sabato 20 luglio 2013

Le ipocrisie delle parole

Mi è capitato sotto gli occhi questo manifesto del PD.
Ma quale sarebbe l'Italia giusta secondo questi signori che oggi sono al governo e che non sono capaci di far nulla per la giustizia sociale e per la crescita del nostro infelice Paese?
La giustizia avrebbe imposto, ad esempio, la rinuncia agli F35, l'immediato e drastico ridimensionamento delle maxi prebende dei mega-dirigenti pubblici, la riduzione del numero e degli emolumenti di parlamentari e politici, una massiccia iniezione di aiuti statali per combattere la disoccupazione giovanile e iniziative serie per incentivare concretamente il lavoro e le imprese.
Niente di tutto questo è stato fatto né - sono certo - si farà.
Quel manifesto - al pari delle pubblicità ingannevoli - è solo carta straccia.
Un po' più di pudore nell'uso delle parole non guasterebbe.

domenica 30 giugno 2013

IO IO IO IO IO.....


Tra le forme più odiose di culto annovero l'egolatria che è la smodata considerazione di se stessi e delle proprie qualità.
L'uomo - chi non lo sa? - è un essere imperfetto. 
La sua grandezza dovrebbe consistere appunto nel riconoscere i propri limiti e le proprie incapacità.
Tutti dovremmo essere ben consapevoli delle nostre limitazioni, delle nostre imperfezioni, delle nostre debolezze. 
Tutti dovremmo essere convinti che nessuno è indispensabile a questo mondo e che l'umanità nel suo complesso può andare avanti anche senza di noi.
Ma esistono personaggi, non solo della politica, che credono di essere insostituibili, che pensano di essere immortali, che ritengono se stessi al di sopra di tutto e di tutti. 
Personaggi odiosi e arroganti che fanno quotidianamente a pugni con la modestia, con l'umiltà, con la misura, con il buon gusto e con il buon senso.
Peccato per loro che - nel breve volgere di qualche anno - nessuno più si ricorderà di loro e delle loro manie di grandezza.

sabato 1 giugno 2013

Pensieri a zonzo

Ho indossato per anni la tuta con i colori mimetici. 
La mimetizzazione è un fenomeno molto conosciuto in natura. Alcune specie di animali devono ad essa la propria sopravvivenza. 
Anche il combattente, se vuole salvare la propria pelle, deve fare ricorso alla mimetizzazione, deve confondersi con l'ambiente circostante, deve insomma indossare gli stessi colori del terreno in cui opera.
A ben pensare, la tecnica della mimetizzazione è la tecnica più antica e più raffinata dell'uomo.
La sopravvivenza della nostra specie è affidata a questa sperimentata capacità di uniformarsi al pensiero dominante, di adattarsi agli usi e costumi di una società, di seguire insomma il corso degli eventi e delle opinioni senza mettersi di traverso. 
Il comportamento mimetico delle masse ha consentito agli uomini di vivere e di sopravvivere ma li ha quasi sempre privati della libertà di esprimere le proprie idee e di seguire le proprie inclinazioni.
Soltanto in pochi hanno scelto la strada di essere se stessi ma - in tutte le epoche - la società li ha espulsi con feroce crudeltà dal proprio seno, eliminandoli spesso anche fisicamente. 
La lunga serie dei capri espiatori ne è la dimostrazione più evidente. E lo è pure la lunga teoria degli eroi e dei martiri.
Anche per questi il mimetismo avrebbe potuto rappresentare la salvezza e la sopravvivenza. Soltanto se lo avessero voluto.
Ma nemmeno il più grande dei Capri Espiatori e il più illustre dei Martiri volle mimetizzarsi!

mercoledì 29 maggio 2013

Omaggio a don Gallo, testimone del Vangelo

Sono convinto che Dio ci giudicherà sulla base di quel poco o molto che avremo saputo dare e fare per gli altri. 
La credibilità di una persona ma soprattutto quella di un cristiano risiede essenzialmente in questo.

