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sabato 16 novembre 2013

Servono i mistici?

Sviluppando un concetto di Aldous Huxley (*) mi soffermavo in un mio precedente post sulla funzione benefica e addirittura irrinunciabile dei mistici.
Essi sono simili ad antenne capaci di captare e di decodificare i segnali che provengono dalle profondità dell'universo.
Ma i mistici, alla stregua dei profeti, rimangono il più delle volte inascoltati e spesso addirittura derisi.
Un esempio?
Ecco come don Tonino Bello - molto prima dell'introduzione dell'euro come moneta unica  - prefigurava la grave crisi che stiamo vivendo oggi:
"Verrano tempi duri proprio nel momento in cui ci stiamo preparando a vivere l'esperienza nella casa comune della nuova Europa, che a me si presenta anche con tristi presagi perché ha più il sapore di una convivenza economica, di una cassa comune che di una casa comune".
Conclusione: ai mistici ed ai profeti bisognerebbe prestare molta più attenzione che agli altri, economisti compresi.  
Vivremmo meglio tutti. E più felici.

(*) Aldous Huxley in  "L'eminenza grigia"

martedì 20 settembre 2011

La crisi economica e la classe politica italiana


La crisi economica è il frutto di un'allegra gestione della cosa pubblica. Il debito pubblico stellare dell'Italia è il figlio di scelte dissennate, niente affatto lungimiranti che hanno scaricato su questi anni infelici disinvolte politiche clientelari. Ma la classe politica, pur avendo da tempo dissipato risorse, pur avendo mangiato a quattro ganasce, pur avendo abbandonato lo stile sobrio ed austero che ne avrebbe aumentato di molto il prestigio, non è la sola responsabile del disastro economico. La colpa è delle consorterie dei banchieri e dei gruppi di pressione finanziari che condizionano pesantemente le politiche economiche degli Stati. 
La colpa, in definitiva, è di quel sistema capitalistico che non è riuscito a superare la prova decisiva della globalizzazione.
Occorre quindi ripensare altri sistemi economici che possano assicurare la massima soddisfazione al maggior numero di persone possibile, buttando definitivamente a mare quel vecchio arnese che è costato lacrime e sangue e che ha finora garantito il massimo profitto soltanto ad un numero scandalosamente esiguo di uomini e donne, abbandonando al proprio destino la restante parte del genere umano.
Il sistema più efficace esiste, è alla portata di tutti, non ha bisogno di grandi trattati o di monumentali opere divulgative essendo esso tutto racchiuso in quella piccolissima, sintetica ma chiara ammonizione evangelica: "ama il prossimo tuo come te stesso,"
Sarò troppo ingenuo?

sabato 12 marzo 2011

Questo signore ha ragione




R. B.
Io ho 65 anni e ho fatto di tutto e girato il mondo. Non ho mai conosciuto una sola persona che – conoscendone il contenuto – non abbia apprezzato infinitamente il Vangelo. Non c’è da nessun’altra parte qualcosa di così straordinariamente umano e bello e sublime. Allora si tratta di riportarlo nella Chiesa – nelle Chiese – e nei Parlamenti, nell’Economia e nelle Istituzioni di qualsiasi genere… Così faceva Gandhi, così Madre Teresa di Calcutta o Chiara Lubich (ho citato i primi che mi venivano in mente…).
Quindi, critichiamo pure il marcio: ci mancherebbe! Ma cominciamo a cambiare noi stessi. Ci costerà ammetterlo, ma tutti abbiamo delle pecche e dei piccoli o grandi scheletri nell’armadio".

Questo il commento (casualmente incrociato ieri sul web) di un signore che ha la mia stessa età e di cui condivido pienamente il pensiero.
Anche io credo che il Vangelo sia la strada maestra per salvare l'uomo. Anche io sono convinto che la Magna Charta del cristianesimo, con quel suo mirabile discorso della montagna, possa essere la base insostituibile per fondare un mondo più giusto. Anche io sono persuaso che un'economia a misura d'uomo, un'economia che non produca inaccettabili diseguaglianze debba fare riferimento ai valori cristiani.
Il guaio è che il vangelo è stato soltanto predicato da una grassa ed opulenta gerarchia che lo ha usato per accrescere le sue ricchezze ma non è mai stato calato nei comportamenti di tutti i giorni.
Se i cristiani, dal primo all'ultimo, avessero osservato la lettera e lo spirito del Vangelo, non ci troveremmo certo a vivere in un mondo che è fatto ancora di guerre, di sfruttamento, di crescente disagio sociale, in una parola, di inciviltà.
Non può esserci civiltà senza il superamento concreto degli egoismi personali, senza l'amore vero per il prossimo, senza la chiara condanna di mammona e del suo oscuro potere sugli uomini.

mercoledì 28 aprile 2010

La Grecia e noi

Delos - Rovine del teatro greco

Il debito pubblico italiano non si ferma: a febbraio - secondo i dati della Banca d'Italia - esso si era attestato su 1.795,066 miliardi di euro, contro i 1,788,134 di gennaio, così sfiorando il record assoluto che era stato toccato a ottobre 2009, quando il debito aveva raggiunto quota 1.802,179 miliardi di euro.
In confronto al nostro paurosissimo buco fanno ridere i 360 miliardi di euro del debito pubblico greco.
Eppure quella Nazione si trova oggi nel tuorbillon di una crisi gigantesca.
Stando ai parametri riferiti al solo debito noi dovremmo temere molto ma molto di più. Anzi l'Italia sarebbe dovuta precipitare nel baratro ancora prima!
Chi o che cosa determina allora la crisi di un Paese e non di un altro, in base a quali elementi vengono decise le misure monetarie o di altra natura assunte dall'Europa e dagli Stati Uniti, quali sono i parametri di valutazione della tenuta economica e sociale di una Nazione?

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...