martedì 28 febbraio 2012

Un grazie grandissimo

Le emozioni occupano un posto importante nella vita. Sono una sana boccata di ossigeno che fa bene alla mente e al cuore. Attraverso le emozioni l'anima si sorprende a vibrare finalmente all'unisono col mondo e si ritrova in perfetta sintonia con i propri simili. Credo che gli uomini sarebbero certamente migliori se sapessero vivere con maggiore pienezza le emozioni e sapessero valorizzarle per quello che sono: i conduttori "elettrici" della felicità. 
A sua completa insaputa, un dotto Professore campano mi ha regalato nei giorni scorsi emozioni di forte intensità riportandomi alla memoria gli anni ormai lontani della giovinezza.
La sua commossa commemorazione dei nostri comuni Maestri (casualmente incrociata nel vasto mare del web), la loro accurata biografia, frutto di pazienti ricerche, la copia di una bellissima lettera autografa del Prof. Meles, insigne latinista e grecista, mi hanno fatto ritornare indietro nel tempo e, con un balzo di mezzo secolo, mi hanno consentito di illuminare a giorno gli angoli oscuri dei ricordi.
Grazie Prof. Di Palma! Grazie per la gioia che, senza nemmeno saperlo, hai donato ad un tuo antico compagno di Liceo, suscitando in lui emozioni e ricordi. Grazie ancora e complimenti per la tua scrittura vivida, immediata ed efficace.

lunedì 27 febbraio 2012

Quando fede e poesia si incontrano

Gabbiani in formazione
 "Guardate gli uccelli dell'aria: non seminano, non mietono e non raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro che è nei cieli li nutre. E voi non valete forse più di loro?"
Dal Vangelo di Matteo (VI, 26)

lunedì 20 febbraio 2012

Hic et nunc ovvero il paradiso può attendere


Le esternazioni dello stravagante predicatore di Sanremo, i suoi inviti ai giornali cattolici ed alla Chiesa di occuparsi più del paradiso che dei bisogni materiali degli uomini mi lasciano perplesso. 
Forse sarebbe il caso di dire: da che pulpito viene la predica! È un pulpito strapagato e milionario. Ma vado oltre.
Ho sempre pensato che il paradiso e l'inferno siano il frutto di un cinico terrorismo psicologico che risale alla visione ed al culto degli Orfici. 
Il Cristianesimo infatti non è il solo respondabile di questi giochi poco puliti con l'aldilà.
Sono convinto che nessun Creatore abbia predisposto per le sue creature premi e castighi ultraterreni, i quali sono stati partoriti di sana pianta dalla mente perversa degli uomini.
Il Creatore, chiamandoci alla vita, ci ha per ciò stesso chiamati al compito impegnativo, seppur temporaneo, di costruire qui e adesso, nel corso dell'esistenza terrena, l'anello aggiuntivo dell'auspicabile miglioramento della nostra specie, nel quadro di un'incessante evoluzione di tutte le specie viventi.
Non è poco!  Ma niente di più!
L'inferno e il paradiso sono invece vivide rappresentazioni inventate dall'uomo per assoggettare altri uomini, i quali, abilmente manovrati da ricatti psicologici, sotto costanti minacce di pene e fuoco eterni, sono spesso indotti a calpestare e disprezzare non solo i beni materiali ma perfino la propria identità, i propri sentimenti, i propri affetti. 
E’ evidente che si tratta di un modo sottile e perverso di  realizzare lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Esso si avvale dello stesso meccanismo psicologico che è alla base delle fortune economiche delle sette, dei circoli fondati da santoni di vario tipo, delle congreghe presiedute da gente senza scrupoli. 
Ed è anche un modo per scoraggiare la lotta degli emarginati, un modo per frenare sul nascere la ribellione dei poveri, un modo per bloccare la rabbia e la rivolta degli ultimi, un modo per soffocare ogni specie di rivendicazione sociale ed economica. Un modo per indurre rassegnazione, inerzia ed impotenza.
Se il paradiso ci attende, possiamo anche soffrire quaggiù! Tanto tutto passa e alla fine verrà il premio...
Ma se la Chiesa vuole davvero servire l'uomo, se i giornali cattolici vogliono indicare sul serio la via del Vangelo, se i preti vogliono adempiere con coscienza la loro missione di salvezza, allora devono lasciare da parte per un bel pò il paradiso e combattere, hic et nunc, qui e adesso, per la giustizia sulla terra, per l'eliminazione delle diseguaglianze, per il rifiuto delle guerre, per la condanna chiara ed esplicita di tutte le altre violenze che l'uomo è costretto a subire nella speranza di un'aldilà felice ed eterno.
Forse le cose andrebbero meglio per tutti. Almeno in questa vita.

