mercoledì 28 novembre 2007

L'inganno delle parole

"Eroe", "eroi", "il tal dei tali è morto da eroe", "è giunta a....la salma dell'eroe", celebrati i funerali dell'eroico..., "vengono oggi ricordati gli eroici caduti di......" e così via. Tra le parole che sento pronunciare con maggiore frequenza ricorre appunto questa: "eroe". Secondo me si tratta di un abuso bell'e buono. Non vedo eroismo dove non c'è. Vedo solo retorica della peggiore specie. Eroe è chi compie un atto di coraggio, chi si distingue per audacia, chi si spinge al limite del temerario e consapevolmente lo supera, chi eccelle per valore, chi si butta nella mischia con assoluta mancanza di paura, chi è capace di offrire anche la propria vita per difendere gli altri, chi fa tutte queste cose con assoluta gratuità, mosso unicamente da un altissimo e rarissimo senso del dovere. Non conosco nessuno di questi eroi. Non nego che essi esistano. Ma, se esistono, sono nascosti. E gli eroi nascosti nessuno li celebra. Come nessuno celebra i santi in carne ed ossa, i quali vivono al nostro fianco in questo basso mondo e vanno in giro non già con l'aureola attorno al capo ma con l'abito liso, le scarpe consunte e la borsa della spesa semivuota. Non amo la retorica ma mi sento di celebrare questi sconosciuti. Onore quindi ai veri eroi dimenticati. Onore ai morti del lavoro nero in cantieri senza protezione, onore ai caduti senza campana, a quelli cioè che muiono senza che ai superstiti venga riconosciuto il benchè minimo risarcimento, onore alle instancabili madri lavoratrici, onore ai padri che perdono il posto di lavoro e non sanno come andare avanti, onore alle vittime quotidiane di una società divenuta sorda e indifferente al bisogno!

P.S.: va da sé che non è affatto in discussione il profondo rispetto dovuto ai nostri caduti nelle missioni all'estero, non eroi ma incolpevoli vittime anch'essi.

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