giovedì 24 novembre 2011

Un "bolscevico": Bossuet


Mi sono imbattuto nei giorni scorsi in un curioso, intransigente sito cattolico che, sinceramente, avrei voluto fare a meno di linkare di nuovo per non dare al suo direttore ed ai suoi redattori soverchia pubblicità ed importanza.
Dal tenore degli argomenti trattati, dal tono delle risposte date ad alcuni miei dissonanti commenti, ho tratto l'impressione che il problema della povertà, la pratica della carità e della tolleranza non sono affatto di casa tra certa gente per bene che, con grande disinvoltura, passa dalla difesa della Messa in latino alla denigrazione di testimoni genuini del Vangelo come don Tonino Bello; tra certa gente che arriva a legittimare, giudicandole secondo teologia, le fortune politiche dell'esponente italiano più in vista della pluto-velinocrazia e, quindi, uno dei più accreditati testimoni di Mammona ma che non spende una parola di solidarietà per i fratelli che si arrabbattano tra le mille difficoltà del vivere quotidiano.
Così, ad esempio, per queste ineffabili persone, avviene che il "pane di ogni giorno" invocato nel Padre Nostro non è certo il pane impastato di farina, lievito ed acqua.
Quell'alimento prezioso e vitale per l'esistenza di tutti - per loro - è tutt'altra cosa. Si tratta di un pane diafano, aereo,  spirituale, teologico e, per questo, perfettamente inadatto a sfamare  pancia e stomaco vuoti.
Allo stesso modo, per questi spiriti eletti, Mammona non è più il denaro, il vile, diabolico denaro che è alla base delle profonde divisioni tra le categorie ed i gruppi sociali ma si identifica (sic) con l'ideologia catto-comunista-dossettiana. Così facendo, si svuotano - con evidente perfidia e con consapevole intenzione - le parole del loro stesso  significato.
Pane è pane. Denaro è denaro. Cristianesimo è Cristianesimo.
E un cristianesimo (la minuscola è voluta) ridotto a pura speculazione teologica, un cristianesimo fatto di cieli ma senza la terra, un cristianesimo arroccato su dogmi e visioni mariane, un cristianesimo edulcorato da sacricuorismi e sentimentalismi, un cristianesimo svuotato del messaggio rivoluzionario delle origini, un cristianesimo condito unicamente di riti e formalismi semipagani ma senza il sale del Vangelo, un cristianesimo non in grado di cambiare il mondo, un cristianesimo che non riesce a calarsi nella vita e nei bisogni delle persone, un cristianesimo sordo alle necessità del povero, un cristianesimo che strizza l'occhio al potere divenendo esso stesso strumento di potere, un cristianesimo chiuso tra le mura delle sacrestie, un cristianesimo con le mani perennemente giunte per evitare di sporcarsele al contatto con la miseria, un cristianesimo che pretende di salvare solo le anime dannando i corpi, un cristianesimo -  infine - dal quale è assente la sobrietà, non è il Cristianesimo con la C maiuscola.
Non vorrei passare per un marziano o per uno che vive in un mondo tutto suo assecondando inguaribili inclinazioni al pauperismo. Credo al contrario di essere in ottima compagnia.
Le voci degli apostoli, le voci dei padri della Chiesa, le pagine più intense del Vangelo risuonano del richiamo drammatico, insistito, persuasivo alla miseria. Il Cristianesimo è nato e si è sviluppato nelle umili comunità degli ultimi, dei poveri, degli schiavi. Il corpo dei fedeli ha scosso le fondamenta del regime pagano e rovesciato un mondo unicamente ad opera di questa oscura maggioranza composta da disprezzati  e da diseredati. 
San Giacomo e Paolo proclamavano i poveri "eredi del Regno", san Giovanni Crisostomo e san Gerolamo denunciavano le oppressioni della ricchezza. Nella città di Dio il primo posto l'ha sempre avuto colui al quale nulla appartiene.
Oggi pare che non sia più così. Al primo posto siedono (e con tutti gli onori) coloro che sguazzano nella ricchezza.
