martedì 19 febbraio 2013

Berlusconi tris?


La duplice promessa di abolire l'IMU e di rimborsare quella già pagata è una trovata elettorale che avvantaggerà di molto il partito di Berlusconi.
La mossa è senza dubbio astuta e propagandistica ma ha il merito di parlare agli italiani in modo chiaro, semplice e preciso: la tassa verrà abolità già dal primo Consiglio dei Ministri ed entro maggio-giugno sarà pronto il rimborso di quella già pagata lo scorso anno.
Poiché nel 2008 venne preso e mantenuto lo stesso impegno per l'ICI, è legittimo pensare che anche per l'IMU avverrà la stessa cosa e che il futuro governo Berlusconi onorerà entrambe le promesse fatte.
La maggior parte degli italiani, alle prese da tempo con i gravi problemi che la crisi ha comportato e comporta,  non ha bisogno di essere intrattenuta sui massimi sistemi durante le scontate risse verbali di una campagna elettorale nevrotica e, tra l'altro, abbastanza breve come questa.
Ha piuttosto bisogno di un qualche segnale concreto, di una qualche attenzione, di un qualche gesto di buona volonta da parte di uno Stato che finora è sembrato a tutti eccessivamente esoso e dissipatore.
Tanti potevano essere i gesti di riconciliazione.
Dopo anni di vane chiacchiere sulla necessità di procedere ai tagli del numero e degli stipendi dei parlamentari e all'azzeramento dei privilegi medioevali delle svariate caste che tuttora prosperano in Italia, sarebbe stato opportuno - ad esempio - che qualcuno, in campagna elettorale  avesse proposto di farlo subito, a partire cioè dal prossimo consiglio dei Ministri. 
Invece niente!
Delle vergognose pensioni d'oro la stessa identica cosa. Nessuno ne ha parlato se non in termini vaghi e solo come specchietto per allodole.
Se Berlusconi, come temo, riuscirà ad occupare nuovamente Palazzo Chigi, il merito sarà ancora una volta suo e delle sue capacità di piazzista incallito ma la colpa sarà soprattutto degli altri che non hanno saputo o voluto comprendere la psicologia abbastanza semplice della gente comune che - tutto sommato - si accontenta di poco. Anche del solo rimborso IMU per la prima casa.

venerdì 15 febbraio 2013

Ubi Petrus ibi Ecclesia


Farà più bene alla Chiesa il volontario, discreto congedo di Benedetto XVI o la tuttora celebrata grandeur del Suo predecessore?
Non è chi non veda che il pontificato di Giovanni Paolo II, spettacolarizzato oltre i limiti per esigenze di cassa, ha arricchito a dismisura i forzieri vaticani ma ha deturpato in modo irreparabile il volto santo della Sposa di Cristo.
Sono personalmente convinto che, nel tempo lungo delle cose dello spitito, la Chiesa trarrà moltissimi benefici dalla rinuncia inaspettata di questo Papa. 
Certamente più di quanti ne ricavò dal trionfalismo imperante negli anni del Papa polacco.  
Il timone della barca di Pietro ha finalmente ricevuto quella vigorosa quanto necessara correzione di rotta che tanti attendevano e auspicavano nell'intimo delle proprie coscienze deluse.
La grandeur mal si concilia con la Fede, il trionfalismo s'appartiene a categorie terrene, il successo mediatico è roba da prime donne, la credibilità della Chiesa non si fonda sulla popolarità di chicchessia. Per i cristiani dovrebbe valere sempre e comunque la logica divina del chicco di grano che, se non muore, non produce alcun frutto. 
Ciò che è avvenuto con Giovanni Paolo II e con la sua straordinaria capacità di attrarre le masse - lungi dal favorire la Fede - ha finito con il far prevalere soltanto colossali interessi economico-finanziari.  
Il Suo successore, schiacciato dal mito di Woityla, ha anche ereditato il difficile compito di rimediare ai guasti ormai incancreniti di un pontificato-santificio che si era avvalso come non mai dello strumento politico delle beatificazioni e delle santificazioni per il massimo vantaggio possibile anche in in termini economici. 
La Chesa non può essere lo Stato del Vaticano né i giochi dei palazzi romani né lo IOR né il più grosso proprietario di immobili nella città eterna e nemmeno un vuoto exploit mediatico ben confezionato da abili curatori di immagine
La Chiesa di Pietro è ben altro. È la limpida cassa di risonanza della Buona Novella data ai poveri. È la casa comune dei figli di Dio. È il luogo non solo fisico in cui tutti si riconoscono fratelli. È il levito. È la lanterna sul moggio. È il sale della terra. 
E se il sale diventa insipido...
Ed è per questo che ritengo davvero rivoluzionario e di grande impatto emotivo il gesto finale di un Papa mite che, con una rinuncia di insolito coraggio, vuole probabilmente ricordare alla Chiesa imperiosi e negletti doveri.
In questa rinuncia, che suggella mirabilmente il Suo pontificato, io vedo tutta la grandezza di Papa Benedetto XVI.