domenica 12 febbraio 2012

Laudator temporis acti

Terremoto dell'Irpinia

"Dico dunque che - e badate di non fare ciò che vi ha più volte danneggiati - quando, credendo che nulla basti al bisogno, nel decretare scegliete i provvedimenti più grandiosi, e nell'attuare non fate nemmeno il minimo indispensabile; eseguite invece, apprestate il poco; a questo aggiungerete altro, se quanto avrete approntato apparirà insufficiente".
Così Demostene in un brano delle sue celebri "Filippiche".
In questi giorni della cosiddetta emergenza neve non ho potuto fare a meno di ricordare i miei anni trascorsi in uniforme e, in particolare, gli anni sobri ed austeri che hanno preceduto l'era delle attuali missioni all'estero e l'epoca degli impegni internazionali dell'Italia. Gli anni, cioè, che hanno coinciso in gran parte con il servizio militare di leva obbligatorio. Anni in cui tutto era dato gratuitamente e con grande dedizione da schiere di giovani semplici, generosi, senza pretese.
In quel periodo era normale prepararsi anche per affrontare l'emergenza neve. Con gli scarsi mezzi a disposizione e le risorse limitate di allora l'Esercito riusciva comunque ad intervenire in questa come in altre calamità naturali ed a prestare soccorso alle popolazioni colpite.
Non dico che tutto abbia funzionato alla perfezione ma sicuramente esistevano i relativi piani, nei magazzini erano diligentemente custiditi i materiali occorrenti, le esercitazioni avvenivano con frequenza almeno semestrale.
I colleghi di quegli stessi anni ricorderanno certamente il nome di questi appuntamenti periodici: l'allarme" Vigilante" era previsto appunto per verificare l'approntamento del reparto in caso di pubbliche calamità.
C'era anche il "Drowsy Dog " ma era tutt'altra cosa. Il nome già mi infastidiva per via di quel vezzo tutto italiano, che non ho mai condiviso, di scimmiottare gli americani.
Comunque, per ritornare all'argomento neve, si decise negli anni 80 di istituire la Protezione Civile che, da allora, è stata destinataria di mezzi e di risorse mai assegnati prima.
Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Si è trattato dell' ennesimo baraccone di Stato che ha contribuito non poco a dilapidare risorse e ad allargare lo sperpero già grave di denaro pubblico.
Forse sarebbe stato meglio contare ancora sul buon vecchio Esercito. E meglio sarebbe stato seguire ad litteram gli ammonimenti sempre attuali di Demostene!

venerdì 10 febbraio 2012

Martin Lutero


"La presenza del padre era schiacciante. Questo fatto determinò alcuni elementi fondamentali del carattere instabile di Martinus: da una vaga volontà di autodeterminazione alla passività e all'angoscia, dalla contraddittoria tendenza alla sottomissione alla necessità di ribellarsi,  fino alla spinta sempre più forte a imporsi a tutti i costi.
Quali che siano le abitudini educative di un'epoca,  le botte lasciano sempre il segno. La psicologia insegna che non hanno mai fatto bene a nessuno, nemmeno a chi le dava, spinto forse dall'impulso a scaricare in questo modo torti da lui subiti. Attraverso la violenza dei genitori la brutalità può trasmettersi da una generazione all'altra come una vera e propria anomalia patologica ereditaria. Non vi è quindi solo la tragedia di un bambino inerme di fronte alla 'cultura del bastone'. Ci sono veri e propri popoli bastonati, per i quali l'automatismo inconscio della violenza è diventato il meccanismo 'educativo' generalizzato.
Solo così si può spiegare come il medio evo abbia continuato a produrre i suoi effetti  fino ai campi di concentramento nazisti.
Nella disponibilità totale e nella tenera vulnerabilità dei bambini, le botte hanno il compito di mutilare la volontà, soffocare la fantasia, la voglia di conoscenza e di autonomia: devono attenuare la necessità di esprimersi e di affermare i propri bisogni.
Così è successo e succede ancora a tutti i bambini picchiati.
Per tutti la cultura della violenza ha avuto e continuerà ad avere della conseguenze.
E per Martinus? Capì, quando era già diventato Lutero, di essere stato allevato nelle ristrettezze per diventare un capo, un padrone. Ma capì anche che l'educazione estremamente severa, con la violenza e l'ingiustizia sofferte, era stata determinante per il suo ingresso in convento. E capì, infine, come la sua timidezza e le difficoltà con gli altri avessero avuto origine nell'infanzia, nel rapporto con i genitori e con l'autorità paterna in particolare.
Quante cose intuì..."
Tratto da "Vita di Martin Lutero" di Claudio Pozzoli, Rusconi Editore