La rivoluzione della croce fece appello non ai ricchi ed ai possidenti della terra ma a coloro che il mondo disprezza a causa della loro miseria.
Tutto questo dovrebbe essere ben chiaro alla mente ed al cuore di ogni cristiano.
A Bossuet, per esempio, tutto questo era chiarissimo.
Ecco cosa diceva puntando il dito verso i nobili del suo uditorio durante i celebri sermoni al Re ed alla Corte di Francia:
"Muiono di fame nelle vostre terre, nei vostri feudi, nelle città e nelle campagne, alla porta e nei  pressi dei vostri palazzi, e nessuno accorre in loro aiuto".
Ed ancora:
"I poveri che voi tanto disprezzate Dio li ha fatti suoi tesorieri ed esattori generali; Egli vuole che si consegni nelle loro mani tutto il danaro che deve entrare nei suoi forzieri".
"Nel suo primo piano la Chiesa non è stata costituita che per i poveri; essi sono i veri cittadini della beata città che la Scrittura ha chiamato la città di Dio".
"Le grazie appartengono di diritto ai poveri, e i ricchi non le ricevono che dalle loro mani".
"La chiesa di Gesù Cristo è veramente la città dei poveri. I ricchi, non ho timore di dirlo, in questa loro qualità di ricchi, - poichè bisogna parlare correttamente, - i ricchi appartengono al seguito del mondo e portando per così dire il suo conio, non vi sono che tollerati; ai poveri, agli indigenti, che portano il segno del Figlio di Dio, spetta propriamente esservi ricevuti."
Queste le parole pronunciate davanti al Re: "Considerate i vostri accusatori, sono i poveri che si leveranno contro la vostra inesorabile durezza".
E questi gli appunti affrettati e incompiuti del Vescovo francese per il sermone del Venerdì Santo:
"Dio ascolta le maledizioni dei poveri; le ascolta e le castiga: per giustizia contro di essi, per giustizia contro di noi...Le loro mormorazioni, giuste. Perchè questa ineguaglianza di condizione? Tutti formati dello stesso fango...".
Se un prete o vescovo dicesse oggi a bassa voce le stesse cose che Bossuet aveva il coraggio di gridare al cospetto del Re Sole, verrebbe etichettato da certa gente per bene come comunista, bolscevico o cattocomunista-dossettiano.
Ma chi ispirò Bossuet, chi ispirò don Tonino Bello, chi  ispira ogni cristiano maturo e consapevole è lo stesso Dio dei poveri, che morì suppliziato, fuori porta, per ordine dei ricchi e dei potenti ma che volle morire.
E Bossuet, sempre rivolgendosi ai nobili, li invitava sì a contemplare qualche eccellente pittura del Crocifisso ma al tempo stesso li esortava a guardare con occhi di com-passione qualcosa di meglio e più alla nostra portata: la miseria umana, "pittura viva e parlante che dà l'espressione naturale di Gesù morente". 
Lo stesso Paolo del resto scriveva: "Gesù sofferente nei poveri, abbandonato nei poveri, paziente nei poveri".
Da questo principio derivano conseguenze pratiche che recano pregiudizio al nostro benessere, al nostro andazzo, a tutto il complesso di negligenze e di complicità su cui fondiamo la nostra vita. 
I cristiani non sono chiamati  a salvare situazioni sociali, né abitudini, né agi. Troppo spesso si crede di difendere valori superiori e non si coprono che sordidi interessi.
Ad essi viene chiesto semplicemente di riconoscere nel volto del povero il volto stesso di Dio.
Il giudizio verterà solo ed unicamente su questo. I cristiani che avranno dato esclusiva importanza ai dogmi o alle pratiche religiose e non avranno tradotto in comportamenti pratici il memorabile discorso della montagna e la splendida pagina del giudizio finale (Matteo 25, 31-40) non credo che potranno avere molte possibilità di salvezza.
P.S.: questo mio post deve molto ad un aureo libricino (di appena 99 pagine ma denso di pensiero) che mi colpì negli anni della mia giovinezza e che, ancor prima del catechismo di Santa Romana Chiesa, proporrei a tanti cattolici o a tanti cristiani "frivoli e leggeri". Eccolo. Le parti in corsivo sono tratte quasi integralmente dal capitolo III.

