sabato 23 agosto 2008

La demolizione dei miti

Ho terminato di leggere "Storia della Brigata Sassari" di Giuseppina Fois. Il libro, che si avvale di un'abbondante documentazione messa a disposizione dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito nonché di testimonianze di superstiti, è una ricostruzione delle vicende che videro protagonisti gli ignari contadini e pastori sardi con i loro ufficiali (tra i quali Emilio Lussu) nella logorante guerra di trincea del 1915-18. Questo estenuante conflitto contro l'Austria, che nascondeva tra le sue pieghe pagine dolorosissime, era subito diventato nell'immaginario collettivo la "Grande Guerra" ad opera di una sapiente miscela di omissioni, retorica e mistificazione. L'evento fu tenuto blindato per lungo tempo sotto il fascismo e anche oltre impedendone una reale comprensione soprattutto al grande pubblico. Del resto nemmeno agli "intrepidi sardi" così come agli altri giovanisimi coscritti della intera nazione furono mai chiare le ragioni di una guerra strombazzata come "giusta" dagli interventisti ma che essi non sentivano come propria. Una guerra - oltretutto - che, a fronte di modestissimi, quasi insignificanti risultati territoriali, aveva richiesto sacrifici ingenti. Questi i costi umani "ufficiali" che molti storici ritengono sottostimati:
- 571.000 morti;
- 451.000 invalidi;
- 57.000 morti in prigionia;
- 60.000 non rientrati dalla prigionia o irreperibili.
Una tragedia "ingiusta" e inutile come quella di tutte le guerre.
Ma il riconoscerlo a circa un secolo di distanza non ci metterà certo al riparo dal ripetersi di simili tragedie. La Storia, che dovrebbe essere Maestra di Vita, non è mai riuscita ad insegnare niente a nessuno e le mistificazioni si rinnovano di continuo. Anche oggi!

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