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lunedì 27 maggio 2013

Il servizio militare di una volta

Una vecchia foto in bianco e nero, incrociata per caso su Facebook, mi riporta agli anni giovanili e mi induce a qualche riflessione sul tema del servizio militare di una volta.
L'antico proverbio "chi non è buono per il re non è buono nemmeno per la regina" dava esattamente conto dell'importanza - per un giovane - di risultare all'epoca "abile arruolato".
In effetti la tradizionale visita medica, che durava tre giorni ed alla quale venivano sottoposte a tappeto intere classi di giovani, era un formidabile screening sanitario di cui solo adesso si avverte la mancanza. 
Quante malattie, quante disfunzioni venivano diagnosticate in tempo utile! 
Quanti problemi, quanti squilibri venivano intercettati prima che il trascorrere degli anni li rendesse pericolosamente irreversibili! 
La così tanto decantata prevenzione di oggi non è nulla in confronto ai risultati concreti di quei tre giorni di selezione psico-attitudinale.
Ma la cosa più formativa era il servizio militare in sé. 
Il periodo della cosiddetta "naia", pur con i suoi innegabili aspetti negativi, era un'occasione unica per il giovane di allora. 
A prezzo del sacrificio di alcuni mesi di libertà, egli aveva la possibilità di confrontarsi - spesso per la prima volta - con il variegato mondo esterno, di conoscere altre realtà, altre città, altre mentalità, altri giovani. 
Inserito in reparti ben organizzati, dove la disciplina costituiva l'ambiente naturale, egli aveva la possibilità di plasmare meglio il proprio carattere, di rafforzare pienamente la volontà, di superare con disinvoltura le difficoltà alle quali prima o poi la vita ci mette tutti di fronte.
Il servizio militare era insomma un'ottima scuola di vita ed anche una palestra di generosità, di gratuità e di abnegazione.
L'impegno, i sacrifici, le fatiche, il sudore quotidiano erano infatti ripagati soltanto simbolicamente da una "decade" che si aggirava sulle misere 100 lire giornaliere o poco più.
I tempi dei militari professionisti erano per fortuna ancora lontani e la corsa mercenaria al vile denaro quasi del tutto sconosciuta nelle nostre caserme. A tutti i livelli: dal Generale all'ultimo militare. 
Tuttavia il merito più importante del servizio di leva obbligatorio gli derivava dal fatto di costituire un collante prezioso per l'intera Nazione. 
Da quando si decise per la sua "regionalizzazione", da quando lo si è formamente sospeso e sostanzialmente abolito, l'Italia non è più la stessa. 
La Lega non avrebbe avuto la sciagurata fortuna che ha avuto se i giovani del Sud avessero continuato a fare i soldati al Nord e quelli del Nord al Sud. 
L'unità di una Nazione veniva preservata anche in questo modo.

mercoledì 31 ottobre 2012

Bertinotti, Fini e la Signora di Gela


Ecco tre storielle che hanno per protagonisti Bertinotti, Fini ed una Signora di Gela.

Comincio da quest'ultima.
Era una donna di circa 65-70 anni. Di lei non conoscevo nulla. Forse era vedova ed abitava al piano rialzato di un vechio stabile popolare di Gela.
Il mio reparto ed io ci trovavamo in quella città della provincia di Caltanissetta per i "Vespri Siciliani", operazione concepita per contrastare il fenomeno mafioso e durata parecchi anni senza tuttavia sortire gli effetti desiderati
I soldati - allora tutti di leva - erano adibiti al controllo del territorio ed incaricati della vigilanza continua di alcuni "siti" (in genere abitazioni di persone a rischio come magistrati, pentiti, personalità politiche, religiose, ecc.). 
Uno di questi "siti" era vicino alla casa di quell'anziana Signora che ebbe la costanza quasi eroica di compiere un amorevole rito per chissà quanto tempo: per tutti e due i mesi del nostro impiego a Gela, certamente ancora prima di noi e, successivamente, anche durante la permanenza degli altri reparti alternatisi in quel settore, la Signora si alzava puntualmente alle 4 o 5 di mattina, preparava due tazzine di caffé caldo e, con un sorriso, le porgeva dal davanzale della sua finestra ai soldati di quel turno di guardia.
Sarebbe stato più giusto attendersi quelle quotidiane attenzioni dal palazzo accanto dove, cioè, abitava il diretto beneficiario del servizio di vigilanza prestato dai due militari. E invece no! 
Se ne occupò silenziosamente, cristianamente, umanamente, maternamente, in modo del tutto disinteressato, quella meravigliosa  Signora di Gela di cui non ho mai saputo nemmeno il nome.

