martedì 23 aprile 2013

Altro che Renzi!


Quando Cristo mi giudicherà, io so di certo che Egli mi farà questa domanda: come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società la miseria dei tuoi fratelli e, quindi, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale? 
Né potrò addurre, a scusa della mia inazione o della mia inefficace azione, le ragioni “scientifiche” del sistema economico. Abbiamo una missione trasformante da compiere: dobbiamo mutare - quanto è possibile - le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di Dio. 
Siamo dei laici: padri di famiglia, insegnanti, operai, impiegati, industriali, artisti, commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di vita ci fa non solo spettatori, ma necessariamente attori dei più vasti drammi umani. Si resta davvero stupiti quando, per la prima volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di lavoro che Dio ci mette davanti. 
Il nostro piano di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell’orazione! Credevamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera, noi potevamo sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore… 
L’elemosina non è tutto: è appena l’introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata al comandamento principale della carità. 
Abbiamo veramente compreso che la perfezione individuale non disimpegna da quella collettiva? Che la vocazione cristiana è un carico che comanda di spendersi, senza risparmio, per gli altri? 
Problemi umani, problemi cristiani; niente esonero per nessuno.

Giorgio La Pira

Questo brano del grande Sindaco di Firenze dà la misura dello spessore morale degli uomini politici di una volta. Ora dobbiamo accontentarci di arrivisti/e, di ambiziosi/e, di opportunisti/e e di esibizionisti/e.

sabato 20 aprile 2013

Al Quirinale vedrei volentieri Muti


Un celebre autore, da me incrociato molti anni fa,  ha dedicato alcune pagine di una sua fortunata opera alla figura del direttore d'orchestra. Si tratta di Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981, bulgaro di lingua tedesca naturalizzato britannico, figlio di ebrei con remote origini spagnole e italiane. Dice Canetti in “Massa e potere”: 

«Non c'è alcuna espressione del potere più evidente dell'attività del direttore d'orchestra. Ogni particolare del suo comportamento in pubblico è significativo; qualunque cosa egli faccia, getta luce sulla natura del potere […]. Il direttore d'orchestra sta in piedi. La posizione eretta dell'uomo è ancora importante, quale antica memoria, in molte rappresentazioni del potere. Il direttore sta in piedi da solo. Intorno a lui siede l'orchestra, dietro di lui siedono gli ascoltatori: egli sta in piedi in luogo elevato ed è visibile davanti e dietro».

«È la visibilità che conferisce potere al direttore d'orchestra. Solo, in piedi, in un luogo visibile a tutti (orchestra e pubblico) il direttore impartisce veri e propri comandi con mano e bacchetta e decide quale voce zittire e quale esaltare ».

«Il lavoro che il direttore compie, in ogni caso di natura complessa, esige da lui estrema attenzione. Presenza di spirito e rapidità stanno tra le sue qualità cardinali. Egli deve piombare fulmineo su chi infrange la legge. Le leggi gli vengono date in mano, in forma di partitura. Anche gli altri ce le hanno e possono controllarne l'esecuzione; egli solo però decide».

«La differenza degli strumenti corrisponde alla differenza degli uomini. L'orchestra equivale a un'assemblea di tutti i principali tipi. Pronti a ubbidire, permettono al direttore di trasformarli in un'unità che egli farà poi divenire visibile dinanzi a loro stessi».

« Vivente raccolta di leggi, il direttore signoreggia sull'uno e sull'altro lato del mondo morale. Con il comando della sua mano indica ciò che accade e vieta ciò che non deve accadere. Il suo orecchio fruga l'aria alla ricerca del proibito. Per l'orchesta il direttore rappresenta effettivamente l'intera composizione nella sua simultaneità e nella sua sequenza;  poiché durante l'esecuzione il mondo non deve consistere d'altro che della composizione, il direttore è, finché essa dura, il sovrano del mondo».

Ecco perché il Maestro Muti se la caverebbe egregiamente anche sul Colle!

mercoledì 17 aprile 2013

La Gabanelli al Quirinale non mi dispiacerebbe...


Un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente della pubblica amministrazione, che a sua volta si contornerà di pessimi collaboratori e questo è un terribile effetto a cascata. 

Milena Gabanelli

sabato 13 aprile 2013

Cena da mille euro a persona

Lupo travestito da agnello
 
La cena organizzata ieri sera a Bari per Berlusconi, Lupi & Co. è stata un'offesa al buon gusto, una totale mancanza di rispetto per chi sta precipitando nella povertà, una provocazione bella e buona per chi non ha più i mezzi economici per affrontare i problemi del vivere quotidiano.
Un modo cinico e insolente di fare politica rimanendo lontani dai bisogni e dalle necessità della gente comune.