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martedì 8 ottobre 2013

L'impoverimento generale come traguardo finale

Adesso è tutto chiaro.
Il disegno parte dall'euro e dai suoi effetti disastrosi sulle tasche delle famiglie italiane.
All'indomani dell'entrata in vigore della moneta unica, nonostante tutte le chiacchiere dette e scritte, nessun governo (quello di Berlusconi in testa) ha mai inteso mettere in atto una concreta vigilanza sui prezzi basata sull'effettivo rapporto euro/lire e non ci fu mai la tanto sbandierata guerra (a parole) contro l'aumento dei prezzi praticato quasi immediatamente dai commercianti.
Queste volute omissioni (anche del successivo governo Prodi) hanno fatto sì che il costo della vita schizzasse così in alto che, in buona sostanza, ciò che costava mille lire ci costò quasi subito duemila, cioè un euro ed anche più.
La grossa perdita del potere di acquisto subita negli anni dagli italiani è a tutti evidente. 
In soldoni questo potere - nel migliore dei casi - risulta oggi più che dimezzato
Con centomila lire una famiglia riusciva a portare a casa un carrello pieno di ogni ben di Dio dal supermercato. 
Oggi per fare la stessa spesa non bastano 150-200 euro. 
Uno stipendio di 1.500 euro di oggi non  è affatto paragonabile ad uno stipendio di 3.000.000 lire di allora.
Prima del 2000, con 3.000.000,  uno era quasi ricco. Oggi una famiglia di quattro persone, con 1.500 euro al mese e con un mutuo da pagare, è molto vicina alla soglia di povertà.
Dopo aver impoverito - come si vede - le classi più deboli, adesso chi ci governa passa al traguardo successivo: impoverire le classi medie.
Continuare infatti ad escludere gli stipendi o le pensioni superiori a 3.000 euro dall'adeguamento al costo della vita, che comunque cresce inesorabilmente anno dopo anno, porterà nel breve periodo ad abbattere drasticamente il potere di acquisto anche di queste retribuzioni.
L'importante - per i signori del palazzo - è che il blocco delle pensioni e degli stipendi non venga applicato ai magistrati ed ai loro equiparati, politici compresi.
Viva l'Italia! Viva la politica italiana!

domenica 22 settembre 2013

Avanti con le tasse

Ieri l'avviso di pagamento entro ottobre della Tares da parte del Comune. Tre giorni fa l'avviso di un altro pagamento dall'Agenzia delle Entrate. A breve l'aumento dell'IVA. A dicembre l'IMU. Le accise anacronistiche ma permanenti sui carburanti.
Non passa giorno che le nostre tasche non vengano alleggerite in mille modi da uno Stato che non è ingeneroso considerare un vero e proprio predone.
La tassazione in Italia si attesta ben oltre quel tanto sbandierato 45-50% del reddito. Il salasso è continuo e impietoso. I suicidi di  imprenditori, artigiani e commercianti parlano un linguaggio tragico e chiaro.
I politici, che dovrebbero avere il polso della situazione, sembrano invece abitare su un altro pianeta. 
Questi poco onorevoli signori sono lontani anni luce dalle difficoltà di tanti nostri concittadini e blaterano da anni le stesse idiozie mandate a memoria come dei mantra.
Eppure sarebbe bastato e basta veramente poco per risolvere la grave situazione economica del nostro Paese. 
La ricetta era ed è a portata di mano: pagare poco per far pagare tutti.
La riduzione drastica delle tasse con la conseguente liberazione dai ceppi di un fisco cinico e voracissimo è l'unica strada che può aiutare i cittadini e lo stesso Stato ad uscire definitivamente dalla situazione piratesca nella quale ci dibattiamo da anni.
Anche l'evasione - che non può sparire del tutto -  rientrerebbe di colpo in limiti fisiologici ed accettabili.

giovedì 2 febbraio 2012

L'uovo di Colombo

Grattacielo della Goldman Sachs
Il debito pubblico è da tempo ai massimi livelli. Le misure adottate dal Governo hanno avuto per effetto immediato un notevole  inasprimento delle tasse e il rigido blocco delle retribuzioni. 
Nulla da dire. Se i sacrifici servono, tutti abbiamo il dovere di concorrere. E tutti dobbiamo partecipare in proporzione al reddito ed alle possibilità economiche. Lo afferma la Costituzione, lo convalida il buon senso, lo richiede la giustizia.

Ma è proprio sul terreno della giustizia che è cascato l'asino.
In una normale famiglia alle prese con un grave indebitamento la cinghia la stringono tutti e da subito. Il padre e la madre la stringono ancora di più dei figli i quali, nella maggior parte dei casi, non sono i diretti responsabili del dissesto familiare.

Non avviene allo stesso modo a livello di debito pubblico. Chi del debito pubblico è stato il principale artefice viene colmato di pensioni da capogiro e chi ha determinato la crisi viene sfiorato soltanto in minima parte dai sacrifici che invece sono costretti a pagare i comuni cittadini che quel debito non hanno voluto né determinato.

Il ritornello dei diritti acquisiti suona oggi offensivo e iniquo. La situazione di emergenza, se viene invocata per colpire l'ultimo dei cittadini, deve valere a maggior ragione per un'intera classe dirigente che di questa emergenza è la principale se non l'unica responsabile.

