giovedì 5 novembre 2015

Beati i poveri...

Questo Cardinale, il cui ritratto pare uscito dalle illustrazioni a corredo di un testo di storia rinascimentale, è un Principe della Chiesa australiano trapiantato a Roma.
Il suo nome è George Pell.
Secondo quanto scrive nel suo libro "Avarizia" Emiliano Fittipaldi, il porporato avrebbe speso una fortuna in spese folli, tra le quali l'acquisto di mobli per un valore di 47.000, 00 euro.
Per associazione di idee, mi sono ricordato delle spese pazze di alcuni dei generaloni di un tempo (non so se continuano a farlo anche quelli ben più pagati di adesso), i quali, all'indomani del loro insediamento in un nuovo incarico, erano soliti seguire il quasi generale (mal)vezzo - non per nulla erano generali! - di "personalizzare" il poprio ufficio con nuovi lampadari, nuova tappezzeria, nuove poltrone, nuovi tappeti, nuove suppellettili e nuovi mobili acquistati ex novo con i soldi di Pantalone.
Qualche maligno arrivava addirittura a dire che i mobili, i tappeti, le suppellettili e i lampadari di cui era dotato l'ufficio del precedente occupante prendevano posto sullo stesso camion che traferiva le masserizie private della sua famiglia.
E mi sono anche ricordato delle spese pazze fatte sostenere da alcuni governatori di Regione che - nelle loro manie di grandezza - pretesero bagni di centinaia di milioni di lire attigui ai prori uffici.
Quanto siamo lontani dalla visione cristiana di Agostino che ne "La citta di Dio" scriveva:
“Nella casa del giusto anche coloro che esercitano un comando non fanno in realtà che prestare servizio a coloro che sembrano essere comandati: essi difatti non comandano per cupidigia di dominio, ma per dovere di fare del bene agli uomini, non per orgoglio di primeggiare, ma per onore di provvedere"!

venerdì 30 ottobre 2015

Alcune mie considerazioni private di qualche tempo fa e (forse) attuali ancora oggi.

Indifferenza
Opulenza e povertà
Voi avete disprezzato il povero!
Sono convinto che le immagini dicano più e meglio di mille parole. 
Per questo ho allegato tre foto.
Le prime due descrivono molto bene l'indifferenza nei riguardi dei poveri e la distanza che la società (anche la nostra ricca società cristiana) ha voluto prendere e continua a prendere da questo formidabile problema.
La terza - che contraddice in modo evidente le raccomandazioni di Giacomo (2, 1-6) - descrive molto efficacemente l'atteggiamento della stessa Chiesa che da sempre ha privilegiato i ricchi e i potenti di questo mondo con buona pace dei diseredati e degli ultimi..
Ciò che fin dai primi anni della mia giovinezza mi è stato chiaro e mi ha messo in guardia dal continuare a prestar fede a chi - secondo me - predica bene ma razzola male è stato proprio il comportamento della Chiesa verso i poveri.
L'abbandono della strada stretta ma luminosa delle "Beatitudini", la difesa dei poveri delegata ad altri e non assunta in prima persona, gli ammiccamenti a Mammona, la furbizia di voler servire due padroni: ecco le cose che non riesco ancora oggi a digerire e che sono alla base del mio piccolo, grande risentimento nei riguardi di coloro che avrebbero dovuto essere luce del mondo e lampade da mettere non sotto ma sopra il moggio.
Sono convinto che il PCI di qualche decennio addietro seppe servire e difendere le classi più deboli più di quanto abbia fatto la Chiesa.
Forse per questo un mio compianto, lucido, mite Professore, dopo aver letto un mio compito, disse coram populo che sarei stato benissimo tra gli iscritti alla FGCI.
E sono anche convinto che il PD di oggi non serva proprio più a niente.

domenica 4 ottobre 2015

Monsignor Charasma ovvero cui prodest?