Continuo con l'On. Fini.
Qualche anno fa venne a casa nostra, per salutare mio figlio, un suo ex commilitone che aveva frequentato, insieme con lui, il corso per carabinieri ausiliari a Benevento e poi era stato assegnato al battaglione mobile di Roma.
Durante il pranzo il giovane amico di mio figlio mi raccontò che nella Capitale i carabinieri ausiliari venivano solitamente impiegati per la vigilanza alle sedi centrali dei vari partiti.
A lui era spesso toccato di fare questo servizio sia presso la sede di Alleanza Nazionale sia presso la sede di Rifondazione Comunista.
L'On. Fini - mi raccontava -, entrando nel palazzo, scambiava volentieri qualche battuta con i giovani militari dell'Arma e li invitava spesso alla bouvette offrendo loro caffé e cornetto per la colazione del mattino.

Finisco con Bertinotti (ometto l'Onorevole).
L'amico di mio figlio - continuando i suoi racconti "romani" - mi diceva ancora che Bertinotti, a differenza di Fini, non solo non degnava di un saluto i carabinieri di guardia alla sede centrale del suo partito ma - senza alcuna indulgenza - era pronto a segnalare al Comando Generale le mancanze, anche le più veniali, dei giovani ausiliari (ad es. se qualche busta di plastica dei sacchetti viveri oppure una bottiglia d'acqua vuota venivano lasciate distrattamente o per la fretta sul posto).
Da uno che - a parole - si faceva passare per paladino dei lavoratori e della classe operaia mi sarei francamente aspettato un comportamento assai diverso e molto più comprensivo nei riguardi di giovani di leva.

E, poiché credo più ai fatti che alle parole, ritengo che a Bertinotti si possa tranquillamente assegnare uno zero spaccato (come si diceva una volta a scuola), un 9 pieno all'On. Fini ed un bel 10 alla Signora di Gela.

sabato 16 giugno 2012

Bianco e rosso


"Su biancu est fide pro non zedere incontr'a s'inimigu, a sos affannos.
Su ruju est amore pro sa Patria, pro sos mannos".

"Il bianco rappresenta la fede per non cedere davanti al nemico, alle fatiche.
Il rosso è l'amore per la Patria, per gli antenati".

Descrizione in lingua sarda del significato del colore bianco e del colore rosso che compaiono nella mostreggiatura dei Reggimenti (151° e 152°) della Brigata "Sassari"

domenica 12 febbraio 2012

Laudator temporis acti

Terremoto dell'Irpinia

"Dico dunque che - e badate di non fare ciò che vi ha più volte danneggiati - quando, credendo che nulla basti al bisogno, nel decretare scegliete i provvedimenti più grandiosi, e nell'attuare non fate nemmeno il minimo indispensabile; eseguite invece, apprestate il poco; a questo aggiungerete altro, se quanto avrete approntato apparirà insufficiente".
Così Demostene in un brano delle sue celebri "Filippiche".
In questi giorni della cosiddetta emergenza neve non ho potuto fare a meno di ricordare i miei anni trascorsi in uniforme e, in particolare, gli anni sobri ed austeri che hanno preceduto l'era delle attuali missioni all'estero e l'epoca degli impegni internazionali dell'Italia. Gli anni, cioè, che hanno coinciso in gran parte con il servizio militare di leva obbligatorio. Anni in cui tutto era dato gratuitamente e con grande dedizione da schiere di giovani semplici, generosi, senza pretese.
In quel periodo era normale prepararsi anche per affrontare l'emergenza neve. Con gli scarsi mezzi a disposizione e le risorse limitate di allora l'Esercito riusciva comunque ad intervenire in questa come in altre calamità naturali ed a prestare soccorso alle popolazioni colpite.
Non dico che tutto abbia funzionato alla perfezione ma sicuramente esistevano i relativi piani, nei magazzini erano diligentemente custiditi i materiali occorrenti, le esercitazioni avvenivano con frequenza almeno semestrale.
I colleghi di quegli stessi anni ricorderanno certamente il nome di questi appuntamenti periodici: l'allarme" Vigilante" era previsto appunto per verificare l'approntamento del reparto in caso di pubbliche calamità.
C'era anche il "Drowsy Dog " ma era tutt'altra cosa. Il nome già mi infastidiva per via di quel vezzo tutto italiano, che non ho mai condiviso, di scimmiottare gli americani.
Comunque, per ritornare all'argomento neve, si decise negli anni 80 di istituire la Protezione Civile che, da allora, è stata destinataria di mezzi e di risorse mai assegnati prima.
Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Si è trattato dell' ennesimo baraccone di Stato che ha contribuito non poco a dilapidare risorse e ad allargare lo sperpero già grave di denaro pubblico.
Forse sarebbe stato meglio contare ancora sul buon vecchio Esercito. E meglio sarebbe stato seguire ad litteram gli ammonimenti sempre attuali di Demostene!

