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giovedì 11 dicembre 2014

Mon General

Botero - Generale
Ho sempre apprezzato i francesi e i militari francesi in particolare per alcune simpatiche sfumature del loro linguaggio.
Nei rapporti con i loro ufficiali anche di grado elevato essi adoperano un lessico al limite del familiare.
Rivolgendosi, per esempio, ad un Generale, il soldato francese dice molto semplicemente e quasi affettuosamte "mon General".
Da noi invece fino a ieri era in uso un rigido e formale "signor Generale", sostituito oggi da un secco "Generale" tout court, in ossequio alle norme di un regolamento di disciplina più democratico ed al passo coi tempi.
Evidenti e significative le differenze.
Senso di partecipazione, affetto, quasi familiarità nel linguaggio dei nostri cugini d'oltralpe.
Distacco, distanza, scarso senso di appartenenza, quasi freddezza nel nostro.
E così, poiché il destino di un popolo è scritto anche nelle pieghe del suo lessico, si comprendono ad abundantiam i fatti drammatici narrati dal romanzo "Un anno sull'altopiano" e dal film "Uomini contro".
 

Chapeau quindi ai francesi e al loro efficace modo di esprimersi!
 

P.S.: Tra le cose strane incrociate durante il servizio mi capitò un giorno di assistere alla scena di un Generale con la puzza sotto il naso (di cui per fortuna non ricordo il nome) che rimproverava un malcapitato collega Capitano, il quale aveva "osato" dire familiarmente di un proprio militare: quel "mio" soldato... 
"Il soldato non è di sua proprietà. Tutt'al più della sua compagnia". Tuonò il supergallonato.
E pensare che, se quel signore si fosse trovato in Francia, si sarebbe sentito chiamare: mio Generale!

martedì 14 ottobre 2014

Protezione (In)civile

Non vorrei apparire un "laudator temporis acti" a tutti i costi ma mi perdonerete se vado con la memoria agli anni in cui il "mio" Esercito era una delle Istituzioni in prima linea nelle calamità naturali, insieme con i benemeriti Vigili del Fuoco e pochi altri.
All'epoca, i mezzi a disposizione erano molto limitati (pale, badili, picconi, sacchetti a terra), le attrezzature insufficienti (canotti, gruppi elettrogeni, tende), la pianificazione non sempre curata nel dettaglio ma, nel complesso, si riusciva a far fronte alle prime necessità con tanta buona volontà e tantissimo spirito di sacrificio.
Le esercitazioni di allarme per pubbliche calamità (il cosiddetto allarme "Vigilante", così chiamato per distinguerlo da altri tipi di allarme) erano molto frequenti. 
Venivano ipotizzati due interventi: uno in caso di alluvione e l'altro in caso di terremoto. 
I miltari di leva, i preziosi militari di leva di una volta, i soldati generosi di un'Italia che non c'è più, venivano così istruiti e preparati anche all'importantisimo compito di intervenire e concorrere, con altre forze, nella difesa di vite umane colpite dalle purtroppo ricorrenti catastrofi naturali. 
E, spronati dall'esempio e dall'autorevolezza di Quadri responsabili, riuscivano a dare  il meglio di sé in ogni occasione. Ricordo ancora oggi l'eccezionale abnegazione dei soldati della mia compagnia in Irpinia.
Poi nel tempo le cose sono cambiate, i nostri generaloni con la puzza sotto il naso hanno gradualmente snobbato questo impegnativo compito, i vertici con le stellette hanno ritenuto che l'Esercito dovesse fare soltanto la guerra (a chi poi?!) e che l'intervento sul nostro territorio in caso di alluvioni e terremoti dovesse essere attribuito ad altri. 
Ed ecco nascere il carrozzone mangiasoldi della Protezione Civile, gran curatore di eventi ma anche creatore di scandali a non finire.
In questi ultimi anni essa ha fatto di tutto e di più ma non è stata capace di prevenire i disastri né farvi fronte con immediatezza, come è accaduto anche nella recente alluvione di Genova.
Non sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, magari destinando alla Difesa maggiori fondi per l'acquisto di attrezzature più adatte e mezzi più adeguati per numero e qualità? 
Ci saremmo risparmiati i tanti faccendieri senza stellette che sulle disgrazie altrui sono stati capaci soltanto di speculare.
Come hanno fatto a La Maddalena (G8), come hanno fatto a l'Aquila, come hanno fatto chissà dove.

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...