venerdì 15 luglio 2011

Deus sive Natura

 
Credo che alla fine la Verità sarà molto più semplice del previsto. Dio - che tanto arrovella la mente dei filosofi e dei teologi - finirà di rappresentare quell'insondabile buco nero per tutti quando scopriremo la Sua vera Essenza, quando cioè riusciremo a vederLo nel volto dei nostri simili, negli occhi di chi incontriamo per via, nelle dolcezze dei campi e dei fiori, nella incredibile varietà della vita che pulsa attorno a noi, nella potenza creatrice e sempre intatta della natura. E credo che la massima manifestazione del divino potrà avvenire - non so quando - in un mondo finalmente pacificato, senza guerre, senza rivalità, senza rancori, senza pretese di superiorità nei confronti di tutte le creature che con noi dividono il destino su questa minuscola parte di universo. 
Allora non ci sarà più bisogno di mediatori interessati, di filosofi astrusi, di teologi balbettanti. 
Dio sarà davvero Uno accanto a noi e non avremo più bisogno di cercarlo nell'alto dei Cieli.
Allora potremmo scorgerNe la bellezza e la potenza anche attraverso un fiore come questo!

mercoledì 25 maggio 2011

Mission (monologo finale)

"E così, Santità, i vostri preti sono morti e io sono vivo. Ma in realtà sono io ad esser morto e loro vivi. Perchè, come lei mi insegna, lo spirito dei morti continua nei vivi".

Grandioso film e splendida colonna sonora!

domenica 22 maggio 2011

Su dove poggiano le ingiustizie?


Provo a rispondere sinteticamente per quanto riguarda l'Italia. Le ingiustizie secondo me poggiano essenzialmente:
- sull'oblio dei perdenti e delle vittime;
- sulla mansuetudine dei poveri e dei sofferenti;
- sulle bugie erette a sistema;
- sul cinico rinnovo di promesse fallaci e mai mantenute;
- sul "panem et circenses" in nuova versione calcistica;
- sull'incapacità di indignarsi dei giusti.

martedì 17 maggio 2011

Un momento di poesia

 Lungi, lungi su l'ali del canto

Lungi, lungi su l'ali del canto
Di qui lungi recare io ti vo':
Là, nei campi fioriti del santo
Gange, un luogo bellissimo io so.

Ivi rosso un giardino risplende
Della luna nel cheto chiaror:
Ivi il fiore del loto ti attende,
O soave sorella dei fior.

Le vïole bisbiglian vezzose,
Guardan gli astri su alto passar;
E fra loro si chinan le rose
Odorose novelle a contar.

Salta e vien la gazzella, l'umano
Occhio volge, si ferma a sentir:
Cupa s'ode lontano lontano
L'onda sacra del Gange fluir.

Oh che sensi d'amore e di calma
Beveremo nell'aure colà!
Sogneremo, seduti a una palma,
Lunghi sogni di felicità.
Heinrich Heine (1797-1856) Traduzione di Giosuè Carducci (1835-1907)

giovedì 5 maggio 2011

I simboli e le parole

La scienza e le religioni rappresentano altrettanti tentativi di conoscere il mondo, di comprendere il destino dell'uomo e del creato, di sondare i misteri della vita e della morte, di esplorare la vastità  e la complessità dell'universo. Spesso però gli enunciati scientifici e quelli religiosi appaiono inconciliabili perché inconciliabili sono i rispettivi linguaggi. Ma, dovendo esistere una sola verità per spiegare il cosmo, la creazione, la vita e anche l'aldilà, occorre che il linguaggio sia  unico.
Come si fa ad ottenere questa unitarietà di linguaggio tra religione e scienza?
La religione - si sa - ha sempre fatto ricorso al linguaggio del mito. Le metafore mitiche con le quali i teologi continuano ancora oggi a rivestire il loro messaggio non avevano all'inizio il significato letterale che noi pensiamo di scorgervi. Del resto tutti noi, nel linguaggio di ogni giorno, ci serviamo molto spesso non di significati letterali ma di quelli traslati e figurati.
Per questo non è falso tutto ciò che viene rappresentato con il linguaggio mitologico. Molte cose, ancora oggi,  non possono essere espresse altrimenti.

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...