mercoledì 23 novembre 2011

Dov'è il tuo tesoro...

 
"Dov'è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore".
Dal Vangelo (Matteo VI, 21)

sabato 19 novembre 2011

Non parlare...

 "Non parlare mai in pubblico dei potenti.
Se ne parli male, rischi noie; se ne parli bene, menti".

Pietro il Grande, Imperatore di Russia

venerdì 11 novembre 2011

Una beatificazione (forse) mancata...

Vorrei mettere al corrente i miei 4 lettori di ciò che mi è capitato di incrociare in questi giorni nel vasto e variegato mondo del web, le mie reazioni in merito e le indignate controreazioni.

Per concludere questa nostra lunghissima analisi su Tonino Bello, durata per quattro puntate nell’arco di più di un mese, affidiamoci alle parole di un suo confratello nell’episcopato che lo conobbe, il vescovo emerito di Senigallia Oddo Fusi Pecci: «Ho conosciuto Tonino Bello e non ne conservo buona idea. Persona degna sul piano personale, ma io sono contrario alla sua beatificazione. Dottrinalmente e teologicamente era molto arruffone, confuso, specie in tema mariano; poi svolgeva il compito di pastore e di vescovo con approssimazione e confusione, con populismo e demagogia, sposando modi contrari alla Chiesa, modi che ingeneravano false idee nei fedeli. Quando parlava non si sapeva se parlava il vescovo o la persona e questo danneggiava la Chiesa. Fu un demagogo, amante troppo della pubblicità e della gloria personale». 

Tale la conclusione di una serie di tre lunghi post apparsi su questo blog.

Ed ecco i miei commenti, le relative risposte in grassetto (come usa lui) di un mastino (sic) dell'ortodossia e di una blogger di nome Ester.

Se vogliamo un cristianesimo annacquato che non serve a nulla e a nessuno se non ad una chiesa al servizio del potere, va tutto bene! Ma se vogliamo restituire al Vangelo tutta la sua forza rivoluzionaria in grado di cambiare il mondo, allora dobbiamo ritornare al discorso della montagna (che è la magna charta del cristianesimo) ed ancor più al grandioso e terribile capitolo di Matteo. 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».(Mt 25, 31-40) 
Don Tonino Bello ha testimoniato con la vita e con i comportamenti pratici non solo la bellezza e la perenne attualità delle beatitudini ma anche l’impegno concreto e non a chiacchiere per gli ultimi. E se questo non lo fa la Chiesa, i suoi sacerdoti, i suoi vescovi, chi altro lo deve fare?

Bello non ha testimoniato le beatitudini, ha testimoniato lo “spirito del concilio” di dossettiana memoria. E poi non basta essere delle brave persone per avere un culto pubblico. Ci sono delle brave persone anche tra gli atei, ma non possiamo inserirle nel canone dei santi. Ricordati, caro navigante che porti il nome dello Sposo di Maria, che la più grande opera di Carità verso gli “ultimi” è condurli alla Verità: Cristo Gesù. Se riempi le loro pance ma non le loro anime, non sei cristiano, ma un filantropo qualsiasi. Pensa alla Beata Teresa di Calcutta, colei che, nel XX secolo, ha fatto per gli “ultimi” molto più di chiunque altro. Un giornalista una volta gli chiese quale fosse la più grande disgrazia per l’India. Il giornalista credeva che lei rispondesse la miseria, la dittatura, ecc… Lei rispose papale papale: “Non conoscere Gesù Cristo”. Se il mondo cancellasse la miseria, ma anche l’importanza di Dio, sarebbe mondo più misero e miserabile di tutti i tempi.

Cara amica dal bel nome biblico, la pancia – incredibile a dirsi – vien prima dell’anima. Lei ed io commentiamo sul post di questo blog (almeno per me inquietante!) perché sia Lei sia io abbiamo la pancia piena. Ma per tornare a Don Tonino Bello, io posso affermare con certezza che questo sant’uomo, dalla sottana lisa e dalle scarpe consumate, ha praticato con coerenza le Beatitudini ed ha ancor di più messo in pratica gli impegnativi doveri del cristiano quando si trova davanti al povero ed allo sfrattato. Le stanze del suo vescovado – come Lei ben saprà – furono messe generosamente a disposizione di alcune famiglie bisognose di Molfetta da Mons. Bello. Madre Teresa di Calcutta – al vertice di un Ordine ricchissimo – ha praticato la carità a metà. Lei si è fatta curare nelle cliniche più costose ma ai suoi ammalati venivano rifiutati anche gli analgesici nella presunzione che il loro dolore si sarebbe assommato alla sofferenza del Salvatore!

“La pancia prima dell’anima”. Ecco l’ennesimo frutto di don Bello. Semmai avessimo avuto dubbi sui suoi frutti e su chi era il padrone dell’albero. I suoi conati di veteroprogressismo materialista li riservi d’ora in poi ad altri siti, mi faccia ‘sto piacere. E la smetta di utilizzare un vescovo cattolico come paravento alla sua ideologia politica.  

