martedì 29 marzo 2016

La Sacra Spina


Andria, 25 marzo 2016 - Documentazione crono-fotografica del prodigio della Sacra Spina

Quel che non fece studio né dottrina
Né fecero anselmiani né tomisti
Pote' di venerdì l'umile spina.


Qualche anno fa avevo postato queste mie considerazioni sulla Fede.
Concludevo che sarei stato ben lieto di cambiare opinione se fossero intervenuti fatti o evidenze inoppugnabili.
Queste evidenze io oggi le leggo nel prodigio della Sacra Spina di Andria, verificatosi nuovamente il 25 marzo u.s..
So perfettamente che tutti (o quasi) mi diranno che la Fede non poggia su fenomeni eclatanti, non si avvale di mega-avvenimenti per affermarsi, non chiede il supporto di miracoli o di altri eventi misteriosi che molto hanno di magico e poco hanno a che fare con il sacro.
La fede insomma non ha bisogno di nemmeno di sacre spine. 
Nel mio piccolo dissento. 
I segni sono il linguaggio del quale l'uomo si serve per ricevere e comunicare messaggi. Anche il messaggio religioso è immancabilmente assoggettato ai segni. Se non ci fossero i segni, non ci sarebbe nemmeno il messaggio. E  i segni sono quei veicoli di comunicazione di cui non può fare a meno neanche il credente.
Nel fenomeno della sacra spina di Andria, più che nella magica liquefazione del sangue di S. Gennaro (liquefazione che mi lascia quasi completamente indifferente e con molti dubbi), i segni - chiari  e semplici - sono stati per me di un'evidenza sconcertante. 
Se vogliamo escludere dal novero del prodigio i fatti che non è stato possibile documentare con l'ausilio di macchine fotografiche (anche se ossevati da testimoni attendibili e minuziosamente attestati in documenti notarili dell'epoca), limitiamoci unicamente ai due ultimi venerdì della settimana santa nei quali, nel nostro secolo, ricorreva anche la festività dell'Annunciazione e, cioè, il 25 marzo del 2005 e il 25 marzo 2016 appena trascorso
Come noto, la Sacra Spina rosseggia e cambia il proprio stato esattamente in coincidenza di questa duplice, congiunta ricorrenza, che, nel secolo passato, si è verificata  nel 1910, nel 1921 e nel 1932.
La prossima volta che il venerdì santo coinciderà con la festa dell'Annunciazione sarà nel 2157 (in quella data non so voi, ma io non ci sarò!).
Ebbene, come non rimanere stupefatti di fronte a tale fenomeno?  
Una minuscola, insignificante spina che, ad una certa ora del giorno, inizia a cambiare colore virando al rosso e poi tenta di far spuntare sulla sua arida superficie legnosa alcune microscopiche gemme, quasi a voler esprimere -  a suo modo - una commossa, sofferta partecipazione postuma al dolore di Colui che in croce patì anche per la corona di spine sulla fronte.
Non escludo che altre spine o pezzetti di legno, in altri reconditi luoghi del pianeta, in altre date, senza riflettori puntati, senza lenti d'ingrandimento e senza testimoni oculari, possano anch'essi dar luogo a questo fenomeno di gemmazione spontanea ma è davvero singolare che esso si verifichi nella Cattedrale di Andria, nella cappella dedicata a S. Riccardo, nel corso della particolare giornata del 25 marzo (nel 1910 si verificò qualche ora dopo e, cioè, nella giornata di sabato).
Se per qualcuno la semplice "coincidenza è un piccolo miracolo in cui Dio è voluto rimanere anonimo", la coincidenza nella coincidenza (oltretutto ripetuta nel tempo) è certamente qualcosa di più e questa impressionante reliquia della Passione di Cristo finisce per parlare al cuore di un cristiano più di cento Vite di Gesù, più di mille trattati teologici.
Per questo, con molta umiltà, faccio mie le parole (cfr. Mt 27,54; Mc 15,39) del centurione romano sul Calvario: "davvero Costui era Figlio di Dio!"
A volte bisogna alzare le mani anche davanti ad un'umilissima spina, consapevoli comunque che - come ammoniva Agostino d'Ippona - "è meglio inclinare al dubbio che alla certezza in cose difficili da provare e pericolose da credere."