venerdì 30 ottobre 2015

Alcune mie considerazioni private di qualche tempo fa e (forse) attuali ancora oggi.

Indifferenza
Opulenza e povertà
Voi avete disprezzato il povero!
Sono convinto che le immagini dicano più e meglio di mille parole. 
Per questo ho allegato tre foto.
Le prime due descrivono molto bene l'indifferenza nei riguardi dei poveri e la distanza che la società (anche la nostra ricca società cristiana) ha voluto prendere e continua a prendere da questo formidabile problema.
La terza - che contraddice in modo evidente le raccomandazioni di Giacomo (2, 1-6) - descrive molto bene l'atteggiamento della stessa Chiesa che da sempre ha privilegiato i ricchi e i potenti al posto dei poveri.
Ciò che fin dai primi anni della mia giovinezza mi è stato chiaro e mi ha messo in guardia dal continuare a prestar fede a chi - secondo me - predica bene ma razzola male è stato proprio il comportamento della Chiesa verso i poveri.
L'abbandono della strada stretta ma luminosa delle "Beatitudini", la difesa dei poveri delegata ad altri e non assunta in prima persona, gli ammiccamenti a Mammona, la furbizia di voler servire due padroni: ecco le cose che non riesco ancora oggi a digerire e che sono alla base del mio piccolo, grande risentimento nei riguardi di coloro che avrebbero dovuto essere luce del mondo e lampade da mettere non sotto ma sopra il moggio.
Sono convinto che il PCI di qualche decennio addietro seppe servire e difendere le classi più deboli più di quanto abbia fatto la Chiesa.
Forse per questo un mio compianto, lucido, mite Professore, dopo aver letto un mio compito, disse coram populo che sarei stato benissimo non dove stavo ma tra gli iscritti alla FGCI.
E sono anche convinto che il PD di oggi non serva proprio più a niente.

domenica 4 ottobre 2015

Monsignor Charasma ovvero cui prodest?

A chi giova tutta questa teatralità? 
Quanto pensa di guadagnarci il baldo Monsignore che, guarda caso, ha gia pronto un libro da dare alle stampe?
Premesso che non giudico nessuno in base al suo orientamento sessuale, premesso che anche io ho qualche amico omosessuale verso il quale nutro affetto e stima, premesso che ritengo infinitamente più grave il tradimento dei poveri da parte degli uomini di Chiesa, trovo incoerente, sconveniente ed irritante il fatto che la confessione del teologo sia stata fatta con grande clamore mediatico sotto i flash di non so quante telecamere, continuando ad indossare l'abito talare e con effusioni pubbliche esagerate e fuori luogo.
Avrei capito se tutto questo il buon Charasma l'avesse fatto senza più l'abito talare, dopo essersi dignitosamente "dimesso" da prete e da tutti gli incarchi ricoperti in Vaticano.
Tanti prima di lui si sono comportati così. 
Forse sarebbe il caso di ricordare all'impomatato Monsignore che i voti di povertà, castità ed obbedienza li aveva emessi lui, sì proprio lui - voglio pensare - in assoluta libertà di coscienza.
Non ce la prendiamo sempre con il Papa.

giovedì 1 ottobre 2015

Le parole e i fatti

Sul programma televisivo "Le iene" è andato in onda la settimana scorsa un interessante servizio sui rifugiati politici.
Sul tema specifico venivano chiamati in causa alcuni volti noti della politica italiana.
Si chiedeva in pratica a ciascuno di essi se erano disposti ad ospitare a casa propria un giovane profugo.
Solo Civati, alla fine, lo ha effettivamente ospitato presso il proprio modesto monolocale di Roma.
La Bonetti niente, il pittoresco Razzi pure, la Santanchè idem con patate.
Ma precedentemente tutti, a parole, si erano dichiarati pronti e disponibili a farlo.
E, sempre su quel programma televisivo, nemmeno le parrochie romane si sono mostrate preparate e sollecite ad ospitare una famiglia di profughi a testa (come il Papa stesso aveva chiesto di fare), accampando - suore e preti - varie scuse: dalla mancanza di idonei servizi igienici ai più impensati cavilli burocratici.
Ma la Carità, se tale è, dovrebbe superare tutto, anche la burocrazia.
Di contro, ieri sera su altro programma televisivo ("La gabbia") venivano ampiamente documentate le lucrose attività alberghiere di suore e di preti nella capitale.
Non vengano a dire che nei loro alberghi a quattro stelle non esistono camere e bagni!
Quindi, se le parrocchie non sono ancora attrezzate, almeno un paio di queste camere d'albergo potrebbe essere reso disponibile per accogliere un profugo e la sua famiglia.
O no?