giovedì 5 maggio 2011

I simboli e le parole

La scienza e le religioni rappresentano altrettanti tentativi di conoscere il mondo, di comprendere il destino dell'uomo e del creato, di sondare i misteri della vita e della morte, di esplorare la vastità  e la complessità dell'universo. Spesso però gli enunciati scientifici e quelli religiosi appaiono inconciliabili perché inconciliabili sono i rispettivi linguaggi. Ma, dovendo esistere una sola verità per spiegare il cosmo, la creazione, la vita e anche l'aldilà, occorre che il linguaggio sia  unico.
Come si fa ad ottenere questa unitarietà di linguaggio tra religione e scienza?
La religione - si sa - ha sempre fatto ricorso al linguaggio del mito. Le metafore mitiche con le quali i teologi continuano ancora oggi a rivestire il loro messaggio non avevano all'inizio il significato letterale che noi pensiamo di scorgervi. Del resto tutti noi, nel linguaggio di ogni giorno, ci serviamo molto spesso non di significati letterali ma di quelli traslati e figurati.
Per questo non è falso tutto ciò che viene rappresentato con il linguaggio mitologico. Molte cose, ancora oggi,  non possono essere espresse altrimenti.

2 commenti:

Liliana ha detto...

Pino...devo dire che è abbastanza complesso questo pensiero, forse perchè... non ho continuato le scuole e quindi... sono ignorante sotto certi aspetti. In ogni caso mi pare di scorgere che sia sempre meglio adottare simbolismi nella vita di tutti i giorni, per poter spiegare meglio l'inspiegabile. E forse proprio per questo la religione ha sempre parlato in maniera simbolica. Gli stessi Adamo ed Eva ad esempio, sono il simbolo del Bene e del Male. Difatti un teologo mi disse che la vera storia della Bibbia, inizia da Abramo in poi.... E devo dirti che non sono poi rimasta molto sorpresa dato che avevo già percepito che la Genesi è fatta più di simbolismi che di fatti realmente accaduti.
Credo comunque che sia sempre bene esprimersi in senso metaforico, perchè ci aiuta a capire meglio la realtà delle cose.
......... Ammetto che questo post mi ha messo un po' in crisi. Spero di aver espresso bene il mio pensiero e che.... non esca fuori dal contesto. Oddio!
Sei terribilmente colto! Ma a me le persone colte mi affascinano sempre! Da loro c'è sempre da imparare! Detesto invece l'ignoranza, seppur anch'io posso farne parte... forse... ;-)
Ciao Pino! Buona domenica a te e in famiglia!

Liliana

evergreen ha detto...

Vorrei che fosse vero quello che dici! Io colto? Boh! Ho cercato solo di rivestire concetti molto semplici. Non tutto ci è chiaro. La scienza procede a piccoli passi e si esprime anch'essa con simboli. Il cosmo, la nascita e il destino dell'uomo, l'origine della vita e il destino dell'universo ci sono in massima parte sconosciuti. Possiamo intravvedere solo qualche debolissimo spiraglio di luce tra tantissime ombre. Siamo, come nel suggestivo mito platonico, tenuti prigionieri in una caverna il cui ingresso non possiamo vedere perché è alle nostre le spalle. Sulla parete di fondo vediamo quindi proiettate unicamente le ombre di una realtà che esiste ma che ci sfugge, Di essa percepiamo appena qualcosa ma potremmo scorgerla nitidamente ed in tutta la sua interezza soltanto se riuscissimo a liberarci dai ceppi che ci tengono bloccati in una visione del mondo distorta e senza colori. E i ceppi quali sono? Sono l'ignoranza e la paura, l'abitudine e la mancanza di fantasia, la noia e l'apatia, il conformismo e le consuetudini, il dare per scontato ciò che in realtà scontato non è.
Grazie, cara Liliana, della considerazione (un pò esagerata a dire il vero!) e della costanza con la quale segui il mio blog.