A chi giova tutta questa teatralità? 
Quanto pensa di guadagnarci il baldo Monsignore che, guarda caso, ha gia pronto un libro da dare alle stampe?
Premesso che non giudico nessuno in base al suo orientamento sessuale, premesso che anche io ho qualche amico omosessuale verso il quale nutro affetto e stima, premesso che ritengo infinitamente più grave il tradimento dei poveri da parte degli uomini di Chiesa, trovo incoerente, sconveniente ed irritante il fatto che la confessione del teologo sia stata fatta con grande clamore mediatico sotto i flash di non so quante telecamere, continuando ad indossare l'abito talare e con effusioni pubbliche esagerate e fuori luogo.
Avrei capito se tutto questo il buon Charasma l'avesse fatto senza più l'abito talare, dopo essersi dignitosamente "dimesso" da prete e da tutti gli incarchi ricoperti in Vaticano.
Tanti prima di lui si sono comportati così. 
Forse sarebbe il caso di ricordare all'impomatato Monsignore che i voti di povertà, castità ed obbedienza li aveva emessi lui, sì proprio lui - voglio pensare - in assoluta libertà di coscienza.
Non ce la prendiamo sempre con il Papa.

giovedì 1 ottobre 2015

Le parole e i fatti

Sul programma televisivo "Le iene" è andato in onda la settimana scorsa un interessante servizio sui rifugiati politici.
Sul tema specifico venivano chiamati in causa alcuni volti noti della politica italiana.
Si chiedeva in pratica a ciascuno di essi se erano disposti ad ospitare a casa propria un giovane profugo.
Solo Civati, alla fine, lo ha effettivamente ospitato presso il proprio modesto monolocale di Roma.
La Bonetti niente, il pittoresco Razzi pure, la Santanchè idem con patate.
Ma precedentemente tutti, a parole, si erano dichiarati pronti e disponibili a farlo.
E, sempre su quel programma televisivo, nemmeno le parrochie romane si sono mostrate preparate e sollecite ad ospitare una famiglia di profughi a testa (come il Papa stesso aveva chiesto di fare), accampando - suore e preti - varie scuse: dalla mancanza di idonei servizi igienici ai più impensati cavilli burocratici.
Ma la Carità, se tale è, dovrebbe superare tutto, anche la burocrazia.
Di contro, ieri sera su altro programma televisivo ("La gabbia") venivano ampiamente documentate le lucrose attività alberghiere di suore e di preti nella capitale.
Non vengano a dire che nei loro alberghi a quattro stelle non esistono camere e bagni!
Quindi, se le parrocchie non sono ancora attrezzate, almeno un paio di queste camere d'albergo potrebbe essere reso disponibile per accogliere un profugo e la sua famiglia.
O no?

giovedì 3 settembre 2015

Pietas

Le ultime carezze Ti die' il mare
O Figlio che nascesti in mezzo all'odio
Di un mondo vile che non sa più amare!
#dillointerzine

venerdì 28 agosto 2015

Tre domande

Cosa fa l'ONU per risolvere la questione migranti?
Cosa fa l'Europa per aiutare le persone che scappano dalla guerra e dalla miseria?
Cosa fa ciascuno di noi per dare una mano a questi fratelli meno fortunati?
Credo che per tutti, me compreso, valga una sola e spiazzante risposta: un bel niente.
Solo chiacchiere, chiacchiere e chiacchiere.