L'arrembaggio ai forzieri di Stato è avvenuto in modo piratesco. Le buonuscite miliardarie di questi ultimi anni sono state uno scandalo. Le pensioni d'oro di politici, di gran commis e di manager hanno rappresentato e rappresentano un colossale esborso per la finanza italiana. 

La mia modesta proposta: una legge straordinaria, da far valere per almeno 10 anni, potrebbe e dovrebbe dare lo stop immediato a tutti questi privilegi accumulati da una casta ingorda e vorace.

I vari Ciampi, i vari Amato, i vari Dini, i vari  Prodi, i vari Draghi, i vari Gamberale, i vari Fiori, i vari Romiti e tantissimi altri non morirebbero certo di fame dopo che hanno incamerato per anni non una ma due o tre pensioni e percepito due o tre liquidazioni.

E non si dica che tutto ciò sarebbe incostituzionale. Di incostituzionale vedo solo l'iniquità di un sistema che permette arricchimenti scandalosi e quasi sempre immeritati.

Il tempo delle vacche grasse è terminato.

domenica 23 ottobre 2011

E la Chiesa cosa fa?

"Dopo aver messo da parte Dio, o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica, certe ideologie hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell’economia. La storia ci dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane."
Benedetto XVI 

Non mi convince del tutto questo discorso. 
Se fosse così, oggi, dopo duemila anni di cristianesimo, dovremmo finalmente abitare in un mondo senza più pietre al posto del pane, dovremmo vivere in un mondo di fratelli, dovremmo far parte di una società definitivamente avviata verso la giustizia e sempre più proiettata verso la pace e la concordia tra i popoli. 
Dovremmo, in una parola, abitare in un pianeta nel quale non dovrebbero più esistere gli scandalosi divari tra stati ricchi e stati poveri.
Cosa che non si vede adesso né si è mai vista prima da nessuna parte (nemmeno in quello Stato pontificio che avrebbe dovuto dare l'esempio di come si mette in pratica il Vangelo e che invece eresse a sistema di potere la ricchezza, il lusso, la magnificenza dei palazzi, lo splendore delle chiese e il rigido controllo delle masse). 
Ma, quel che preoccupa di più, è che i Paesi egemoni del pianeta, quelli cioè che dichiarano oggi le guerre, quelli che impongono le loro inflessibili leggi economiche e finanziarie, quelli che assistono con incredibile cinismo al progressivo aumento della povertà e della fame nel mondo, sono gli stessi nei quali le cosiddette radici cristiane avrebbero dovuto favorire - e ormai da tempo - lo sviluppo integrale dell'uomo e della società.
Basta guardarsi in giro per vedere che non è esattamente così. Anzi!
Con buona pace di Benedetto XVI e delle sue ispirate parole di circostanza.

sabato 1 ottobre 2011

Beati i ricchi e i banchieri!


Il fondo salva-stati  ricoprirà d'oro banche e speculatori lasciando la Grecia in mutande. I governi hanno chiesto anche ai banchieri di firmare il patto. E i nostri ministri finanziari decideranno il relativo piano nei prossimi giorni.
Gli aiuti dell'Europa per salvare la Grecia rischiano così di andare dritti dritti alle banche.
Ma le banche non hanno necessità di essere soccorse. L'aiuto alle banche altro non sarebbe che una ulteriore possibilità di arricchimento per i banchieri e i loro sodali.
Del resto tutti ricordiamo gli aiuti dello Stato italiano concessi a piene mani alla FIAT. Forse che quei miliardi  sottratti all'erario sono stati utili a mantenere i posti di lavoro degli operai o sono piuttosto andati ad accrescere ancora di più i pingui forzieri all'estero della famiglia Agnelli? 
I soldi pubblici devono servire alle pubbliche necessità e impiegati esclusivamente per venire incontro a chi ha effettivamente bisogno di essere aiutato.
Uno Stato solidale e attento ai suoi cittadini si comporta a questo modo! Uno Stato che fa preferenze di persone consentendo arricchimenti  e privilegi ad una ristretta cerchia di persone è uno Stato non degno di questo nome. Uno Stato che strizza l'occhio ai potenti  passando sulla pelle dei poveri sarebbe più giusto definirlo una consorteria di plutocrati o meglio un'associazione a delinquere.
Se l'Europa intende risolvere in tal modo la crisi della Grecia e le possibili crisi di altri Paesi, tra i quali il nostro,  parte certamente col piede sbagliato.

lunedì 26 settembre 2011

Potrebbe capitare domani

Stipendi decurtati, pensioni tagliate, tredicesime abolite, TFR rinviato alle calende greche. Non è un allarme campato in aria. Potrebbe accadere domani. Il problema non riguarderà -  come al solito - chi ha accumulato beni e risorse finanziarie tali da poter vivere tranquillo per due o tre generazioni, magari all'estero e in residenze dorate. Saranno dolori che - come al solito - passeranno sulla pelle della povera gente. Gente che non ha santi in Pardiso, che non è stata mai protetta da nessuno, che si è fidata troppo di disinvilti e cinici amministratori della cosa pubblica.
Un consiglio? Cominciamo a riscoprire la frugalità e la sobrietà anche a tavola. Fa bene alla salute e pure al portafoglio!

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...