venerdì 23 maggio 2014

Del dovere morale del voto

Considerata la situazione nella quale si trova oggi l'Italia (disoccupazione elevatissima, economia bloccata, corruzione dilagante, povertà crescente, sfiducia e rancore ai massimi livelli nei confronti di una classe dirigente incapace e arrogante), ritengo un preciso dovere morale nei confronti delle giovani generazioni dare il voto a chi vuole un effettivo cambiamento ed una vera inversione di tendenza, a chi non vuole mantenere in vita i privilegi di casta ma servire il Paese al massimo per due legislature, a chi ha già cominciato a dare esempi concreti rinunciando, ad esempio, al finanziamento pubblico, che invece altri partiti - con bella faccia tosta - hanno continuato traquillamente a incassare.
Oggi i due partiti (il PD e FI), sui quali ricade la principale responsabilità dell'attuale stato di cose, non possono più promettere riforme e scenari credibili, avendo avuto entrambi tutto il tempo per farlo nel ventennio appena trascorso.
L'unica strada da percorrere è - secondo me - una rivoluzione civile e non violenta che, nel voto al M5S, fa confluire tutta la rabbia degli italiani, delusi oltre ogni limite da politici narcisi, falsi, ambiziosi, autoreferenziali, lontani anni luce dai bisogni reali della gente.
Scegliere minuscole formazioni nate per lo scopo precipuo di frantumare il voto, sarebbe un fatale errore.