ieri un giornalista che stimo, Francesco Merlo, firmando sulla Repubblica un editoriale sull’eutanasia (dove citava i casi di Chantal Sébire e di Hugo Claus), ha concluso così: “ ‘Padre, perché mi hai abbandonato?’, chiese Cristo che troppo soffriva sulla croce e che perciò, come Claus e come la signora Sébire, voleva morire. Fu così elegante e discreta la risposta del Padre che nessuno l’ha mai saputa”. A dire il vero la risposta del Padre fu la Resurrezione di suo Figlio e ancora oggi, dopo 2000 anni, ne stiamo parlando come l’avvenimento centrale della storia umana. La notizia delle notizie. L’unica speranza. Ma una frase che Merlo ha scritto è profondamente vera, in modo diverso da come lui la intendeva. E’ vero: Gesù voleva morire. Anzi, desiderava ardentemente morire: per noi, per me e te, al posto nostro. Era venuto per questo. Per riscattarci dalla schiavitù del male dando se stesso in pasto alla belva. Lo ha detto lui stesso ai suoi amici (Lc 22, 15-18). Desiderava con tutto il cuore donarsi, non chiedere l’eutanasia durante il supplizio: ha desiderato soffrire (per noi), non abbreviare le sofferenze con l’eutanasia. Ha dato il suo corpo ai macellai di Satana per mostrarci il suo amore smisurato, folle, senza eguali e prendere su di sé i nostri pesi e le nostre colpe. Per espiare al posto mio e tuo. Infatti poteva benissimo sfuggire all’arresto e invece restò nel Getsemani dove si consegnò docilmente e volontariamente ai suoi macellai. Inoltre poteva benissimo abbandonarsi alla morte durante uno dei tanti supplizi a cui fu sottoposto per abbreviare le sofferenze. Per esempio, da quella bestiale flagellazione che devastò il 70 per cento della sua carne (come rivela la Sindone), nessuno usciva vivo. Invece lui, con una forza sovrumana, volle resistere per bere fino in fondo tutto il calice. Per portare tutto l’insopportabile. E le parole citate da Merlo, (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”), che certo mostrano come abbia preso su di sé anche tutto il senso di abbandono che tanti esseri umani soffrono nell’esistenza, sono l’inizio di una preghiera: Gesù stava cercando di recitare il Salmo 21, un salmo dove era stato profetizzato, secoli prima degli eventi, precisamente tutto quello che fu fatto a lui quel 7 aprile dell’anno 30. Oggi possiamo leggerlo ed è stupefacente vedere come la profezia messianica lì contenuta si sia realizzata alla lettera: si parla del Messia che sarà ridotto a “obbrobrio”, sarà “disprezzato”, schernito, non avrà aiuti mentre sarà circondato da un branco di cani, gli grideranno insulti, slogando le sue ossa. Addirittura il Salmo profetizza esattamente che tipo di supplizio avrebbe subito il Messia: “hanno trafitto le mie mani e i miei piedi”. Crocifisso. Vi si legge perfino: “si sono divisi le mie vesti, tirandole a sorte”. Pregando con quel Salmo, Gesù tentò fino all’ultimo di aprire gli occhi ai presenti: si stava compiendo tutto quello che era stato profetizzato. Come tutte le altre 300 profezie della Scrittura si erano tutte adempiute alla lettera nella sua vita. Inoltre quel Salmo si conclude preannunciando la resurrezione e il Regno di Dio che, da Israele, si estenderà “fino ai confini della terra”. Precisamente ciò che si sta compiendo da duemila anni. Grazie alla testimonianza di coloro che lo hanno visto risorto e hanno anche toccato con mano quelle ferite. E che sono stati pronti a testimoniare questi fatti anche a costo del martirio (per una balla non ci si fa ammazzare). Ma anche noi possiamo continuare a toccare con mano come l’incredulo Tommaso. Non abbiamo avuto forse davanti agli occhi per 50 anni le stigmate di padre Pio, studiatissime da fior di medici e giudicate scientificamente inspiegabili? E non abbiamo visto la quantità enorme di prodigi e grazie che da quelle stigmate del santo sono piovute su migliaia di persone? E potremmo aggiungere altri stigmatizzati del nostro tempo come Gemma Galgani o Marthe Robin per dirne solo alcune. Del resto di Gesù vivo e operante è possibile fare esperienza, per grazia, nella quotidiana vita della Chiesa. Come diceva don Giussani: “vieni e vedi”. La proposta della Chiesa è tutta qui: toccate con mano come Tommaso. Anche certi segni straordinari, come la Sindone, ci parlano. La scienza ci dà alcune certezze su di essa che solo oggi è stato possibile acquisire con i moderni mezzi di indagine: 1) quel telo ha sicuramente avvolto un corpo morto; 2) quel corpo non è stato dentro al telo per più di 40 ore perché non c’è traccia di putrefazione; 3) dal telo non è stato tolto, ma è come se lo avesse trapassato non essendovi alterazione alcuna delle macchie di sangue (è esattamente la caratteristica che aveva il corpo di Gesù risorto che secondo i Vangeli entrò nel cenacolo nonostante le porte fossero sbarrate). Infine resta da spiegare quell’immagine impressa sul telo. E’ un enigma. Si parla di un lampo misterioso, una fonte di energia sconosciuta proveniente dal corpo stesso: la Resurrezione!

Antonio Socci
Da “Libero”, 22 marzo 2008

venerdì 21 marzo 2008

Christòs anèste. Alethòs anèste!