lunedì 27 maggio 2013

Il servizio militare di una volta

Una vecchia foto in bianco e nero, incrociata per caso su Facebook, mi riporta agli anni giovanili e mi induce a qualche riflessione sul tema del servizio militare di una volta.
L'antico proverbio "chi non è buono per il re non è buono nemmeno per la regina" dava esattamente conto dell'importanza - per un giovane - di risultare all'epoca "abile arruolato".
In effetti la tradizionale visita medica, che durava tre giorni ed alla quale venivano sottoposte a tappeto intere classi di giovani, era un formidabile screening sanitario di cui solo adesso si avverte la mancanza. 
Quante malattie, quante disfunzioni venivano diagnosticate in tempo utile! 
Quanti problemi, quanti squilibri venivano intercettati prima che il trascorrere degli anni li rendesse pericolosamente irreversibili! 
La così tanto decantata prevenzione di oggi non è nulla in confronto ai risultati concreti di quei tre giorni di selezione psico-attitudinale.
Ma la cosa più formativa era il servizio militare in sé. 
Il periodo della cosiddetta "naia", pur con i suoi innegabili aspetti negativi, era un'occasione unica per il giovane di allora. 
A prezzo del sacrificio di alcuni mesi di libertà, egli aveva la possibilità di confrontarsi - spesso per la prima volta - con il variegato mondo esterno, di conoscere altre realtà, altre città, altre mentalità, altri giovani. 
Inserito in reparti ben organizzati, dove la disciplina costituiva l'ambiente naturale, egli aveva la possibilità di plasmare meglio il proprio carattere, di rafforzare pienamente la volontà, di superare con disinvoltura le difficoltà alle quali prima o poi la vita ci mette tutti di fronte.
Il servizio militare era insomma un'ottima scuola di vita ed anche una palestra di generosità, di gratuità e di abnegazione.
L'impegno, i sacrifici, le fatiche, il sudore quotidiano erano infatti ripagati soltanto simbolicamente da una "decade" che si aggirava sulle misere 100 lire giornaliere o poco più.
I tempi dei militari professionisti erano per fortuna ancora lontani e la corsa mercenaria al vile denaro quasi del tutto sconosciuta nelle nostre caserme. A tutti i livelli: dal Generale all'ultimo militare. 
Tuttavia il merito più importante del servizio di leva obbligatorio gli derivava dal fatto di costituire un collante prezioso per l'intera Nazione. 
Da quando si decise per la sua "regionalizzazione", da quando lo si è formamente sospeso e sostanzialmente abolito, l'Italia non è più la stessa. 
La Lega non avrebbe avuto la sciagurata fortuna che ha avuto se i giovani del Sud avessero continuato a fare i soldati al Nord e quelli del Nord al Sud. 
L'unità di una Nazione veniva preservata anche in questo modo.

lunedì 13 maggio 2013

Dai miei vecchi appunti

Carcinoma e Dio. Guerra e Dio. Morte e Dio.
Mi sembrano  binomi perfetti per un Dio del Male. 
Proviamo allora con altri binomi. 
Dio e un bambino che sorride. Dio e una giornata piena di sole. Dio e una bella donna. Dio e un campo di fiori. Dio e la generosità. Dio e la tolleranza. Dio e la pace. Dio e la semplicità del cuore. Dio e l'alba. Dio e il tramonto. Dio e le montagne. Dio e i ruscelli limpidi e freschi. Dio e la salute del corpo e della mente. Dio e la felicità. E potremmo continuare...
Alla fine però dovremo sempre fare i conti anche col carcinoma, con le guerre e con la morte.
Come  spiegare la sofferenza dell'uomo e del creato? Dio è un sadico? E' uno che si diverte a fare brutti scherzi alle sue stesse creature dopo averle chiamate alla vita senza esserne richiesto? 
L'universo, insomma, è frutto della volontà di un Creatore cinico o di un caso cieco e crudele? 
La domanda rimane senza risposta. O forse qualcuna c'è ma non mi convince ancora del tutto.

martedì 23 aprile 2013

Altro che Renzi!


Quando Cristo mi giudicherà, io so di certo che Egli mi farà questa domanda: come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società la miseria dei tuoi fratelli e, quindi, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale? 
Né potrò addurre, a scusa della mia inazione o della mia inefficace azione, le ragioni “scientifiche” del sistema economico. Abbiamo una missione trasformante da compiere: dobbiamo mutare - quanto è possibile - le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di Dio. 
Siamo dei laici: padri di famiglia, insegnanti, operai, impiegati, industriali, artisti, commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di vita ci fa non solo spettatori, ma necessariamente attori dei più vasti drammi umani. Si resta davvero stupiti quando, per la prima volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di lavoro che Dio ci mette davanti. 
Il nostro piano di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell’orazione! Credevamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera, noi potevamo sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore… 
L’elemosina non è tutto: è appena l’introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata al comandamento principale della carità. 
Abbiamo veramente compreso che la perfezione individuale non disimpegna da quella collettiva? Che la vocazione cristiana è un carico che comanda di spendersi, senza risparmio, per gli altri? 
Problemi umani, problemi cristiani; niente esonero per nessuno.

Giorgio La Pira

Questo brano del grande Sindaco di Firenze dà la misura dello spessore morale degli uomini politici di una volta. Ora dobbiamo accontentarci di arrivisti/e, di ambiziosi/e, di opportunisti/e e di esibizionisti/e.

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...