Ringhiante e intollerante Mastino (sit nomen omen!), provi lei non dico a stare con la pancia vuota ma solo ad immaginarlo. Forse si renderà conto da solo che l’anima non potrà mai soccorrere nessun affamato di questo mondo in preda ai crampi della fame.Una mano amica,solidale, caritatevole sì! La povertà,la miseria,l’indigenza in cui versano tanti fratelli sono il banco di prova di un vero cristiano. I dogmi,i formalismi, le ipocrisie, i riti, i bigottismi non serviranno a nulla davanti al Giudice ultimo. Il Suo giudizio verterà unicamente su ciò che in pratica lei, io, gli altri abbiamo fatto per il povero, per lo straniero, per l’affamato, per l’assetato, per l’ammalato
Non dovremo rispondere d’altro. La saluto e tolgo il disturbo. 

A parte il fatto che in Puglia non c’era tutta questa gente con la pancia vuota. A parte che questi ragionamenti li facevano quelli della Teologia della Liberazione che al posto del pane alla fine offrirono un mitra. Detto questo il compito del cattolico è la carità: che prevede l’aiuto al bisognoso, per salvarne il corpo, e subito dopo la carità della Verità, per salvarne l’anima. Ma naturalmente lei è un ateo militante che si finge cattolico per dare più credibilità “cattolica” ai suoi deliri ideologici. E’ l’ideologia che le interessa, non il destino dei poveri, nella duplice forma di povertà materiale e spirituale. Come per tutti i comunisti. Ha persino osato oltraggiare madre Teresa, per difendere l’icona vendoliana e ideologica che intorno a Tonino Bello, strumentalizzandolo, avete costruito per i vostri sporchi affari ideologici. 
SE PUBBLICO IL SUO COMMENTO, E’ SOLO PER DIMOSTRARE A TUTTI COSA E’ IL TONINOBELLISMO, E TUTTO QUESTO UN GIORNO DOVRà SERVIRE A BLOCCARNE I PROCESSI CANONICI. NON è TONINO BELLO CHE GIUDICHIAMO, SONO I SUOI FRUTTI VELENOSI: DA VENDOLA SINO A LEI. 

Infatti Giuseppe ha dimostrato di non essere legato a Bello, il quale era devotissimo di Madre Teresa, ma a ciò che rappresenta: l’abbandono dell’ortodossia cattolica per l’ortoprassi pseudo-cattolica.

A proposito di atei e di atei militanti le rispondo con un pensiero non mio che però condivido pienamente: “Ci sono atei di un’asprezza feroce che tutto sommato si interessano di Dio molto di più di certi credenti frivoli e leggeri.”
(Pierre Reverdy)
E, dopo aver letto i vostri due ultimi commenti, mi sono perfettamente reso conto del perché il cristianesimo – dopo circa 2000 anni – è rimasto per molti autentica lettera morta e non ha costituito il lievito vitale per l’uomo e per la società in cui egli vive.

Ritengo che - a prescindere da tutte le elucubrazioni di chi vuole offuscarne a tutti i costi la memoria - don Tonino Bello sia stato un autentico testimone del Vangelo. Come tutti i testimoni appassionati, non dubito che anche Lui abbia commesso delle imprudenze in un ambiente, come quello ecclesiastico, pieno di scaltrezze, di gelosie e di opportunismi. 
Ma un vero profeta non fa calcoli di sorta. Egli parla in nome di Dio. 
Così ha fatto il Vescovo di Molfetta, che per la maggior parte delle persone semplici è già santo, come santi sono milioni di uomini e donne per bene ma nascosti.
La canonizzazione è altra cosa. 
Essa è affare del Vaticano e, poiché pure i santi hanno un costo, è affare anche di chi ha soldi da spendere e da investire in queste lucrose attività.

mercoledì 9 novembre 2011

Grande don Milani!


« Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. »
("Lettera a Pipetta", scritta da Don Lorenzo Milani a un giovane comunista)

domenica 6 novembre 2011

Il lavoro è...


Il lavoro è l'amore rivelato.
Se non potete lavorare con amore
ma soltanto con disgusto,
abbandonate il vostro lavoro
per sedervi alle porte del tempio
e ricevere le elemosine di coloro
che operano nella gioia.

K. Gibran

venerdì 4 novembre 2011

La precarietà dell'amicizia


"Donec felix eris multos numerabis amicos; tempora si fuerint nubila, solus eris".

"Fino a quando sarai felice (cioè nell'agiatezza), avrai un sacco di amici; quando (per te) le cose si metteranno male, rimarrai solo".

Proverbio latino