sabato 26 marzo 2011

Dedicato ai sognatori e agli utopisti (come me)

"L'utopia è là, all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, essa si allontana di due passi; faccio dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A che serve allora l'utopia? Serve a questo: a camminare."
Eduardo Galeano

lunedì 21 marzo 2011

Pacta servanda sunt!

Caccia danesi a Sigonella

Il trattato italo-libico, che qui si può leggere nel testo integrale, contiene tra l'altro un preambolo che non manca di inneggiare al rafforzamento della pace e un Capo I (Principi Generali) che all'articolo 3 proscrive il ricorso alla minaccia o all'impiego della forza ed all'articolo 4 (non ingerenza negli affari interni) fa chiaro obbligo all'Italia di non usare né di permettere ad altri l'uso dei propri territori per atti ostili contro la Libia.
Ed alla Libia lo stesso.
Non è chi non veda come l'Italia, con una Costituzione che ripudia in modo inequivocabile la guerra, con un Trattato recentemente sottoscritto con la nostra ex colonia e tanto mediaticamente sbandierato, mettendo a disposizione le proprie basi aeree e partecipando con i propri Tornado al bombardamento del territorio libico, sia venuta meno ad impegni solennemente assunti.  
Eppure, per tener fede al Trattato, non bisognava far altro che rimanere neutrali come ha fatto la Germania. Più semplice e lineare di così!
E non è chi non veda come l'Italia di oggi abbia completamente abbandonato il rispetto della parola data e tradito ormai da tempo la grande tradizione di fedeltà agli impegni presi che fece grande Roma ed il suo impero.
D'altra parte gli imperatori romani portavano i nomi gloriosi di Cesare, Augusto, Marc'Aurelio. 
Noi oggi abbiamo Silvio!

sabato 12 marzo 2011

Questo signore ha ragione




R. B.
Io ho 65 anni e ho fatto di tutto e girato il mondo. Non ho mai conosciuto una sola persona che – conoscendone il contenuto – non abbia apprezzato infinitamente il Vangelo. Non c’è da nessun’altra parte qualcosa di così straordinariamente umano e bello e sublime. Allora si tratta di riportarlo nella Chiesa – nelle Chiese – e nei Parlamenti, nell’Economia e nelle Istituzioni di qualsiasi genere… Così faceva Gandhi, così Madre Teresa di Calcutta o Chiara Lubich (ho citato i primi che mi venivano in mente…).
Quindi, critichiamo pure il marcio: ci mancherebbe! Ma cominciamo a cambiare noi stessi. Ci costerà ammetterlo, ma tutti abbiamo delle pecche e dei piccoli o grandi scheletri nell’armadio".

Questo il commento (casualmente incrociato ieri sul web) di un signore che ha la mia stessa età e di cui condivido pienamente il pensiero.
Anche io credo che il Vangelo sia la strada maestra per salvare l'uomo. Anche io sono convinto che la Magna Charta del cristianesimo, con quel suo mirabile discorso della montagna, possa essere la base insostituibile per fondare un mondo più giusto. Anche io sono persuaso che un'economia a misura d'uomo, un'economia che non produca inaccettabili diseguaglianze debba fare riferimento ai valori cristiani.
Il guaio è che il vangelo è stato soltanto predicato da una grassa ed opulenta gerarchia che lo ha usato per accrescere le sue ricchezze ma non è mai stato calato nei comportamenti di tutti i giorni.
Se i cristiani, dal primo all'ultimo, avessero osservato la lettera e lo spirito del Vangelo, non ci troveremmo certo a vivere in un mondo che è fatto ancora di guerre, di sfruttamento, di crescente disagio sociale, in una parola, di inciviltà.
Non può esserci civiltà senza il superamento concreto degli egoismi personali, senza l'amore vero per il prossimo, senza la chiara condanna di mammona e del suo oscuro potere sugli uomini.

