Cara Chiesa, non so più a chi rivolgermi e anche tu
non mi vieni in aiuto. Ci parli di Dio ma sai bene che nessun dio è mai
venuto in soccorso dell'umanità. Nella lotta tra bene e male, l'uomo è
sempre stato solo. Già nel racconto biblico si comincia con un delitto:
«Che hai fatto Caino? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal
suolo dove sei nato...» dunque, dio ha udito benissimo il grido del
fratello ucciso, ma non ha fatto nulla per trattenere la mano
fratricida.
E adesso? Cosa sta accadendo a tutti noi? Come abbiamo fatto a ridurci
così? troppo spesso ho la sensazione di non sentirmi in relazione con
gli altri. Anche con le persone che mi sono più vicine. Mi trovo in uno
stato confusionale, come se ognuno parlasse per conto proprio annaspando
nel nulla. Cara Chiesa di cristiani smarriti, ho deciso di scriverti
non tanto per fede ma perché tu hai più di duemila anni di storia e
forse puoi aiutarci a capire i nostri comportamenti. Abbiamo smarrito la
via maestra della pacifica convivenza. Ovunque conflitti di religione,
separazioni di razze. Chi crede in dio sa bene che il Creatore ha fatto
l'uomo e la donna, ma non le razze. E che neppure ha dato di più ad
alcuni per farli ricchi perché con il loro denaro umiliassero i poveri.
Così ho deciso di scriverti. Perché in questo tempo bastardo anche tu mi
deludi, e mi dispiace. Probabilmente sono mosso più dal sentimento che
dalla ragione. Del resto, è il sentimento che presiede ogni
ragionamento. Voglio credere, Chiesa di Cristo Gesù, che tu abbia i tuoi
buoni motivi che io non posso conoscere né sarei in grado di capire:
questioni istituzionali, ragioni di Stato. Ma ugualmente non riesco del
tutto a giustificarti, perché vorrei sentire che prima d'ogni altro
motivo c'è il tuo impulso di madre a proteggerci, e che sopra tutti i
tuoi pensieri ci siamo noi, i tuoi figli.
Io, e tanti come me, vorremmo che nelle difficoltà
che ogni giorno dobbiamo affrontare non mancasse mai il tuo conforto. In
momenti come questi che stiamo vivendo, sembra perduta ogni solidarietà
fra gli uomini. Non mi dimentico che ci sono tanti cristiani di buona
volontà, preti e laici, che prima ancora che nelle gerarchie
ecclesiastiche si riconoscono in coloro che hanno più bisogno del nostro
aiuto. Non sono soprattutto gli umiliati, i reietti che Cristo ti ha
affidato? Ma chi sono io, cara Chiesa, per pretendere di interrogarti e
tirarti dentro a questioni di cui non sono all'altezza? Mi faccio
coraggio pensando che chiunque poteva rivolgersi con confidenza a Gesù
come ora io mi rivolgo a te. Non tanto perché tu debba a me delle
spiegazioni. Tu sai bene quali sono i tuoi compiti e come agire, ma
almeno aiutami a capire certi tuoi comportamenti a cominciare
dall'attaccamento ai beni temporali. Mostraci che hai davvero a cuore i
più deboli e diseredati. Che come vedi, sono sempre più numerosi e
vengono al mondo solo per morire. Ma tu, Chiesa, ci dici che sono
proprio costoro i primi presso il cuore di Gesù. E allora, se sei
davvero Chiesa soccorritrice, ricordati anche della solitudine dei
ricchi che non troveranno mai quiete nelle loro ricchezze. Quel che
adesso sto per dire disturberà gerarchie e devoti benpensanti e tutti
coloro che proclamano la Chiesa madre di tutti. Ma tu, Chiesa
dell'ufficialità, sei una madre distratta, più sollecita nei fasti dei
cerimoniali che nell'annunciare la prima di tutte le santità: quella di
coloro che credono in te anche soffrendo per le ingiustizie subite.
Sono convinto che tutto l'Occidente - e questa nostra Italia sempre più
sfiduciata e incapace di nuovi slanci abbia bisogno di un supplemento
d'anima. Quel Gesù di Nazareth, falegname e maestro, col suo esempio può
farci ancora ritrovare la gioia di come spendere il bene prezioso della
nostra esistenza. Invece tu, vecchia Chiesa che hai innalzato tanti
altari di Cristo, sembri averlo dimenticato. Proprio tu! ecco perché
oggi molti s'interrogano: «Quale sarà il luogo delle beatitudini dove il
Maestro tornerà all'appuntamento coi nuovi discepoli di questo nostro
tempo?...». Sei davvero tu, Chiesa cattolica, la casa aperta non solo ai
cristiani obbedienti, ma anche a coloro che cercano dio nella libertà,
oltre i loro dubbi? Assisto sconsolato a quanto sta accadendo in
Vaticano in questi ultimi mesi: intrighi, processi, scandali di
pedofilia, movimenti di capitali nelle banche della stessa Chiesa. Il
compianto cardinal Martini, nel momento estremo del suo congedo ci ha
lasciato il suo ammonimento: «Siamo una Chiesa rimasta indietro di
duecento anni, una Chiesa carica di addobbi e orpelli...». Una Chiesa
ricca per i ricchi.
Ho nella mente un turbinare di interrogativi che non mi danno tregua. Quanti anni sono passati dal Concilio Vaticano II?
E dal poverello di Assisi cosa abbiamo imparato e poi trascurato?
E dai martiri di ogni tempo e di ogni fede? Cattolici, protestanti,
ortodossi: eppure eravamo tutti ai piedi della stessa Croce. Ma cosa
sono duemila anni nella storia dell'umanità? Ne sono trascorsi appena
cinquanta dal Concilio Vaticano II e troppo poco è rimasto della buona
novella di quella straordinaria assemblea di fedeli. E che grande
fermento: in quei giorni si sentì la brezza di una nuova primavera.
Giovanni XXIII scosse la sonnolenza di una Chiesa che si affidava più
alla "liturgia del rito" che alla "liturgia della vita". E tutto il
mondo, cristiano e no, accolse l'invito ad aprire menti e cuori perché
entrasse nella Casa di Cristo aria fresca e luce limpida. Ma poco è
davvero cambiato nella Chiesa di Roma. Né dopo il Concilio né dopo
duemila anni di cristianità.
Ancora una volta, come dopo quella notte nel Getzemani, qualcuno ha
tradito. Ancora una volta, su tutti i monti degli ulivi, Gesù è uno
sconfitto. Siamo tutti degli sconfitti.