giovedì 22 settembre 2011

Perché rinunciare alla nostra bella lingua?

Mi è capitato sotto gli occhi questo "Rapporto Esercito" o "Army Report" pubblicato ad aprile di quest'anno.  Pagine patinate, progetto e elaborazione grafica interessanti, con testo in italiano e testo inglese.
Tuttavia, nonostante la traduzione a fronte, il testo italiano risulta pieno zeppo di inglesismi secondo la imperante  moda corrente. 
Cosa vi leggo? Ecco: il "Master plan" dell'Esercito"..."la nuova vision dello strumento terrestre"..."la Forza Armata ha sentito l'esigenza di dotarsi di un framework concettuale di riferimento"..."l'appeal esercitato dalla Forza Armata" ed altri barbarismi simili. Noto con un certo sollievo la perenne giovinezza del latino nel cartiglio del "Salus Rei Pubblicae Suprema Lex Esto" e, scorrendo le pagine,  un isolato, incredibile "continuum", probabilmente usato dal redattore solo per il fatto che il termine - di pura marca latina - è stato recepito da tempo anche dagli anglofoni.
Ho sempre avvertito un certo disappunto nei confronti di questa nostra tendenza a rinunciare alla propria lingua. Forse che "master plan" esprime meglio il concetto di "progetto (o piano) generale" o "vision" quello di "visione" o "framework" quello di "contesto" o "appeal" quello di "attrattiva"?
Boh!

venerdì 25 settembre 2009

Una considerazione a riflettori spenti


Sono stato (qualcuno forse lo sa) un militare di professione, convinto e orgoglioso di quello che facevo.
Era la stessa Costituzione a farmi inorgoglire quando - caso unico! - definiva "sacro" il dovere che ogni cittadino ha di difendere la Patria.
Ma - per fortuna - il mio servizio è coinciso in massima parte con un periodo in cui l'Esercito era di leva, il soldo era scarso per tutti, il vile denaro era ancora lontano dall'esercitare la sua pericolosa attrattiva, i "professionisti" della guerra ancora non avevano fatto la loro comparsa e nessuno scalpitava per farsi assegnare ad una qualsiasi missione all'estero.
Si lavorava ogni giorno con generosità e senza clamori; ci si addestrava in guarnigione e all'aria aperta dei poligoni - d'estate e d'inverno - per essere in grado di difendere i "sacri" confini della Patria, per essere pronti a prestare soccorso alle popolazioni colpite da calmità naturali e per essere in grado di fornire concorsi alle Forze dell'ordine nel controllo del territorio.
Molto senso del dovere, pochi soldi, inesistente gratificazione, rarissimi riconoscimenti.
Le missioni all'estero, le missioni di "peacepeeking" fuori dai confini nazionali erano ancora lontane, assai di là da venire.
Oggi - pur dovendo prendere atto dei mutati scenari internazionali - le cosiddette missioni di pace sono diventate troppe e troppo costose per un'economia certamente non florida quale è da sempre quella del nostro Paese. Queste missioni sono lussi per Paesi ricchi.
Oltre tutto noi non abbiamo nel nostro DNA - come invece hanno gli americani - gli anticorpi e la cultura necessari per affrontare con una buona dose di cinismo gli inevitabili lutti che ne derivano. Ecco perché i funerali di Stato vengono ormai celebrati solo da noi.
Quei riti nelle fastose basiliche di Roma, quelle celebrazioni solenni congiuntamente officiate dal potere religioso e civile sono del resto utili ai Governanti di turno per lavarsi la coscienza ed anestetizzare quella del Paese.
Ma, se funerali di Stato debbono esserci, che ci siano allora tutte le volte che un lavoratore muore sul cantiere; che le Frecce tricolori sorvolino con uguale commosso tremito il bel cielo d'Italia tutte le volte che altri eroi sconosciuti e silenziosi periscono senza far rumore sotto la stessa bandiera del dovere ma nella generale incuria di un Paese sempre distratto da mille altre cose...