martedì 7 febbraio 2012

Della morte degli innocenti e del male nel mondo


Un figlio di 16 mesi viene gettato nel Tevere dal padre. Migliaia di bambini trovano la morte sotto i bombardamenti.
Sono due facce della stessa medaglia. Una vile medaglia al disonore. 
Il male la fa da padrone in questo basso mondo. Per colpa di una società distratta e senz'anima l'innocenza paga il prezzo più alto. Ed è in questo che risiede l'ingiustizia delle ingiustizie alla quale l'umanità non ha saputo finora porre rimedio.

La richiesta finale contenuta nel "Padre nostro" rimane ancora inascoltata. Forse è arrivato il momento di renderla più pressante.

Ma forse è arrivato anche il momento di metterci finalmente alla prova e tentare di liberarci da soli praticando il bene con i fatti e non con le parole.

Il male e il bene sono dentro di noi. Sta a noi far emergere l'uno o l'altro.

domenica 5 febbraio 2012

giovedì 2 febbraio 2012

L'uovo di Colombo

Grattacielo della Goldman Sachs
Il debito pubblico è da tempo ai massimi livelli. Le misure adottate dal Governo hanno avuto per effetto immediato un notevole  inasprimento delle tasse e il rigido blocco delle retribuzioni. 
Nulla da dire. Se i sacrifici servono, tutti abbiamo il dovere di concorrere. E tutti dobbiamo partecipare in proporzione al reddito ed alle possibilità economiche. Lo afferma la Costituzione, lo convalida il buon senso, lo richiede la giustizia.

Ma è proprio sul terreno della giustizia che è cascato l'asino.
In una normale famiglia alle prese con un grave indebitamento la cinghia la stringono tutti e da subito. Il padre e la madre la stringono ancora di più dei figli i quali, nella maggior parte dei casi, non sono i diretti responsabili del dissesto familiare.

Non avviene allo stesso modo a livello di debito pubblico. Chi del debito pubblico è stato il principale artefice viene colmato di pensioni da capogiro e chi ha determinato la crisi viene sfiorato soltanto in minima parte dai sacrifici che invece sono costretti a pagare i comuni cittadini che quel debito non hanno voluto né determinato.

Il ritornello dei diritti acquisiti suona oggi offensivo e iniquo. La situazione di emergenza, se viene invocata per colpire l'ultimo dei cittadini, deve valere a maggior ragione per un'intera classe dirigente che di questa emergenza è la principale se non l'unica responsabile.

L'arrembaggio ai forzieri di Stato è avvenuto in modo piratesco. Le buonuscite miliardarie di questi ultimi anni sono state uno scandalo. Le pensioni d'oro di politici, di gran commis e di manager hanno rappresentato e rappresentano un colossale esborso per la finanza italiana. 

La mia modesta proposta: una legge straordinaria, da far valere per almeno 10 anni, potrebbe e dovrebbe dare lo stop immediato a tutti questi privilegi accumulati da una casta ingorda e vorace.

I vari Ciampi, i vari Amato, i vari Dini, i vari  Prodi, i vari Draghi, i vari Gamberale, i vari Fiori, i vari Romiti e tantissimi altri non morirebbero certo di fame dopo che hanno incamerato per anni non una ma due o tre pensioni e percepito due o tre liquidazioni.

E non si dica che tutto ciò sarebbe incostituzionale. Di incostituzionale vedo solo l'iniquità di un sistema che permette arricchimenti scandalosi e quasi sempre immeritati.

Il tempo delle vacche grasse è terminato.