lunedì 4 febbraio 2013

Inno alla Carità


Non mi va che rimanga relegata tra i commenti del precedente post una delle più belle pagine mai scritte.
Essa merita un post(o) d'onore tutto suo che metta in risalto la bellezza e la profondità dei suoi contenuti.
Eccola:

"Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante o un cembalo squillante. E se anche ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e se anche possiedo tutta la fede, sì da trasportare le montagne, ma non ho la carità, non sono niente. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze, e se anche dò il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova a nulla. La carità è magnanima, è benigna la carità, non è invidiosa, la carità non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine; le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà; la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente e imperfettamente profetizziamo. Ma quando verrà la perfezione sarà abolito ciò che è imperfetto. Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo e ragionavo da bambino. Ma quando mi sono fatto adulto ho smesso ciò che era da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in immagine, ma allora vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente, come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità."
Paolo di Tarso

sabato 2 febbraio 2013

Le giovani generazioni abbandonate a se stesse


Una lettera a Repubblica del 15 luglio 2010. 
A suo tempo rimasi molto impressionato non solo per il contenuto ma anche per il tono di questo sfogo pubblico a firma di un giovane Professore toscano. 
Nel proporla oggi all'attenzione dei miei cinque lettori, ritengo doveroso sottolineare che i soliti signori del vapore, i quali - con  bella faccia tosta - si ricandidano alla guida del Paese, sono esattamente gli stessi che hanno pensato bene di sistemare i propri rampolli in incarichi di prestigio ma non hanno mai fatto nulla per evitare umiliazioni e sofferenze a intere classi di giovani come il Prof. Daniele Barni da Sansepolcro (AR). 
Sono gli stessi sulle cui spalle ricade tutto il fallimento morale ed economico della nostra Nazione.
Spero che gli italiani non si facciano ingannare nuovamente dagli immondi e irresponsabili venditori di fumo in circolazione.
Ecco la lettera:
Caro Augias,  sono un insegnante di latino e italiano, ho 36 anni. Già dagli anni dell'università, ho svolto vari lavori: raccoglitore stagionale di tabacco; barelliere d'ambulanza; portiere di notte. Nel frattempo ho fatto un master con stage all'estero e ho preso l'abilitazione all'insegnamento, a cui mi dedico con passione da tre  anni. Il mondo universitario è di fatto escluso a chi non abbia raccomandazioni. La scuola superiore manca di tutto: soldi per ristrutturare gli edifici, per comprare programmi informatici, lavagne elettroniche, computer, per allestire laboratori e biblioteche. Spesso il materiale, necessario a lezioni vivaci che mantengano desti ragazzi ubriacati di Tv, devo comprarlo io. A fine anno scolastico do ripetizioni per avere un minimo di stipendio. L'altro giorno mi sono vergognato di chiedere soldi a una madre non troppo sollecita nei pagamenti per le ripetizioni del figlio. Ho dovuto pietire ciò che mi spettava per non dover ricorrere ai miei genitori, a 36 anni. Mi rimarrano negli occhi l'espressione incredula e delusa del ragazzo nel vedere il suo professore che chiedecva soldi. Ho pensato ai miei vecchi, persone che hanno ricostruito l'Italia dopo il Fascismo, a mio nonno: che avrebbe detto del nipote costretto ad elemosinare la paghetta? Ma che sta succedendo alla scuola italiana? Ma che sta succedendo all'Italia?
Daniele Barni Sansepolcro (AR)