Una vecchia foto in bianco e nero, incrociata per caso su Facebook, mi riporta agli anni giovanili e mi induce a qualche riflessione sul tema del servizio militare di una volta.
L'antico proverbio "chi non è buono per il re non è buono nemmeno per la regina" dava esattamente conto dell'importanza - per un giovane - di risultare all'epoca "abile arruolato".
In effetti la tradizionale visita medica, che durava tre giorni ed alla quale venivano sottoposte a tappeto intere classi di giovani, era un formidabile screening sanitario di cui solo adesso si avverte la mancanza.
Quante malattie, quante disfunzioni venivano diagnosticate in tempo utile!
Quanti problemi, quanti squilibri venivano intercettati prima che il trascorrere degli anni li rendesse pericolosamente irreversibili!
La così tanto decantata prevenzione di oggi non è nulla in confronto ai risultati concreti di quei tre giorni di selezione psico-attitudinale.
Ma la cosa più formativa era il servizio militare in sé.
Il periodo della cosiddetta "naia", pur con i suoi innegabili aspetti negativi, era un'occasione unica per il giovane di allora.
A prezzo del sacrificio di alcuni mesi di libertà, egli aveva la possibilità di confrontarsi - spesso per la prima volta - con il variegato mondo esterno, di conoscere altre realtà, altre città, altre mentalità, altri giovani.
Inserito in reparti ben organizzati, dove la disciplina costituiva l'ambiente naturale, egli aveva la possibilità di plasmare meglio il proprio carattere, di rafforzare pienamente la volontà, di superare con disinvoltura le difficoltà alle quali prima o poi la vita ci mette tutti di fronte.
Il servizio militare era insomma un'ottima scuola di vita ed anche una palestra di generosità, di gratuità e di abnegazione.
L'impegno, i sacrifici, le fatiche, il sudore quotidiano erano infatti ripagati soltanto simbolicamente da una "decade" che si aggirava sulle misere 100 lire giornaliere o poco più.
I tempi dei militari professionisti erano per fortuna ancora lontani e la corsa mercenaria al vile denaro quasi del tutto sconosciuta nelle nostre caserme. A tutti i livelli: dal Generale all'ultimo militare.
Tuttavia il merito più importante del servizio di leva obbligatorio gli derivava dal fatto di costituire un collante prezioso per l'intera Nazione.
Da quando si decise per la sua "regionalizzazione", da quando lo si è formamente sospeso e sostanzialmente abolito, l'Italia non è più la stessa.
La Lega non avrebbe avuto la sciagurata fortuna che ha avuto se i giovani del Sud avessero continuato a fare i soldati al Nord e quelli del Nord al Sud.
L'unità di una Nazione veniva preservata anche in questo modo.