mercoledì 9 marzo 2011

Dio e mammona


Riporre la speranza in Gesù significa staccarsi da tutto il resto. Il denaro è un terribile nemico, e ostacola spesso il nostro rapporto con il Signore. Se non ci stacchiamo dal denaro, non otterremo la conversione. Tutte le volte che mi sono fidato in questo, ho ottenuto veramente il centuplo. Una volta avevo finito i soldi del mese e mi erano rimasti solo dieci euro in tasca. Arriva un povero e mi chiede l'elemosina. Non avevo il cambio e dunque dissi tra me: "Se gli do dieci euro io resto senza nulla, ma se non gli do niente è come se lo negassi a Gesù in persona". Allora gli diedi tutto quello che avevo. Non faccio in tempo a chiudere la porta di Chiesa quando mi vedo una persona che mi si avvicina facendomi una libera offerta. Nella busta c'erano cento euro. Questa è solo una piccola testimonianza della infinita grandezza di Dio. Il Signore è immenso in questo campo, perché sa che, come ha ripetuto S. Paolo: "Il denaro è la radice di tutti i mali". Dunque è semplice farsi un idolo dei soldi, ma così non incontri Dio.

Da una testimonianza di don Massimiliano Pusceddu

venerdì 4 marzo 2011

Cosa stringerò nelle mani...


Al termine della vita non credo che mi importerà più di nulla. Di veramente prezioso mi ritroverò tra le mani soltanto quel poco di bene che ho fatto (se l'ho fatto) e lascerò in eredità quel molto che non ho voluto, saputo o potuto fare.
Se ci sarà un giudizio, saremo giudicati sull'amore.

martedì 1 marzo 2011

Una lucida risposta di Don Sciortino


Mia madre, il prossimo mese, compie ottant’anni. Dopo una vita di “buona politica”, come lei dice, oggi si sente tanto amareggiata. Per questo, ha condiviso la manifestazione delle donne a difesa della propria dignità. Lei non ha potuto parteciparvi, ma ha scritto questa lettera alle donne, in vista del prossimo 8 marzo. «Chiudendo la mia vita travagliata mi chiedo, e chiedo, a chi di competenza, di scendere dagli “altari” e guardare da vicino la sofferenza degli operai in lotta per il lavoro, dei pensionati abbandonati negli ospizi, di chi vive con seicento euro al mese. Come non indignarsi degli scandali morali di chi ci governa? A nome di tutte le donne offese nella dignità di madri, mogli e figlie, dico al “Re sole” di lasciare il suo posto. Il popolo italiano crede nel valore della famiglia, dell’uguaglianza e della giustizia. Il mio grido non è di disperazione, ma di speranza verso un nuovo mondo per le generazioni future».
Tomasina P.

La lezione di tua mamma ci fa bene. Soprattutto perché viene da una donna carica di anni e di saggezza. Che se avesse potuto sarebbe stata in prima fila, il 13 febbraio scorso, a manifestare per la difesa della dignità delle donne. Una lezione per tantissime persone, lontane dai problemi che gravano sulle famiglie, sui giovani senza futuro e speranza, sui disoccupati o sugli anziani abbandonati e umiliati a vivere con quattrocento euro al mese. E, allo stesso tempo, assistiamo a sprechi, corruzione e ostentazioni di ricchezza che gridano vendetta agli occhi di Dio. È uno schiaffo ai poveri, a chi fa la fila per un pasto al giorno. A chi risparmia sul riscaldamento perché i soldi non bastano più. Feste e festini sono uno scandalo per un Paese povero che arranca.
Don Sciortino

La risposta di Don Sciortino alla lettera della Signora Tomasina P. è tanto breve quanto esemplare. Non è retorica comunista. Non è artificio letterario. Non è mistificazione della verità. Basta affacciarsi alle mense della Caritas per farsi un'idea di come vengano umiliati e abbandonati i poveri, anche quelli di casa nostra. Non dalla Caritas ovviamente ma da un sistema economico che li spinge sempre di più ai margini della società.
Un cristiano vero non può non sottoscrivere questa breve risposta. Le gerarchie non possono dissociarsene. 
Il Vangelo è dalla parte di chi ha fame e sete di giustizia e non certo dalla parte dei corrotti e degli ostentatori delle ricchezze ingiuste.
Il Vangelo è dalla parte dei poveri e non dei ricchi. 

Bravo Don Sciortino!