venerdì 8 maggio 2015

La costruzione della menzogna e il coraggio di opporsi


Nel suo incantevole "Dalle parti degli infedeli", Leonardo Sciascia - sulla base di documenti inediti contraddistinti da massima segretezza (SUB SECRETO S. UFFICII)  -  ricostruisce la vicenda di monsignor Ficarra, vescovo siciliano originario di Canicattì. Il buon vescovo, accusato dai notabili DC di non aver fatto nulla per evitare la sconfitta del loro partito alle elezioni amministrative del 1946, venne a lungo perseguitato dalla Curia romana che, fabbricando o avallando menzogne, ne pretendeva la rinuncia alla diocesi di Patti.
Il lungo braccio di ferro tra il vescovo di Patti, disposto all'obbedienza ma non rassegnato a subire l'ingiustizia e convalidare la menzogna e il Card. Piazza, Prefetto della Sacra Congregazione Concistoriale, durò per oltre dieci anni.
Il cristiano amore alla verità - scrive Sciascia - e il siciliano amor proprio, l'aspirazione alla giustizia e il gusto - ancora siciliano - del diritto nella sua più puntigliosa specie furono le molle che spinsero il perseguitato a controbattere punto per punto alla graduale costruzione di menzogna a suo danno.
Tra le lettere più significative quella - pacata, apparentemente formale, curiale, levigata ma dura - indirizzata al Cardinale Ruffini che, su incarico di Roma, lo aveva appena ricevuto a Palermo.
Eccone alcuni brani:
- "Dopo il colloquio avuto con V. Eminenza, ringrazio il Signore che mi mantiene in quella pace serena che viene solo da Lui".
" Nella mia pochezza io non vedo quale dovere o compito non abbia osservato in tutti gli anni della mia missione pastorale; ma non occorre ripetere che la mia volontà sarà sempre uniformata a quella del Signore (anche se mi si vuole macinare come il grano) e a quella dei miei venerati Superiori. Tuttavia siccome il Signore stesso e la Santa Madre Chiesa non hanno mai negato a nessuno il diritto alla legittima difesa, mi permetto di esporre..."
Dice poi della situazione della diocesi che non è né migliore né peggiore dei quella delle altre diocesi dell'Italia Meridionale e dell'Isola, che qualche sacerdote non va bene ma come dovunque e "se ad ogni prete che manca, dovesse ridondare la colpa su vescovo, anche il Beato Pio X non sarebbe andato sugli altari".
Poi fa cadere il discorso sulle sue presunte infermità:
"L'accenno alle mie condizioni di salute è un mito di menzogna, come tanti altri. La mia vista è ottima (dico ottima) e molto superiore al bisogno; il mio udito è sufficiente e fino ad oggi mi ha consentito di confessare e di conversare regolarmente con Vostra Eminenza e con centinaia di persone ecclesiastiche e laiche, che vengono a conferire. In caso di bisogno, potrei esibire un certificato medico o sottopormi alla visita di un professore scelto da Vostra Eminenza..."
"Se talora mi son trovato esposto a qualche sorda ostilità o calunnia, io persisto nel pensare che ciò sia dovuto al fatto che non mi sono piegato alla pretese insane e losche di tre o quattro preti megalomani, asseconadati da qualche laico esaltato e da una donnina equivoca..."
È il suo errore di valutazione, commenta a questo punto Sciascia, che continua: quella megalomania, quell'esaltazione, erano la normale - in tutta Italia normale - corsa alla detenzione del potere, dal fascismo naturaliter ereditata, cui lui a Patti era di ostacolo: da ostacolo nella sua indifferenza al potere politico, alla politica; nella sua diffidenza o avversione a contaminarsene, a rendersene partecipe o complice. 
Ruffini, che già per il fatto di averlo chiamto a Palermo vuol dire che lo sapeva in condizioni di muoversi, di viaggiare; che lo ha intrattenuto a colloquio senza constatare quei segni di indebolimento della vista e dell'udito che tanto proccupano la Sacra Congregazione Concistoriale; Ruffini gli suggerisce di chiedere un vescovo ausiliare: il che gli consentirebbe di restare a Patti, fittiziamente confessandosi infermo ma di fatto nell'infermità relegandosi. E monsignor Ficarra: 
"Vostra Eminenza mi ha benignamente suggerito di chiedere l'Ausiliare. Secondo il mio modesto parere, che è sempre subordinato a quello dei Superiori, forse sarebbe meglio che io andassi a fare l'Ausiliare ad un altro..."
Era uomo di estremo candore e di inveterata obbedienza: non è da credere - annota Sciascia - che in questa lettera a Ruffini abbia voluto essere duro, ironico, ribelle. Eppure lo è. Lo è perché in lui è penetrato il sentimento della giustizia, l'idea della giustizia, la follia della giustizia. Dell'umana giustizia. E arriva al punto di aspettarsi che di questo sentimento, di questa idea, di questa follia sia compenetrato anche Ruffini:
"Prego vivamente Vostra Eminenza di voler perorare la mia causa col suo cuore di padre, e con la serena convinzione di fare non solo opera di carità, ma di pura giustizia".
La giustizia, come spesso accade, non la fecero gli uomini ma Dio.
Monsignor Ficarra venne in pratica esautorato nel 1957 e nominato arcivescovo di Leontopoli di Augustamnica in partibus infidelium.
Morì improvvisamente nella sua Canicattì il primo giugno1959 mentre stava per uscire di casa, all'età di settantaquattro anni.
E senza nemmeno un giorno di malattia perché - prima che la morte lo cogliesse - Dio e la natura non avevano preso ancora atto della decisione del Cardinal Piazza e della Sacra Congregazione Concistoriale di costitutuirlo in infermità.

Omaggio a un grandissimo Pontefice

Condivido tutto di questo post che mio non è ma è come se l'avessi scritto io. Ricordate la Chiesa negli ultimi tempi di Benedetto XVI? ...