sabato 5 settembre 2009

Sa vida pro sa Patria

Grande Brigata la "Sassari". Sono onorato e orgoglioso di averne fatto parte. E mi fa davvero piacere che i giovani si ricordino dei vecchi. Ho molto gradito l'invito dell'attuale Comandante della Brigata alla cerimonia del 21 p.v.. Peccato che non potrò essere presente. Comunque W la "Sassari" e "Forza Paris"!

martedì 17 febbraio 2009

Sa vida pro sa patria

Un omaggio alla mitica Brigata "Sassari". I sardi sono ancora oggi molto legati alla loro Brigata. Durante la prima guerra mondiale i "sassarini" scrissero pagine di strenuo valore e, per lo straordinario, eroico comportamento di capi e gregari, seppero meritarsi il rispetto e l'ammirazione incondizionata del nemico.
"Diavoli rossi" venivano infatti soprannominati dagli austriaci i fieri soldati inquadrati nei 2 reggimenti della Brigata (151° e 152°).
Sono orgoglioso di aver servito anche io in questa meravigliosa Grande Unità dell'Esercito Italiano.

martedì 4 novembre 2008

Festa delle Forze Armate


4 novembre a Trani - Villa Comunale

Le Forze Armate oggi. Ovvero il volto di un Esercito profondamente cambiato...sicuramente in meglio, stando a quello della giovane Ufficiale al comando di questo picchetto d'onore interforze!

martedì 13 maggio 2008

Terremoto in Cina


La sofferenza dell'uomo non conosce razze né latitudini. E' un cinico destino universale al quale siamo tutti implacabilmente condannati. Mi sembra ieri quando anche da noi un grave sisma scosse l'Irpinia e fece migliaia di vittime. Eppure sono trascorsi quasi 28 anni! Ma il ricordo è sempre vivo e la memoria non ha mai cancellato quella tragedia.

mercoledì 16 aprile 2008

Preghiera del soldato

"Signore Iddio, che hai costituito in molti popoli la umana famiglia, da Te creata e redenta, guarda benigno a noi, che abbiamo lasciato le nostre case per servire in armi l' Italia.
Aiutaci, o Signore, affinché forti della Tua fede, affrontiamo fatiche e pericoli in generosa fraternità d' intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza e il nostro sereno sacrificio.
Fa che sentiamo ogni giorno, nella voce del dovere che ci guida, l'eco della Tua voce; fa che i soldati d'Italia siano d'esempio a tutti i cittadini nella fedeltà ai Tuoi comandamenti e alla Tua Chiesa, nell' osservanza delle patrie leggi, nella consapevole disciplina verso l'autorità costituita.
E concedi all'Italia nostra, che rispettata ed amata nel mondo, meriti la protezione Tua e la materna custodia di Maria anche in virtù della concordia operosa dei suoi figli".
Così sia!
Questo è il testo della cara, vecchia preghiera del soldato. Ad essa sono molto legato per averla recitata migliaia di volte fin dai tempi della giovinezza. Durante gli anni del servizio alcuni Comandanti (ed io stesso quando è stato il mio turno), tutte le mattine, all'alzabandiera, subito dopo i tre squilli di tromba e poco prima dell'inno nazionale, facevano diffondere con l'altoparlante l'incipit di questa solenne invocazione a Dio. Era un bell'inizio di giornata. Questa preghiera mi piaceva, mi piace ancora oggi e la trovo di gran lunga più ispirata della nuova, più asettica versione che adesso circola nelle nostre caserme.

domenica 4 novembre 2007

Giornata delle Forze Armate


Quante volte nella mia carriera ho reso omaggio al nostro glorioso tricolore! E lo facevo sempre volentieri.
La cerimonia dell'alza bandiera, con il puntuale contrappunto dell'inno nazionale, era uno dei momenti più solenni e significativi delle nostre giornate sia in "guarnigione" sia fuori sede.

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...