Nel giorno della Resurrezione e per tutti i quaranta giorni che precedono l'Ascensione, in alcuni paesi dell'Europa dell'Est come la Romania, risuona ancora oggi il saluto pasquale dei cristiani ortodossi. Essi infatti, rispettando un'antichissima tradizione, non esitano a rivolgersi reciprocamente l’espressione bella e incoraggiante: Cristo è risorto ! E rispondono, quasi a confermarne la certezza: E’ veramente risorto! In queste parole, in questo scambio gioioso di saluto, è compreso tutto il mistero della fede in Cristo Risorto, il Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, diventato per amore nostro, nostro Fratello e nostro Salvatore. E così il fondamento su cui poggia la fede cristiana si è trasmesso intatto e quasi rafforzato, passando da una bocca all'altra, da una generazione all'altra, fino ai giorni nostri. Da noi queste tradizioni millenarie non sono sopravvissute nei rapporti quotidiani rimanendo invece confinate nell'ambito ristretto dei riti e delle celebrazioni liturgiche. Peccato!

giovedì 20 marzo 2008

La Maddalena di Molfetta

Riabilitata ed esposta al pubblico la scandalosa Maddalena di Cozzoli. E' un'opera "sacra" dedicata ad una giovane Maria di Magdala raffigurata in tutto il suo esuberante e quasi procace splendore di donna. Una rappresentazione molto efficace del dolore ma soprattutto della bellezza femminile.

domenica 16 marzo 2008

I tempi del cuore

"Nessun uomo è lontano da Dio. Dio ama la libertà, non impone il Suo amore. Non forza il cuore di nessuno di noi. Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere. Lui bussa alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà".
(don Pino Puglisi)

sabato 15 marzo 2008

In ricordo di Aldo Moro



Ricorre domani il 30° anniversario del sequestro di Aldo Moro, insigne uomo politico dalle idee lungimiranti e profetiche, vittima non solo del terrorismo ma anche dell'ipocrisia e del cinismo della politica. Voglio ricordarlo con un brevissimo ma intenso brano di una sua lettera dalla prigionia indirizzata alla moglie. Eccolo:

(...)"Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.(...) Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. (...)

(Aldo Moro - da una lettera a Eleonora Moro recapitata il 5 maggio)

venerdì 14 marzo 2008

Giochiamo un pò!




ECCOMI!
Scusate ragazzi, ma non posso rifiutare l'invito delle mie amiche fusa e panteradicuori che mi hanno nominato (cosa ti combina il Grande Fratello, eh? ).

E così devo:

1.mettere il link della persona o delle persone che mi hanno nominato;

2.riportare il regolamento sul mio blog;

3.indicare 6 abitudini o cose o particolarità non importanti che mi riguardano:

4.designare a mia volta 6 persone e mettere il loro link sul blog;

5.avvisare queste 6 persone.

E allora ecco:

1.mi piace contare i piani dei palazzi;

2.controllo almeno un paio di volte col telecomando se le portiere dell'auto sono ben chiuse;

3.appena sveglio accendo il PC per dare un'occhiata ai miei blog ed alla posta;

4.mi sorprendo spesso a dialogare con me stesso;

5.uso regolarmente spazzolino e idropulsore 3 volte al giorno ed evito di mangiare fuori dell'orario dei pasti;

6. saluto gli altri quasi sempre per primo.

Passo ora a nominare: lacolpadiesistere, foscarina, donulissefrascali e cuore e regole che forse snobberanno l'invito perché i loro sono blog di grande serietà e ondamarina e raggiodiluce che invece - ne sono certo -accetteranno subito e di buon grado (ma non perché non siano persone serie!!!).

giovedì 13 marzo 2008

martedì 11 marzo 2008

Eutanasia



E' grande il dolore e forte lo smarrimento che ci prendono di fronte alla sofferenza. Soprattutto di fronte a quella dei propri cari. E credo che prima o poi tocchi a tutti confrontarsi con questi sgradevoli ma inevitabili appuntamenti della vita. E' appunto in questi casi che ci poniamo domande che normalmente non ci avrebbero nemmeno sfiorati! Una di queste riguarda la liceità di interrompere una vita che è ormai ineluttabilmente compromessa dalla malattia e irrimediabilmente avviata verso la sua certa e dolorosa conclusione. Domanda pienamente legittima. Come legittima sarebbe una risposta di pietoso e amorevole assenso. Quando la malattia si trasforma in una degradante perdita di dignità, quando la sofferenza diventa un crudele e disumano peso fine a se stesso, anche le risposte più radicali e all'apparenza più crudeli possono infatti rappresentare un estremo atto di carità. L'eutanasia non è da condannare ciecamente in nome di Dio e della vita. Ritengo anzi che proprio le ragioni della vita autorizzino la pietà di un gesto che non è contro Dio ma è unicamente a favore delle creature che Egli stesso aveva chiamato alla gioia di un'esistenza piena e felice e che tale non è più.

venerdì 7 marzo 2008

Divine, confortanti parole




"Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito?
Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena".

(dal Vangelo di Matteo 6, 25-34)

lunedì 3 marzo 2008

Delizioso salmo



Due uomini, due vie, due destini

1 Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori; 2 ma il cui diletto è nella legge del Signore, e su quella legge medita giorno e notte. 3 Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà. 4 Non così gli empi; anzi son come pula che il vento disperde. 5 Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti. 6 Poiché il Signore conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina.